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Apple: via alle ispezioni nelle fabbriche cinesi di iPhone
Dopo le polemiche sollevate dall?inchiesta del New York Times sulle condizioni di lavoro disumane per gli operai, scattano i controlli della Fair Labor Association. Cook: "Diritto per i lavoratori in ogni parte del mondo a un ambiente sicuro ed equo"
Titolo: Fabbrica di assemblaggio display MacBook Pro a ShanghaiFonte: Immagine dal web
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Incidenti mortali, suicidi a catena tra i dipendenti, punizioni per i ritardatari, dormitori affollati all'inverosimile e turni di 24 ore sette giorni su sette nella fabbriche dove vengono prodotti gli oggetti tecnologici più desiderati del momento: iPhone e iPad. Accade in Cina, nei capannoni della Foxconn, azienda leader nella produzione di apparecchi elettronici per Apple, Microsoft, Dell, Amazon e altri ancora, da giorni nell'occhio del ciclone per le condizioni in cui i dipendenti addetti all'assemblaggio prodotti vivono e lavorano. Con 1 milione e 200mila lavoratori, queste fabbriche da sole riescono a far uscire il 90 per cento dei prodotti Apple.
Una situazione ai limiti dell'umana sopportazione, portata alla luce da un'inchiesta nei giorni scorsi del New York Times che ha alzato un vespaio di polemiche anche sulla casa di Cupertino. Da parte sua la Apple si è difesa in questi giorni facendo riferimento ad un codice di condotta aziendale da lei stessa varato che vieta di servirsi di fornitori che impongano condizioni disumane ai propri dipendenti. "Evidentemente - fa notare il New York Times nella sua inchiesta - non sempre queste condizioni vengono verificate puntualmente. Altrimenti la Foxconn non sarebbe tra i fornitori della Casa di Cupertino".
Così, dopo il caos a margine della denuncia, la Apple ha annunciato il 13 febbraio l'avvio, su propria richiesta, di speciali controlli da parte della Fair Labor Association (FLA) presso i fornitori cinesi della casa della Mela, incluse le fabbriche Foxconn a Shenzhen e Chengdu. "Riteniamo che i lavoratori in ogni parte del mondo - ha dichiarato Tim Cook, CEO di Apple in una nota - abbiano diritto a un ambiente di lavoro sicuro ed equo, ed é per questo che abbiamo chiesto alla FLA di valutare in maniera indipendente le performance dei nostri maggiori fornitori". "Le ispezioni attualmente in corso - ha precisato - non hanno precedenti nel settore dell'elettronica, sia per scala che per portata".
Le ispezioni della FLA prevedono colloqui con migliaia di lavoratori per indagare le condizioni di lavoro e di vita, inclusi salute e sicurezza, retribuzione, orari di lavoro e comunicazione con il management. Il tutto parallelamente ad una serie di ispezioni all'interno delle strutture produttive, degli alloggi e di altre strutture, e ad un'analisi esaustiva di tutta la documentazione relativa alle procedure per ogni fase del rapporto di lavoro. "I fornitori di Apple - ricorda l'azienda - hanno assunto l'impegno di collaborare pienamente con la FLA, garantendo dunque un accesso illimitato a tutte le proprie operazioni". "I risultati e le raccomandazioni delle prime ispezioni - ha concluso la società - saranno diffusi a inizio marzo".
E mentre i sostenitori dei lavoratori hanno applaudito la mossa della Apple, altri interlocutori sono stati critici sulla scelta di rivolgersi alla Fair Labor Association. Ma il fatto è presto detto. Lo scorso gennaio, infatti, la società di Cupertino ha annunciato che il volere di unirsi al gruppo FLA, diventando così la prima società di tecnologia a farlo, e questo per contribuire a migliorare le condizioni nelle fabbriche dei suoi fornitori. La notizia è stata lanciata insieme ad una relazione che la Apple realizza ogni anno sulla base delle proprie ispezioni in fabbriche, in cui si registrano numerose relazione violazioni in termini di lavoro, in molte strutture fornitrici della società, comprese le fabbriche in cui i dipendenti hanno lavorato più a lungo rispetto ai limiti di 60 ore settimanali e, nemmeno a dirlo, che tutti gli straordinari venissero pagati.
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- Inchiesta del New York Times su Foxconn-Apple
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