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Crescita in calo e bolla immobiliare, l'annus horribilis della Cina

Lo sviluppo è ostacolato dalla crisi dell'euro che rallenta le esportazioni verso il Vecchio Continente, mentre il boom edilizio e la stretta su mutui e prestiti per l'acquisto rischiano di far esplodere un altro 'subprime'

» Cronaca economica Francesca Nanni - 24/01/2012
Fonte: Immagine dal web

Il destino economico dell'Oriente è appeso alle decisioni dell'Occidente. Un paradosso se si pensa che spesso a dettare le regole del gioco nello scacchiere dell'economia internazionale è stata proprio lei, la Cina. Almeno fino ad oggi. Già perché qualcosa sembra essersi inceppato nell'ingranaggio perfetto di un Paese che  ha fatto dell'esportazione il perno principale del suo sviluppo economico. 

I dati diffusi il 16 gennaio scorso dall'Istituto Nazionale di Statistica parlano, infatti, di una battuta d'arresto nello sviluppo del Paese che nel 2011 è cresciuto al ritmo più basso dall'inizio del 2009arrivando ad un Prodotto Interno Lordo pari al 9,1%, contro il 9,5% dei precedenti tre mesi e il 9,7% del primo trimestre del 2010. Non bastano, come evidenziato nel dossier, una tenuta degli investimenti su capitale fisso, vendite al dettaglio e produzione industriale in crescita, a far tirare un sospiro di sollievo agli analisti. Le previsioni degli esperti per il 2012 non sono ottimistiche.

SE LE ESPORTAZIONI NON RIPARTONO. "La complessità della situazione economica internazionale resta e le difficoltà di ripresa non diminuiscono - ha commentato Sheng Laiyun, dell'Ufficio Nazionale di Statistica alla presentazione dei dati -. Ma se si guarda al prossimo futuro la realtà macroeconomica cinese dovrebbe mantenersi stabile e con buone le possibilità di sviluppo". Tra le cause che hanno avviato la frenata del Paese del Dragone sulla crescita economica, l'effetto della crisi dell'Euro e degli Stati Uniti che ha indebolito la domanda globale di esportazione dei prodotti cinesi proprio verso quei continenti (ad  agosto erano scese a meno della metà). Dunque le economie dei Paesi Occidentali rallentano, così come i loro consumi, e la Cina senza una domanda di produzione sufficiente, sembra arrancare presa un po' alla sprovvista.

LA "BOLLA" IMMOBILIARE CINESE. A preoccupare maggiormente il governo di Pechino e gli analisti internazionali, però, è un'altra questione: il mercato immobiliare, ovvero l'altra fonte di sviluppo economico alla quale vengono destinati buona parte degli investimenti cinesi e stranieri. Secondo quanto riportato dai media internazionali in questi giorni, nel solo 2010 il boom edilizio si è tradotto nella produzione di 627 milioni di tonnellate di acciaio, il 44,3 per cento della produzione mondiale; 1,87 miliardi di tonnellate di cemento, il 60% del totale globale; il 43% dei macchinari per le costruzioni, gli escavatori e i bulldozer. Nel 2011 la rapida espansione del settore edilizio ha portato investimenti di capitale pari al 50 per cento del Pil nazionale mentre vengono edificati qualcosa come 4 miliardi di metri quadrati di superficie. Il problema, però, è che le vendite sono state nettamente inferiori a quanto costruito, indicando di fatto un'offerta decisamente superiore alla domanda. Secondo il report pubblicato qualche mese fa da un'agenzia cinese di scambi immobiliari HomeLink China,dall'inizio del 2011 sono state circa mille le agenzie che hanno chiuso i battenti oltre 150 solo lo scorso ottobre, con un'attività legata a catene immobiliari di medie dimensioni.

LA CRISI DEL MATTONE ROSSO E I PREZZI IN CADUTA LIBERA. Le prime avvisaglie di rottura dell'ingranaggio di sviluppo immobiliare cinese emergono dopo la decisione del governo di Pechino nel 2010 di innalzare il tasso dei mutui, aumentare il valore della caparre e vietare l'erogazione di prestiti ipotecari a chi acquista la terza casa nelle maggiori città della Cina. Il risultato di questa politica restrittiva è stato che nel mese di ottobre sono state vendute oltre 12mila case sull'aspettativa totale, con un calo del 40 per cento. Un fenomeno che, di conseguenza ha generato un colpo di coda anche e sopratutto nel settore privato delle costruzioni che, nei primi dieci mesi dell'anno, ha realizzato 100mila nuovi immobili con una flessione del 35,8%.Stando a quanto pubblicato dalle agenzie di stampa internazionali, però, il deprezzamento degli immobili cinesi era iniziato già a settembre con una flessione dello 0,003%,  quasi nulla, ma la prima a verificarsi dopo l’imponente corsa alle costruzioni degli anni scorsi che ha portato il prezzo medio delle case cinesi a qualcosa come 8.800 yuan al metro quadrato (1.400 dollari, circa 1.030 euro). Oggi, però, gli analisti stanno registrando una perdita anche del 15-20 per cento, soprattutto in seguito ai provvedimenti del governo per cercare di bloccare la crescita dell’inflazione del Paese. 

LE ABITAZIONI RIMASTE INVENDUTE E I DEBITI DEI COSTRUTTORI. Durante il boom edilizio degli ultimi anni, soprattutto a partire dal 2006, comprare casa per molti cinesi è stata un'opportunità di investimento piuttosto redditizia rispetto un comune deposito bancario. Secondo il Wall Street Journal su dati del China Real Estate System dello scorso 4 gennaio, infatti, in cinque anni dall'acquisto l'immobile aveva fruttato il 188%, mentre i risparmi nell'istituto di credito hanno reso, nello stesso periodo, solo il 19%. Successivamente, però, a causa della stretta su mutui, prestiti e caparre insieme ad una politica di edilizia che prevede una casa per 44 milioni di famiglie entro il 2015, buona parte di ciò che è stato costruito è rimasto invenduto alimentando i debiti delle principali società di costruzione. 

LA SOLUZIONE DI PECHINO? SPOSTARE ANCORA CAPITALI STRANIERI IN CINA. In tutto questo, il paradosso più grande è che nonostante un ulteriore rallentamento dell'economia nazionale previsto nei primi quattro mesi del 2012, il premier cinese Wen Jiabao ha ribadito all'Occidente che spostare capitali in Cina ancora conviene, e per aiutare gli investitori sarà pronta a breve una sorta di guida dei settori più sicuri. Che quello immobiliare possa rientrare nella lista? Forse un'ipotesi un po' azzardata, ma di sicuro il 2012, il tanto atteso anno del Dragone, non inizia sotto i migliori auspici.