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'Tutto per bene': io, non-io e personalità, ecco il Pirandello di Gabriele Lavia
Nella doppia veste di regista e interprete, l'attore milanese porta in scena la commedia dello scrittore siciliano che più di ogni altra codifica la cifra del suo teatro maggiore: la "rappresentazione d'un dramma, quand'esso è già da gran tempo finito"
Titolo: Gabriele Lavia in una scena dello spettacolo 'Tutto per bene'Fonte: Foto di Serafino Amato
Il dramma di un uomo che scopre di aver vissuto una vita diversa da quella che credeva fosse. Parabola amara di un'esistenza in balia di una società finta e ipocrita: maschera tra maschere di un balletto crudele, nel "giallo" paradossale che gli uomini mettono in scena illudendosi di vivere. Alienazione, presa d'atto, espiazione. "Tutto per bene", diretto da Gabriele Lavia in scena al Teatro Argentina di Roma è quello spettacolo teatrale che chiunque desidererebbe vedere. Le vicende del protagonista rapiscono lo spettatore facendolo immedesimare nella parte, così come la profonda interpretazione pirandelliana degli attori offre l'imperdibile occasione di assaporare "la rappresentazione di un dramma quand'esso è già da gran tempo finito".
Tutti durante la rappresentazione sono Martino Lori, uomo distinto e rispettabile, vedovo della moglie, che viene creduto complice di una situazione da lui neanche lontanamente immaginata: tutti i personaggi, infatti, sono convinti che dietro al suo ruolo così ingenuo si celi un uomo che sa il fatto suo, perfettamente al corrente della realtà dei fatti ma che, per convenienza, finga di non sapere: il tradimento di sua moglie col senator Manfroni, suo datore di lavoro, e la successiva nascita di Palma che Lori credeva essere sua figlia, ma con la quale non avrebbe mai avuto alcun rapporto di parentela. A dispetto di quanto credano gli altri, Lori tutto questo non lo sa, davvero, ma lo scoprirà proprio in un tormentato colloquio con Palma. Dopo le rivelazioni scioccanti venute fuori da questo acceso confronto, il protagonista non sarà più lo stesso tanto che, a testimonianza di questa sua condizione di pazza e spaesata frenesia, dichiarerà: "Non sono mai stato io, non sono io, sono sempre stato un non-io".
Affascinante e coinvolgente, non solo la bravura di Lavia, che si misura perfettamente con la parte del protagonista, ma anche quella dell'intera compagnia, donano allo spettacolo un fascino romantico, tanto da calamitare l'anima chi guarda per tutta la durata della messa in scena. È uno spettacolo che penetra nelle impervie zone d'ombra di ognuno di noi colme di problemi, paure e congetture difficili da districare. Quest'uomo borghese completamente svilito, spogliato, annichilito rispecchia, infatti, tutti gli uomini proprio perché non è più nessun uomo: non è quello che credeva d'essere, non si ritrova in quello che è, e non sa quello che vorrebbe essere. Non si conosce, non si è mai conosciuto. 
Fondamentale è, quindi, la trama della novella pirandelliana del 1906, adattata a pièce teatrale per la prima volta il 2 Marzo del 1920. Ma, la piena riuscita dello spettacolo si deve soprattutto ad una scenografia dall'incredibile bellezza che, per tutta la durata dei tre atti, trasforma il palcoscenico una vecchia fotografia anni venti, dai contorni nitidi e ben determinati, in cui luce e buio, in un gioco di contrasti, le conferiscono un gran significato così da permettere allo spettatore di compiere un viaggio in un passato mai stato così presente. A colpire maggiormente l'attenzione, infatti, è l'attualità, la realtà più che mai vicina al nostro secolo, dell'opera pirandelliana messa in scena. 
Il concetto cardine della rappresentazione teatrale coincide perfettamente con la realtà del nostro quotidiano che è, poi, quella di Pirandello stesso: la strenua ricerca del ruolo di ognuno all'interno della società, un'indagine sull'identità della persona che l'autore riscopre fissata in una "forma" legata alla concezione che ogni individuo ha di sé, secondo la sua prospettiva. Ci si reputa "uno" per se stessi e per gli altri, mentre si è tante maschere diverse, a seconda della visione di chi guarda. Sotto questi simulacri non c'è un volto ben definito, non c'è nessuno, solo un fluire continuo e illogico di stati in perenne trasformazione.
Il valore di questo spettacolo non risiede, dunque, solo nell'indiscussa riuscita armoniosa di tutte le parti che lo compongono, ma anche nella funzione catartica verso lo spettatore che si trova, così, magneticamente presente, sulla scena. Vivere nell'illusione non è solo una caratteristica del protagonista Martino Lori, ma fa parte di tutti noi: essere madri, padri, figli non ci dà forse un ruolo? Molto spesso ci va stretto o, perché no, largo, ma che mai sentiamo calzato a pennello.
Indossiamo una maschera in ogni secondo della nostra vita che scorre in un flusso di coscienza continuo e ne veniamo trasportati dal mondo esterno che ci assorbe e ci trasforma negli stessi problemi che sentiamo, fino a somatizzarli, introiettarli. E, seppur non ci svegliamo la mattina, accorgendoci per la prima volta dopo anni di avere, ad esempio, il naso storto come il celebre personaggio Vitangelo Moscarda, sappiamo, ma soprattutto, proviamo, nei nostri gesti di essere come lui "uno, nessuno e centomila".
PERSONAGGI E INTERPRETI
Martino Lori: Gabriele Lavia
Salvo Manfroni: Gianni De Lellis
Palma Lori: Lucia Lavia
Flavio Gualdi: Roberto Bisacco
La Barbetti: Daniela Poggi
Carlo Clarino: Riccardo Bocci
La Signorina: Cei Giulia Galiani
Veniero Bongiani: Giorgio Crisafi
Un cameriere: Riccardo Monitillo
Danzatrice: Alessandra Cristiani
PRODUZIONE
Scene: Alessandro Camera
Costumi: Andrea Viotti
Musiche: Giordano Corapi
Luci: Giovanni Santolamazza
Foto di scena: Serafino Amato
INFORMAZIONI
Titolo: ‘Tutto per bene’
Quando: fino al 10 febbraio 2012
Dove: Roma - Teatro Argentina -
Orario: martedì, mercoledì, venerdì ore 21; giovedì e domenica ore 17; sabato ore 19
Biglietti: intero €27 platea; palchi €22; galleria €16. Ridotti da €22 a €13 (senza prevendita)
Telefono: 06.684000311, ore 10-14/15-19. Lunedì riposo
Sito web: ‘Tutto per bene’
LINK
- La scenografia, Intervista ad Alessandro Camera
- I costumi, Intervista ad Andrea Viotti
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