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Donne e lavoro: Banca d'Italia, "compiti familiari molto sbilanciati a loro sfavore"
Sotto retribuite, prive di sistemi efficienti di assistenza e conciliazione, ancora discriminate nonostante il lievi passi in avanti degli ultimi anni. I dati Istat: nel 2011 -45 mila giovani occupate, mentre il 40% lascia per dedicarsi alla famiglia
Fonte: Immagine dal web
"Il mercato del lavoro si tinge di rosa". In passato si è usata spesso questa frase per indicare il progressivo ingresso delle donne nell'occupazione. Oggi, però, nonostante il 2011 sia stato segnato da un certo recupero in termini di partecipazione lavorativa, nei primi tre trimestri dello stesso anno l’Istat registra un "ulteriore peggioramento per le giovani italiane, con -45 mila occupate". Ad analizzare i risultati dell'indagine il capo dipartimento per le statistiche sociali ed ambientali dell'Istat, Linda Laura Sabbadini, durante la tavola rotonda, il 2 febbraio, organizzata dal Cnel in occasione degli Stati Generali sul lavoro delle donne in Italia.
Quello delle donne lavoratrici è un segmento del tutto particolare perché la loro partecipazione nel mercato è scandita, spesso, da responsabilità familiari difficili da gestire e coniugare con l’attività. Secondo quanto riportato da una ricerca dell'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol), condotto su un campione rappresentativo di donne italiane in età compresa tra i 25 e i 45 anni, alla base della bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro ci sarebbe, infatti, proprio la famiglia.
"Il 40,8% delle ex lavoratrici - si legge nella relazione - ha dichiarato di aver interrotto l'attività per prendersi cura dei figli e circa il 5,6% per dedicarsi totalmente al nucleo familiare o all'assistenza di persone non autosufficienti". L'indagine Isfol fa anche notare come oltre il 17% delle donne "segnali la scadenza di un contratto a termine o stagionale, il 15,8% il licenziamento o la chiusura dell'azienda". Di contro, la percentuale di padri che interrompe il lavoro per dedicarsi alla famiglia è del 3%. Dall'indagine è risultato, inoltre, che "oltre il 17% ha segnalato la scadenza di un contratto a termine o stagionale, il 15,8% il licenziamento o la chiusura dell'azienda". La questione sembra riguardare, dunque, la ripartizione dei compiti all'interno delle mura domestiche che, come precisano una serie di studi realizzati dalla Banca d'Italia, sono ancora 'molto sbilanciati' a sfavore delle donne che, nel biennio 2008-2009 svolgevano il 76% del lavoro familiare (la quota era del 78% nel 2002 e del dell'85% nel 1989).
Le donne, dunque, sempre più divise tra lavoro, famiglia e salari non proprio equi rispetto all'universo maschile. Già perché un altro degli aspetti che è emerso dalle tante indagini presentate agli Stati Generali sul lavoro delle donne in Italia, è proprio quello riguardante le basse retribuzioni che spetterebbero alle donne. A certificarlo, uno studio di Bankitalia dell'economista Roberta Zizza che sottolinea come "il differenziale grezzo è circa del 6% (dal minimo del 4,9% del 2000 al massimo del 7,7% del 2002)". Una differenza tra uomo-donna relativa allo stipendio, che diventa sempre più evidente e crescente nel tempo, passando dal 10,3% nel 1995 al 13,8% nel 2008. "L'ampliamento del divario rispetto alle stime grezze - ha spiegato la Zizza - risulta rilevante anche quando si aggiungono le caratteristiche del lavoro e del datore stesso: da 9,4% nel 1995 al 10,2% nel 2008".
Insomma, a ben guardare da punto di vista lavorato in Italia le donne continuano ad essere discriminate, spesso costrette a scegliere in mancanza di efficaci strumenti istituzionali di conciliazione tra la vita lavorativa e quella familiare. Una situazione che, inevitabilmente, come sottolineato dal presidente del Cnel, Antonio Marzano, "colloca il Paese al penultimo posto in Europa". A penalizzare maggiormente il mercato del lavoro in rosa è, dunque, soprattutto la maternità, come confermato dal brusco calo del tasso di occupazione dopo la nascita del primo figlio (dal 63% al 50%) e dal crollo dopo la nascita del secondo. "È necessario un rafforzamento delle politiche di incentivi a favore dell'occupazione femminile - ha auspicato Marzano -, e quindi più asili nido, servizi di cura per gli anziani altrimenti a carico delle donne, e una ripartizione più equa del lavoro famigliare".
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