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Economia sommersa: Eurispes, "quella italiana da sola vale il Pil di 4 Paesi europei"

Metà della ricchezza nazionale è costituita da evasione, lavoro nero e illegalità, mentre una famiglia media vivrebbe meglio con mille euro in più al mese. Cresce la povertà "in giacca e cravatta" e 1 italiano su 4 chiede prestiti per arrivare a fine mese

» Cronaca economica Redazione - 04/04/2012

Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria: l'economia sommersa dell'Italia da sola equivale al Pil di questi quattro paesi europei messi insieme. Secondo quanto emerso dal Rapporto 'Italia in nero' pubblicato dall'Eurispes nei giorni scorsi e realizzato insieme all'Istituto di Studi Politici San Pio V, infatti, nel Bel Paese le diverse forme di evasione fiscale muovono qualcosa come circa 540 miliardi di euro, pari a 35 per cento del Pil. Ma questo è solo uno dei dati eclatanti di un focus  di analisi mirato che si inserisce all'interno di un percorso di ricerca sul fenomeno del sommerso iniziato anni fa dall'istituto e che, come spiegato dal presidente Eurispes Gian Maria Fara durante la presentazione, "offre un quadro complessivo e quanto più possibile aggiornato dei molteplici aspetti dell'economia sommersa nel nostro Paese".

ECONOMIA SOMMERSA ED EVASIONE FISCALE, UNA DIFFERENZA NON DA POCO. Come prima cosa, nel Rapporto si ricorda la distinzione tra economia sommersa ed evasione fiscale: l'economia sommersa comprende il complesso delle attività legali di produzione di beni e servizi che non sono rilevate dalla contabilità nazionale, in quanto collegate a fenomeni di evasione fiscale e contributiva e di utilizzo di lavoro non regolare. Diversamente, l'evasione fiscale quantifica il mancato gettito dovuto all'occultamento volontario (totale o parziale) della base imponibile di un tributo. "Dividere l'Italia tra i buoni pagano le tasse e i cattivi che le evadono - ha sottolineato Gian Maria Fara - non ha senso perché il sommerso e l'evasione è sono fenomeni trasversali che, a seconda dei momenti e della contingenza, interessano tutti i cittadini italiani. Sono prodotti anche da chi paga le tasse, ha un suo lavoro ma è costretto ad esercitarne un altro per arrivare a fine mese e viene pagato in nero".

I TRE PIL DELL'ITALIA. Proprio per il fatto che, secondo i dati dell'Eurispes, in Italia circola più ricchezza di quanta se ne dichiari e di quanto accertato dalle statistiche ufficiali, Gian Maria Fara ha affermato che "il nostro Paese ha tre Pil: uno ufficiale di 1.500. miliardi di euro, uno sommerso di 540 miliardi ed uno criminale che supera abbondantemente i 200 miliardi di euro". Il presidente dell'istituto di ricerca ha spiegato, inoltre, che la causa dell'aumento di questo fenomeno, soprattutto nell'ultimo anno, è la conseguenza dell'aumento della pressione fiscale, (ovvero il parametro in materia di politiche fiscali che misura livello di tassazione medio di uno paese, di un'entità geografica o di un sottoinsieme della popolazione).

IL BUSINESS COMPLESSIVO DELL'ECONOMIA SOMMERSA IN ITALIA. 540 miliardi di euro corrispondenti al 35% del Pil ufficiale: tanto valgono le diverse forme di evasione in Italia. A fronte di un'inflazione in costante crescita negli ultimi 10 anni, e del livello dei salari italiani tra i più bassi d'Europa tanto da poter affermare che i lavoratori continuano ad essere pagati in lire, anche se comprano in euro, i sintomi della crisi sono ormai evidenti. Solo un terzo delle famiglie italiane, infatti, riesce ad arrivare tranquillamente a fine mese; almeno 500mila famiglie hanno difficoltà a onorare i mutui per la casa; aumenta il credito al consumo (più del 100% tra 2002 e 2011) e cresce la povertà "in giacca e cravatta". Uno dei mezzi principali ammortizzatori degli effetti della crisi sembra allora essere proprio l'economia sommersa, il cui valore complessivo è stimato dall'Eurispes per il 2011. 

