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Dissesto idrogeologico: "sette mesi dopo l'alluvione in Liguria è tutto uguale"

Lo sostiene il Consigliere nazionale dei geologi, Giuliano Antonielli, che aggiunge: "Bisogna smetterla di rincorrere l'emergenza, la messa in sicurezza è anche un'opportunità di lavoro"

» Cronaca Natura e Ambiente Pier Giuseppe Nanni - 29/05/2012

"Il territorio è fragile e non è più in grado di sostenere eventi atmosferici di una certa portata. Il problema èche bisogna cambiare completamente l'approccio con il territorio. Una corretta gestione del territorio è una questione principalmente culturale. Non è possibile che una Regione come la Liguria non possegga un vero Servizio Geologico". Così Giuliano Antonielli, geologo ligure e Consigliere nazionale dei geologi (Cng), alla conferenza stampa dei presidenti degli ordini regionali dei geologi organizzata nei giorni scorsi sui luoghi delle alluvioni che il 25 e 26 ottobre 2011 hanno colpito Toscana e Liguria.

"Bisogna smetterla di rincorrere l'emergenza - ha sottolineato Antonielli - e pensare ad una normativa per la difesa del suolo che consenta finalmente di programmare una strategia organica per i prossimi decenni". La base di partenza "c'è già ed è la L. 183/89, un'ottima legge, all'avanguardia per l'epoca - ha spiegato - e che ha rappresentato una vera rivoluzione copernicana per quanto riguarda la pianificazione introducendo il concetto di "Piano di Bacino'". Purtroppo negli anni "lo spirito di quella legge è stato tradito ed i risultati sono sotto i nostri occhi - ha denunciato il geologo - troppo spesso ci dimentichiamo che tutte le attività umane sono possibili perché esiste un territorio, quindi bisogna ripartire dalla conoscenza di quello che sta sotto i nostri piedi e cercare di capirne il più possibile i fenomeni connessi. Solo in questo modo si può pensare ad una corretta gestione di questo che è il nostro bene più prezioso". 

"La corretta gestione e il ripristino del territorio, in questo periodo di crisi economica può anche diventare, oltre che un fattore di sicurezza per i cittadini, un volano per l'economia creando nuove opportunità di lavoro come lo fu nel New Deal del Presidente Roosevelt - ha concluso Giuliano Antonielli - si può partire da piccoli interventi, anche attraverso l'ingegneria naturalistica, di ripristino e recupero, ovviamente pianificati ed inseriti in un piùampio progetto complessivo di gestione del territorio, che a fronte di una spesa contenuta possono garantire risultati importanti nella difesa del suolo".

LA SITUAZIONE DEL DISSESTO IDROGEOLOGICO IN ITALIA

La recente cronaca italiana è ricca di drammatici eventi calamitosi che hanno visto un susseguirsi di frane e alluvioni in svariate regioni come Liguria, Toscana, Calabria e Sicilia. Nella nostra penisola il dissesto idrogeologico è diffuso e rappresenta un problema di notevole importanza. Con il termine 'rischio idrogeologico' s'intendono tutti quei processi che alterano il paesaggio naturale in tempi rapidi come frane,

SECONDO LA PROTEZIONE CIVILE tra i fattori naturali che predispongono il nostro paese ai dissesti idrogeologici rientrano senz'altro la conformazione geologica e geomorfologica del terriorio e l'azione dell'uomo (densità della popolazione, abbandono dei terreni montani, abusivismo edilizio, disboscamento e la mancata manuntenzione dei versanti e dei corsi d'acqua).

SECONDO IL 'RAPPORTO SULLO STATO DEL TERRITORIO ITALIANO' realizzato per la prima volta dal Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi (Gng) in collaborazione con il Cresme e pubblicato nell'ottobre 2010 risulta che sono ben 6 milioni gli italiani che vivono sui 29.500 Km quadrati di territorio (9,8 per cento dell'intero territorio nazionale) considerato ad alto rischio idrogeologico e gli edifici minacciati da frane e alluvioni sono più di 1 milione 260mila (di cui 6mila scuole e 531 ospedali).

SECONDO UN REPORT DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE DEL 2008 sono ben 6.633 i comuni italiani in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico, ovvero l'82 per centodel totale. Le regioni più fragili risultano essere Calabria, Molise, Basilicata, Umbria, Valle d'Aosta e la provincia autonoma di Trento (con il 100 per cento dei comuni classificato a rischio), a seguire troviamo Marche e Liguria (99 per cento dei comuni) e Lazio e Toscana (98 per centodei comuni).

DOSSIER DI LEGAMBIENTE. Ogni anno inoltre viene redatto un dossier 'Ecosistema Rischio' nell'ambito della campagna nazionale di Legambiente e Dipartimento di Protezione Civile dedicata alla prevenzione e all'informazione sul rischio idrogeologico. Dal dossier del 2011 emerge un dato impressionante: in 1.221 comuni sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana, e nel 31 per cento dei casi in tali zone sono presenti addirittura interi quartieri e talvolta fabbricati industriali (che in caso di calamità possono riversare prodotti inquinanti).