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Compro oro: Ragno, "non siamo tutti ricettatori, manca una legge che ci tuteli"

Il presidente dell'Antico ammette che la crisi economica ha aumentato i negozi, fino ad arrivare a 1 ogni 6-7mila abitanti, con punte massime in Lazio e Campania. "Il fenomeno - avverte - crescerà. Le Questure sono piene di richieste di nuove licenze".

» Cronaca Italia Aura De Luca - 09/02/2012

Sembra essere un settore che non conosce crisi, anzi, paradossalmente è proprio nei periodi di recessione economica che questa attività diventa più fulgida. Così i negozi di 'compro oro', da vecchi e squallidi fondi senza finestre, si trasformano in vere realtà imprenditoriali diffusissime in tutto il Paese passando in due anni da 1 esercente ogni 13mila abitanti a 1 a 6-7mila. I dati vengono snocciolati da Nunzio Ragno, presidente dell'associazione nazionale Tutela i compro oro (Antico), che sottolinea come il fenomeno sia in continua crescita: "Le richieste di nuove licenze alle Questure - dice - sono tantissime".

L'oro che viene venduto principalmente da privati, penseranno poi i compratori ad inviarli a ditte specializzate per fondere il metallo e raffinarlo per ottenere oro puro, da rivendere successivamente sul mercato. Per questo Ragno tiene a precisare, che si è diffusa in modo altrettanto rapido quanto la loro comparsa, l'idea che i 'compro oro' sono tutti ricettatori, "ma non è vero - tuona il presidente dell'Antico - e deve essere colpito solo chi va fuori dai ranghi. Non è giusto sparare nel mucchio". Proprio per cercare di salvaguardare chi questo lavoro lo porta avanti onestamente, il settore, e in particolare l'associazione 'Tutela i compro oro', lamenta da tempo la mancanza di norme e leggi concrete che regolamentino questo lavoro. "L'associazione - afferma Ragno - si sta muovendo perché al momento gli operatori non sono investiti da norme chiare, precise e condivise".

L'aumento esponenziale di questa realtà, non potrà durare in eterno, come spiega lo stesso Ragno: "Ad oggi - spiega -, non ci sono elementi da cui desumere che ci sarà un calo imminente, e non perché l'oro prolifera da sé, ma perché ce n'è ancora tanto detenuto dai privati". "Ci saranno cali rispetto agli attuali volumi nei prossimi 3-4 anni, ma - precisa - è un circolo che non si potrà esaurire del tutto". Tra l'altro, i dati elencati dal presidente dell'Antico, evidenziano una crescita non ugualmente distribuita sul territorio. "Nelle regioni del Nord, come Piemonte e Trentino, il fenomeno - spiega Ragno - è minore perché è minore la detenzione di metallo, così come l'attitudine alla vendita. Le regioni più 'aggredite' dal fenomeno, invece, sono Lazio e Campania; aggredite anche a livello speculativo da parte dei privati che cercano di vendere per ricavare di più, a fronte di un minor guadagno degli esercenti". "Questo - aggiunge - proprio perché ci sono tantissimi 'compro oro'. Il gap si spiega - continua - col fatto che, in sostanza, le realtà economiche sono differenti".

Dal punto di vista del business in sé, in generale, i punti vendita di 'compro oro' hanno una "buona appetibilità e in un momento così sfavorevole - dice Ragno - riescono a produrre profitti, legati alla commerciabilità degli oggetti preziosi". A svolgere questa attività, continua Ragno, sono sempre di più "tipologie diverse di imprenditori, anche perché - dice - altre attività sono state inflazionate dalla crisi". Così, in tempi di "vacche magre" questo genere di negozi viene quasi preso d'assalto dagli italiani che dai loro cantucci rispolverano oggetti con il prezioso metallo: "L'oro - spiega a questo proposito Ragno - è quello sotto forma di gioielleria obsoleta, che la gente vende per motivi prettamente economici; anche se, oggi, mostrano interesse anche nicchie di mercato che, pur potendosi permettere di tenere l'oro, hanno interesse nel convertirlo in moneta corrente per poter fare acquisti 'alla moda' ".

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- Associazione nazionale Tutela i compro oro (Antico)