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INTERVISTA - Sacchetti: "Dal declino degli anni '80 il cinema di genere non si è più ripreso"

A colloquio con uno dei più grandi e prolifici sceneggiatori italiani che, a NanniMagazine.it, dice: "Per anni il cinema di genere - dice - ha fatto da linea guida, ma non abbiamo retto il confronto produttivo con gli americani"

Fonte: Immagine dal web

È una delle pietre miliari del cinema di genere italiano, un autore versatile e poliedrico dal carattere vivo e sanguigno, con il suo baffo spiovente e l'occhio ceruleo sempre acceso: è Dardano Sacchetti uno dei migliori sceneggiatori italiani la cui carriera è iniziata dopo l'incontro con Dario Argento, per il quale scrisse il soggetto de 'Il gatto a nove code'. Nel tempo ha collaborato con Dario Argento, con Lucio Fulci, Mario Bava ed in seguito con il figlio Lamberto. Sua è la definizione del personaggio 'Er Monnezza' interpretato da Tomas Milian e diretto da Umberto Lenzi.

Il prosieguo della sua carriera è caratterizzato da film talvolta violenti e irreali ('Reazione a catena', 'Dèmoni', 'Quella villa accanto al cimitero' e 'Zombi 2'), talvolta ricchi di suspense ('Sette note in nero') o intrisi di humour nero e cinismo ('Roma a mano armata'), nonché elegie sulla morte come 'L'aldilà'. Da alcuni anni scrive puntualmente nella rubrica 'I nocturniani' del mensile Nocturno Cinema, mentre nel sito ufficiale dello stesso cura personalmente la board 'L'accademia di Dardano'. Un uomo schietto e verace a tal punto che, al momento dell'intervista, dice: "Guarda che io sono uno che parla tanto e dice quello che pensa!"…Innegabilmente è quello che qualsiasi giornalista si aspetta:



Sacchetti, in quanto memoria storica del cinema di genere italiano, che giudizio dà a quello attuale?
"Allora, il nostro cinema di genere, attualmente, si divide in due categoria: quella ufficiale e quella indipendente. La prima è praticamente inesistente la seconda, invece, ha una vitalità sorprendente. Purtroppo non ho modo di conoscerla totalmente poiché molto cinema indipendente è anche strettamente locale, quindi legata ad ambienti cittadini, localizzati quindi non sempre seguibili e arrivabili. Però mi sono reso conto, da qualche hanno a questa parte, che c'è un sottobosco di film locali vitalissimi e degni di nota. Di contro, il cinema tradizionale, sempre secondo me, ormai non c'è più".

Spesso è volentieri si dice che il cinema di genere italiano non è all’altezza di quello straniero, lei cosa ne pensa?
"Personalmente non ho mai visto questa differenza, anzi, dalla prima metà degli anni '60 sino alla metà degli anni '80 il nostro cinema di genere era quello che dettava la linea. In quel periodo la maggior parte del cinema di genere internazionale seguiva il nostro. La vera differenza e le difficoltà arrivano con i primi anni '80 e c'è proprio un film che fa da spartiacque ed è 'L'Esorcista'".

Cosa è successo di preciso in quel periodo?
"Ci trovammo di fronte ad un film ad alto budget, con un cast di prim'ordine e con una tematica molto importante. Con esso si ha una cesura col vecchio cinema di genere statunitense che, nonostante i titoli, era leggermente inferiore. Con 'L'Esorcista’ il cinema horror americano diventava adulto al 100 per cento. Da quel momento hanno fatto piazza pulita di tutto e noi non siamo più in grado di star dietro agli americani".

Perché, secondo lei, questa differenza così netta?
"Una questione economica. Prima bastava relativamente poco, in fatto di soldi, per fare una pellicola più che dignitosa dagli anni '80 in poi si apre un baratro. Le sceneggiature statunitensi sono perfette, le regie eccezionali, gli attori sono bravissimi e, soprattutto, i budget sono notevoli. A quel punto il nostro cinema, improvvisamente, diventa povero. Faccio un esempio, gli 800 milioni con cui Fulci faceva i suoi filmetti non diventano pochi bensì miseria".

Soprattutto per quel che riguarda gli effetti speciali:
"Sì perché in America si parlava di milioni e milioni di dollari investiti per make-up ed altro. Quando vedi '2001 Odissea nello spazio' ti rendi conto che Mario Bava con il suo trucco da 50.000 lire per 'I Vampiri dello spazio' e gli effetti speciali caserecci fatti con l'acquario prestato dagli amici e la cartapesta, non reggono più il confronto. Ci si rende conto che non basta più la genialità, servono i fondi, e la presenza americana in quel contesto vince. Furono gli americani i primi ad usare il computer per costruire gli effetti speciali". 

Quindi, in un certo senso, gli anni '80 sono stati negativi per il nostro cinema:
"Sì perché tutto inizia ad andare in declino. Gli americani sono in grado di produrre film di seria A, di serie B e anche C. Dettano praticamente legge. La Troma, cosa che può sembrare assurdo, viene qui in Italia si piazza negli ex studi della De Laurentiis, produce film più competitivi dei nostri a prezzi anche più bassi. E con queste pellicole la Troma va a coprire quella fetta di mercato che sino a qualche anno prima era coperta principalmente da noi italiani, seguiti da spagnoli e tedeschi".

E come ha reagito la produzione italiana di fronte a questo fenomeno?
"Male. I nostri produttori erano ricchi, di soldi ne avevano fatti, ma anziché reinvestire nel cinema preferirono nascondersi dietro la televisione, riciclandosi come appaltatori di spettacoli televisivi. Quindi non rischiarono più, si accontentarono dei nuovi introiti del piccoli schermo, e produttori che magari facevano 16-20 film l'anno iniziarono a scomparire. C'è un calo enorme, oggi, nel panorama cinematografico italiano, sia a livello economico sia a livello di strategia che dà una mazzata terribile. Dall'altra parte negli States vengono prodotti tantissimi film che per noi sono irraggiungibili". 

Ma non è sempre stato così:
"Infatti noi avevamo dimostrato durante gli anni '60 con Sergio Leone ed i suoi spaghetti-western non solo di porte competere con l'America, ma di poterla anche superare. Gli americani venivano a finanziare noi. Il secondo e il terzo film di Dario Argento sono stati sponsorizzati dalle major americane, non più dalle banche. In realtà gli Stati Uniti usano una vecchia tattica quella di comprarsi gli avversari più pericolosi, ed il nostro cinema poteva essere molto concorrenziale per loro, pertanto se lo sono comprato. Dario Argento arriva leggermente in ritardo a Leone quindi non raggiunge il suo successo. Anche perché non comprende l'importanza di raccontare agli americani la loro realtà, la loro storia rimane su un giallo che non è sul modello americano, bensì un ibrido". 

NOTE
[1] 
La Troma Entertainment è una casa di produzione e distribuzione cinematografica indipendente statunitense, fondata da Lloyd Kaufman e Michael Herz nel 1974. La compagnia produce film indipendenti e a basso costo, che presentano un alto tasso di sequenze splatter e di nudità, politicamente scorretti e irriverenti, molti dei quali sono divenuti dei cult movie. Ha prodotto e distribuito oltre 800 film, tra cui i primi lavori di registi come Trey Parker e Matt Stone, Brian De Palma e Oliver Stone, e attori come Robert De Niro, Kevin Costner, Samuel L. Jackson e Marisa Tomei.