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Henri Cartier Bresson: l'Occhio del Secolo in 44 scatti

'Immagini e Parole', questo il titolo della mostra romana a Palazzo Incontro dedicata al genio dell'obbiettivo fotografico, capace di fermare il tempo in maniera mirabile. A commentare ciascuna fotografia sono amici e intellettuali della sua epoca.

» Fotografia Tatiana Battini - 20/01/2012
Titolo: Henri Cartier-Bresson
Fonte: Immagine dal web

"Per me una sola cosa conta: l'istante e l'eternità, l'eternità che, come la linea dell'orizzonte, non smette di arretrare" (Henri Cartier-Bresson). Dal 20 gennaio al 6 maggio 2012 Palazzo Incontro a Roma ospita quarantaquattro capolavori del maestro della fotografia in bianco e nero, accompagnati dal commento di grandi intellettuali, poeti e amici dell'artista, tra i quali spiccano personalità come Aulenti, Balthus, Baricco, Cioran, Gombrich, Jarmusch, Kundera, Miller, Scianna, Sciascia, Steinberg e la Varda.

"Questa esposizione raccoglie immagini che rappresentano il meglio della produzione artistica di Cartier-Bresson - ha spiegato a NanniMagazine.it Alessandra Mauro dell'agenzia fotografica Contrasto, tra gli organizzatori della mostra -  soprannominato non a caso  'L'occhio del secolo', intendendo ovviamente il '900. La particolarità della mostra, ed è per questo che si chiama ‘Immagini e Parole’, è che ogni scatto è stato scelto e commentato da un amico o semplicemente da uno dei numerosi estimatori del grande fotografo, e si tratta per la maggior parte di nomi celebri, pensiamo a Sciascia, a Kundera, a Baricco, a Miller, etc". 

"Ciascuno di loro ha selezionato una fotografia - ha proseguito la Mauro - e ne ha dato un'interpretazione personale e poetica, nel caso di vecchi amici affettuosa e partecipata, oppure precisa e analitica, a cogliere esattamente il senso dello scatto. La mostra è un tributo a Henri Cartier-Bresson uomo e fotografo, alle emozioni che è stato in grado di bloccare e sospendere per sempre, rendendole immortali. Bresson aveva la capacità di fotografare la realtà, anche nelle sue sfumature più semplici e banali, suscitando sempre sensazioni profonde, che arrivano al cuore, e la mostra vuole sottolineare anche questo aspetto".


[Henri Cartier-Bresson, 'Ile de la Cité', Parigi, 1952]

L'aspetto realistico è sempre stato preponderante in Cartier-Bresson, ecco allora che nella fotografia 'Sulle rive della Marna', 1938, dove si vede una famiglia seduta sulla sponda del fiume intenta a mangiare e rilassarsi, è sottolineata la valenza sociale delle prime ferie pagate, ma sempre con estrema semplicità e "onestà", come scrive giustamente Jean Daniel commentando l'immagine. "Della bellissima fotografia 'Matisse, Vence, 1944', invece - ha sottolineato la Mauro durante il percorso espositivo - in cui Bresson immortala il grande pittore nell'atto di ritrarre una donna, l'artista e disegantore Saul Steinberg ha disegnato a sua volta la fotografia, e ha commentato divertito:"Ecco un disegno che ho fatto da un ritratto di Matisse scattato da Henri. In questo caso, è la foto di Henri che diventa soggetto e il mio disegno una natura morta".

Come fotografo e fotogiornalista Henri Cartier Bresson ha girato tutto il mondo, documentando con naturalezza incisiva la caduta di imperi, la vigilia di guerre civili, la morte di grandiosi personaggi, le lotte politiche e sociali di borghesi e operai, in poche parole: è stato il testimone prezioso dei grandi accadimenti del Ventesimo secolo, sempre pronto a cogliere l'attimo preciso, evocativo, unico, per spiegare un tourbillon di passioni in una sola, eccezionale immagine. 

"Particolarmente realistica è una serie di fotografie che ritraggono la Spagna degli anni '30 - ha detto ancora la Mauro -, un Paese che già sembrava annusare la guerra civile che attraverserà la Spagna di lì a poco. Mi riferisco alla toccante immagine 'Valencia, Spagna, 1933', in cui un bambino non vedente avanza sfiorando un muro con la mano, o ancora lo scatto 'premonitore', come è stato universalmente chiamato, immortalato a Siviglia nello stesso anno, in cui dei bambini 'giocano alla guerra, a una guerra che ancora non conoscono, tra le rovine di una guerra che ancora non c'è stata', ha commentato a proposito Leonardo Sciascia".

[Henri Cartier-Bresson, 'Eunuco della corte imperiale dell'ultima dinastia' Pechino, 1949]Tra le immagini di Cartier-Bresson fotogiornalista nonché testimone della fine del Quomintang in Cina, la più famosa è quella scattata all'ultimo degli eunuchi della corte imperiale cinese: "Lo stesso Imperatore aveva chiesto con un cenno che si spegnessero di colpo tutte le luci, ciò che gli Eunuchi, paurosi di loro stessi, non avrebbero neanche osato. Aveva ordinato loro di aprire la Porta. Ma non sapevano come fare. L'Imperatore restò solo nel palazzo del Governo Inesistente" (Alain Jouffroy commentando l'immagine)".

