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Carmelo Bene: "Fatemi il funerale da vivo"

Proponiamo di seguito un articolo del settimanale L'Espresso del 2000, in cui l'attore pugliese dichiarava di riservarsi delle esequie in vita. "Non c'č bisogno - diceva - di consegnare un cadavere in pubblico per meritare la dimenticanza"

» Teatro Redazione - 16/03/2012

Nel 2002 si spegneva una delle menti più vivide e brillanti del teatro italiano. Da tutti definito "genio e sregolatezza", spesso soffocato espressivamente dall'avvento della tecnologia e della televisione, famoso per le sue rivisitazioni drammaturgiche, a volte estreme, Carmelo Bene resta uno dei rappresentanti simbolo di un teatro che va scomparendo.

Oggi, a dieci anni di distanza dalla sua scomparsa,volgiamo ricordarlo con questo passaggio che, forse meglio di altri racchiude la sua visione come sempre anticonformista, anche dell'ultimo viaggio: "Io sono già dimenticato - scrive Bene - meglio ancora ignorato, in vita. Mi hanno promesso a Otranto i funerali da vivo. Non c'è bisogno di consegnare un cadavere in pubblico per meritare la dimenticanza".


(…) "Il corpo implora il ritorno all'inorganico. Nel frattempo non si nega nulla." (…) "È tutta la vita che tolgo di scena il burattino, l'incubo di un pezzo di legno che ci si ostina a voler farcire con carne marcia. Precipitare nell'umano - che parola schifosa - questa è la disavventura. Gli anatomisti gridano al miracolo quando parlano del corpo umano. Ma quale miracolo?! Un'accozzaglia orrenda, inutilmente complicata, piena di imperfezioni e di cose che si guastano." (…) "Me ne fotto di quel che mi riguarda. Malati gravi si è per definizione." (…) "Con Benigni siamo amici da anni. Lui è grande nel "buffo", ma lasciamo stare il "comico"".

I buffi sono concilianti, rallegrano la corte e le masse. Il comico che interessa a me è un'altra cosa. Cattiveria pura. Il ghigno del cadavere. Il comico è spesso involontario. Specialmente quando si sposa con il sublime." "La voce dell'opera si è fermata con la Callas, una perfezionista, nel senso che perfezionava i suoi difetti, come tutti i geni. Trovare e cestinare. Di questo si tratta." (…) In quanto al mio amico Vittorio Gassman, gli dissi una volta scherzando: "Non puoi accontentarti di essere il meglio del peggio, cioè il pessimo""(…) "Ci sono cose che devono restare inedite per le masse anche se editate. Pound o Kafka diffusi su Internet non diventano più accessibili, al contrario.

Quando l'arte era ancora un fenomeno estetico, la sua destinazione era per i privati. Un Velazquez, solo un principe poteva ammirarlo. Da quando è per le plebi, l'arte è diventata decorativa, consolatoria. L'abuso d'informazione dilata l'ignoranza con l'illusione di azzerarla. Del resto anche il facile accesso alla carne ha degradato il sesso." (…) "Nelle aristocrazie il principe non si fa eleggere, è lui che elegge il suo popolo.

In democrazia il popolo è bastonato su mandato del popolo. È la pratica certosina dell'autoinganno. Si dice che il trenta per cento sia astensionismo. Nego, tutto è astensionismo. Sono comunque voti sprecati." (…) "Io sono già dimenticato, meglio ancora ignorato, in vita. Mi hanno promesso a Otranto i funerali da vivo. Non c'è bisogno di consegnare un cadavere in pubblico per meritare la dimenticanza."

[Tratto da L'Espresso, 13/01/2000]