I 'DOPPIOLAVORISTI' TRA I PROTAGONISTI DELL'ECONOMIA SOMMERSA. Dal momento che l'evasione è trasversale alle fasce sociali e coinvolge sia chi è costretto ad arrivare a fine mese, sia chi è già ricco e vuole accrescere ancora i suoi averi, per il Rapporto 'Italia in nero' il sommerso è dato ad esempio dai lavoratori, almeno il 35% di quelli dipendenti, costretti ormai ad effettuare un doppio lavoro per far quadrare i conti e arrivare alla fine del mese. Ciò vuol dire che sono almeno 6 milioni i 'doppiolavoristi' tra i dipendenti che, lavorando per circa 4 ore al giorno per 250 giorni, producono annualmente un sommerso di oltre 90 miliardi euro. Lo stesso calcolo è stato applicato dall'Eurispes agli immigrati clandestini per i quali si stima un sommerso di 10 miliardi e mezzo di euro, e agli immigrati con regolare permesso di soggiorno che lavorano in nero, per i quali si stima un sommerso di 12 miliardi di euro. In Italia su un totale di 16,5 milioni pensionati, circa 4,5 milioni hanno un'età compresa tra 40 e 64 anni. È plausibile ritenere che all'incirca un terzo di essi lavori in nero.

PENSIONATI E CASALIGHE, EVASORI INCONSAPEVOLI. A questi soggetti si aggiungono altri 820mila pensionati tra gli ultrasessantacinquenni, ma evidentemente ancora attivi, che vanno a formare, secondo le stime Eurispes, i 2 milioni e 320mila di pensionati italiani che producono lavoro sommerso. Ipotizzando che questi 2,3 milioni di individui lavorino per 5 ore al giorno, con un compenso orario medio di 15 euro, si ottiene un volume complessivo pari a 43,5 miliardi di euro. Altra categoria che sfugge ai dati ufficiali è rappresentata dalle casalinghe che nel nostro Paese sono almeno 8,5 milioni (ulteriori 12,6 miliardi di euro di sommerso). Ai 280 miliardi di euro circa derivanti dal lavoro sommerso si aggiungono 156 miliardi di euro di sommerso generato delle imprese italiane. Esiste inoltre una terza porzione di sommerso che si annida ad esempio nel mercato degli affitti (in particolare immigrati, studenti e lavoratori fuori sede) e che con 93 miliardi di euro rappresenta una fetta consistente dell'altra economia'.

LO 'SPREAD' TRA RICCHEZZA 'DICHIARATA' E BENESSERE REALE. Lo squilibrio tra entrate e uscite di cassa (di cui quelle riportate sopra sono solo un esempio), rileva la presenza di una ricchezza familiare "non dichiarata", in assenza della quale anche le spese di normale amministrazione risulterebbero pressoché insostenibili nel medio/lungo termine. La differenza tra ricchezza "dichiarata" e ricchezza reale delle famiglie italiane trova ulteriore conferma nel raffronto tra l'esigua percentuale di redditi elevati dichiarati dai contribuenti persone fisiche (meno dell'1% supera la soglia dei 100mila euro); il numero di super-ricchi (circa 180mila nel 2009, in crescita rispetto agli anni precedenti) e, più in generale, le dimensioni del mercato italiano dei beni di lusso (primato europeo nel 2010 con un giro d'affari di 16,6 miliardi di euro).