LA NATURALEZZA DELL'ATTIMO. Cartier-Bresson amava dire che, nel suo lavoro, la cosa più importante era riuscire a capire bene la persona che aveva di fronte per poi fargli anche un solo scatto, e in quell'unico scatto manifestare l'interiorità della persona. "I ritrattisti contemporanei sono soliti scattare una serie di immagini per essere sicuri di cogliere l'espressione desiderata - ha ricordato la curatrice della mostra -, lui riusciva a farlo al primo colpo. Personalmente trovo molto toccante la fotografia che ritrae Matisse intento a dipingere una colomba, nell'intimità della sua abitazione, in una camera affollata di sole e gabbie per uccelli, e il relativo commento scritto da uno dei maggiori critici dell'arte contemporanea, Ernst Hans Josef Gombrich, che descrive lo scatto di Cartier-Bresson in maniera mirabile". In questo caso, come in numerosi altri durante il percorso espositivo, lo spettatore ha la possibilità, piuttosto rara, di godere di due forme d'arte in un colpo solo: la grande fotografia e la grande letteratura, perché ogni commento alle immagini è un piccolo gioiello.

ZINGARETTI: "FOTOGRAFIE CHE SUSCITANO FORTI EMOZIONI". "È la prima mostra del 2012 in questo spazio - ha spiegato a NanniMagazine.it Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma -. La particolarità di questa esposizione sta tutta nella straordinaria forza del suo autore, perché Cartier-Bresson non ha certo bisogno di presentazioni. I suoi scatti sottolineano con vigore l'enorme potenziale che ha in sé la fotografia, che con Bresson raggiunge vette elevatissime. Noi viviamo immersi nell'era della velocità, tutto è rapido, tutto cambia e invecchia in fretta, pensiamo alla tecnologia, viviamo nell'era di Internet, il digitale è il nostro presente e sarà il nostro futuro...e però, in totale contrasto, ecco una mostra che espone fotografie 'alla vecchia maniera', capaci di suscitare emozioni forti, che toccano corde profonde". 

"TAGLI AL SETTORE ARTISTICO? NOI CONTINUEREMO A PROPORRE CULTURA". "La fotografia stimola la riflessione ed è fonte di conoscenza - ha detto ancora Zingaretti -, ogni scatto ferma un momento di vita, una sensazione, un pensiero, e lo regala al mondo che potrà meditarlo o semplicemente ammirarlo. Nel caso di Cartier-Bresson le possibilità della fotografia sono elevate all'ennesima potenza, sia quando i suoi scatti sono realistici, sia quando si dedica ai ritratti. La Provincia di Roma è davvero soddisfatta di presentare una tale esposizione, perché in questi anni di crisi e di drastici tagli al settore artistico abbiamo scelto di andare controcorrente e continuare a proporre progetti culturali di rilievo come questo". 

CHI È HENRI CARTIER-BRESSON. Nasce nel 1908 a Chanteloup da una famiglia vicina al mondo dell'arte. Inizialmente si interessa di pittura ed è allievo di Jaques-Emile Blanche e di André Lhote. Nel 1931 compra una Leica e parte per un viaggio che lo porta nel sud della Francia, in Spagna, in Italia e in Messico. Nel 1932 inaugura la sua prima mostra nella Galleria Julien Levy di New York. Rientrato in Francia, lavora nel cinema con Jean Renoir e Jaques Becker. Nel 1933, in Spagna realizza le sue prime grandi fotografie di reportage. Nel 1935 lavora negli Stati Uniti con Paul Strand. Rientrato a Parigi collabora come aiuto regista di Jean Renoir. Imprigionato dai tedeschi nel 1940, riesce ad evadere e a rientrare a Parigi nel 1943. Alla fine della guerra diresse il film 'Le Retour'. Negli anni 1946-47 visse negli Stati Uniti fotografando soprattutto per 'Harper's Bazaar'. Nel 1947 si diffuse la notizia che fosse morto durante la guerra e a sua insaputa viene allestita una sua mostra al Museum of Modern Art di New York. Lo stesso anno fonda l'agenzia Magnum Photos insieme a Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert. Tra il 1948 e il 1950 lavora in India, Pakistan, Cina e Indocina. Nel 1952 pubblica 'Images à la sauvette', raccolta di foto che contiene il testo 'L'instant décisif', nel quale espone le sue teorie sull'arte della fotografia. Nel 1955, al Musée des Arts Décoratifs di Parigi viene inaugurata la sua prima grande retrospettiva. Nel 1988 il Centre National de la Photographie di Parigi istituisce il 'Gran Premio Internazionale di Fotografia' a lui intitolato. Nel 2000, con la moglie Martine Franck e la figlia Mélanie crea la 'Fondazione Henri Cartier-Bresson'. Muore a Céreste il 3 agosto 2004. Innumerevoli i riconoscimenti ricevuti, le esposizioni e le pubblicazioni che in tutto il mondo rendono omaggio alla sua straordinaria produzione.


INFORMAZIONI
Titolo:
'Cartier-Bresson. Immagini e Parole'
Dove: Roma, Palazzo Incontro, via dei Prefetti 22
Quando: dal 20 gennaio al 6 maggio 2012
Sito Web: 'Palazzo Incontro'

LINK
- Fondazione Cartier-Bresson