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Grecia: ultimi accordi, ma il tempo è scaduto. E arrivano i tagli per 15mila statali
Dall'incontro con i leader della troika le nuove misure austerità. Sarkozy: "Ci rifiutiamo di immaginare il vostro fallimento", mentre l'Ue ammonisce : "Già superata data limite". Intanto nel Paese si sciopera per protesta contro tagli e licenziamenti
Titolo: Il premier greco Lucas Papademos insieme al presidente della Commissione Ue, José Manuel BarrosoFonte: Immagine dal web
Non se ne parlava più da settimane, oramai oscurata dalle tante 'emergenze' nel mondo. Ma la crisi in Grecia e il suo rischio default sono sempre lì, "come prima, più di prima". I riflettori si riaccendono ora a causa di uno sciopero di 24 ore in segno di protesta contro l'accordo che del premier greco Lucas Papademos avrebbe raggiunto con i rappresentati della "troika"[1], composta da Unione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea, sulla nuova ondata di tagli e austerità per cercare di risanare il debito pubblico e scongiurare il default.
Un accordo che prevede, tra le altre cose, la riduzione della forza lavoro del settore pubblico di circa 15mila unità nel corso del 2012, un obiettivo "necessario" soprattutto perché doveva essere raggiunto già entro la fine del 2011. "Quello che succede - ha detto alla radio Realfm 97,8 il presidente della Gsee, Giannis Panagopoulos - non è una trattativa, ma la cronaca di una morte preannunciata, un ricatto sociale crudele perché un intero popolo viene comunque minacciato di povertà".
E mentre la Grecia chiede "altro tempo" per organizzarsi e decidere, l'Europa chiama il 'time out' come spiegato dal presidente francese Nicolas Sarkozy, dopo l'incontro a Parigi con la cancelliera tedesca Angela Merkel: "La Grecia rispettare scrupolosamente gli impegni con i creditori internazionali. Non c'è scelta e il tempo sta scadendo". "Noi ci rifiutiamo di immaginare il fallimento della Grecia - ha detto Sarkozy -, e da mesi stiamo lavorando insieme alla Merkel per evitare il default di un Paese come la Grecia che avrebbe delle conseguenze inimmaginabili".
Alle parole del presidente francese fanno eco quelle il portavoce del commissario Ue agli affari economici e monetari Olli Rehn, Amadeu Altafaj, che ha osservato: "Siamo già al di là della data limite che era prevista per lo scorso fine settimana Commissione Ue. Ora c'è una scadenza che non possiamo certo ignorare ed è quella del prossimo 20 marzo". Gli accordi tra governo e troika sulle nuove riforme e i tagli, infatti, vanno presi entro il prossimo 13 febbraio, data in cui deve necessariamente partire lo scambio dei titoli greci, per evitare il default il 20 marzo quando scadranno 14,5 miliardi di bond.
Secondo un comunicato ufficiale del premier greco Lucas Papademos, lui e i leader politici della "troika" si sono trovati d'accordo su quattro punti: l'adozione di misure, nel 2012, volte a ridurre la spesa pubblica per un punto e mezzo di Pil; la salvaguardia della sostenibilità dei fondi pensione integrativi; affrontare il deficit di competitività con misure che comprendano la riduzione dei salari e del costo del lavoro; la ricapitalizzazione delle banche attraverso misure che salvaguardino l'interesse pubblico e consentano l'autonomia manageriale degli istituti.
Da una parte, dunque, la Grecia che spera in nuovi aiuti economici da parte dell'Europa, dall'altra, la minaccia dell'euro zona di lasciare Atene al suo destino pur di convincere il governo greco ad adottare queste misure. "La speranza - ha commentato il portavoce Amadeu Altafaj ad un quotidiano tedesco - è che si possa concludere il tutto in questi giorni".
NOTE
[1] La "troika" è un termine che fu soprattutto noto in Unione Sovietica durante l'era stalinista: allora indicava un triunvirato composto da tre istituzioni politiche che sostituiva la normale struttura legale del paese con lo scopo di perseguire, in modo molto rapido, i dissidenti o chiunque fosse accusato di crimini politici. Nell'Unione europea, invece, ci si riferisce alla "troika" parlando del gruppo composto dal presidente uscente, dal presidente attuale e dal presidente venturo del Consiglio dell'Unione, i quali possono lavorare insieme relativamente a iniziative di politica estera.
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