IL DIFFERENZIALE TRA RICCHEZZA E BENESSERE A LIVELO REGIONALE. A livello regionale si sottolinea, in particolare, il primato assoluto della Puglia, con uno spread di 54, seguita da Sicilia, Campania e Calabria (spread rispettivamente di 53, 51 e 50). Si registrano invece valori intermedi di spread (compresi tra 40 e 50) in sei regioni, di cui cinque nel Mezzogiorno (Molise, Abruzzo, Sardegna, Basilicata) e una nel Centro Italia (Umbria). Mentre valori minimi di spread (inferiori a 30) sono riscontrabili nelle rimanenti 11 regioni, localizzate in massima parte nel Nord Italia, con valori minimi in Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Lombardia (spread, rispettivamente, di 1, 11 e 12). In 18 province lo spread supera quota 50 punti (Catania, Ragusa, Sassari, Brindisi ed Agrigento in testa, con spread pari o superiore a 57). Altre 60 province (la maggioranza assoluta) ha uno spread compreso tra 20 (Reggio nell’Emilia) e 50 (Avellino, Siracusa, Reggio di Calabria).

940 MILIARDI DI EURO LA SPESA REALMENTE SOSTENUTA DALLE FAMIGLIE. A tanto ammonta la spesa attualmente sostenuta dalle famiglie per l'acquisto di beni (durevoli e non) e servizi, che ha registrato, nell'arco temporale che va dal 2000 al 2009, un incremento significativo, seppur in parte ridimensionato nel corso del 2009 a causa della grave e generalizzata crisi economica. Nel 2000, la spesa complessiva delle famiglie italiane era pari a circa 727,2 miliardi di euro (valori a prezzi correnti); dieci anni più tardi, nel 2009, lo stesso valore ha superato i 918,6 miliardi di euro, con una flessione del 2% rispetto al 2008 e un incremento, rispetto al 2000, del 26,3%. Nel corso del 2010, la spesa complessiva delle famiglie italiane è tornata a crescere, registrando un incremento del 2,4% rispetto al 2009.

IL BILANCIO FAMILIARE LETTO ATTRAVERSO LE SPESE DI UNA 'FAMIGLIA TIPO'.  Individuando le caratteristiche di una famiglia tipo (idealmente composta da due adulti e due bambini che risparmia su tutto ma non fa mancare nulla ai figli e conduce una esistenza quasi spartana ma dignitosa), l'Eurispes ha quantificato il costo mensile necessario per mantenere stabile il livello del tenore di vita individuato. Per le sole spese alimentari si va da un massimo di 950 euro in media al mese nelle regioni del Nord-Ovest ad un minimo di 748 euro al mese nel Mezzogiorno, con una media nazionale di 825 euro/mese. Forti differenze si ritrovano anche per le spese della casa: nel Nord-Est e del Sud, ad esempio, per un trilocale e servizi si possono spendere 850 euro al mese; nelle Isole circa 700 euro. Mentre al Nord-Ovest e al Centro si raggiungono in media cifre comprese tra i 1.050 e i 1.100 euro (media nazionale 890 euro/mese). Per le spese di trasporto la spesa media mensile si attesta complessivamente a 339 euro/mese con una valore massimo calcolato per il Nord-Est (370) e quello minimo nelle Isole (310 euro). Invece, le uscite del bilancio familiare dedicate agli acquisti per l'abbigliamento raggiungono in media 240 euro mensili.

A queste voci di vanno aggiunte le bollette, i costi per la mensa scolastica dei bimbi, la cui spese media mensile per famiglia tipo si aggira attorno ai 150 euro. Se si aggiungono anche le spese medico-sanitarie (medicinali, analisi, esami, dentista, ecc.) i valori aumentano di circa 950 euro l'anno. Quindi in conclusione, si è potuto calcolare che il costo medio per i beni essenziali di una famiglia composta da quattro persone è di 30.276 euro l'anno, cioè di 2.523 euro al mese. Se alle voci considerate si aggiungessero categorie quali comunicazione, arredamenti, tempo libero, cultura, sport e le spese impreviste, la spesa mensile necessaria subirebbe un aumento di circa il 25%. Il che equivale ad una spesa mensile complessiva di 3.154.

MATERIALI
- I redditi dichiarati dagli italiani (scheda pdf)