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Costa Concordia: il pianista della nave: "Io salvo per caso"

Il racconto del musicista sulla sua "rocambolesca" fuga dall'imbarcazione incagliata: "Quando mi sono rialzato dal seggiolino dove ero seduto per suonare - dice - c'era gente che urlava e sanguinante". Poi: "E' come se fossi rinato di nuovo"

» Cronaca Italia Redazione/GP - 16/01/2012

Scene del genere  si vedono solo nei film e non pensi mai possano accadere proprio a te. "Ma nelle scene dei film c'è molta fantasia. Venerdì, invece, invece, ho visto scene così realiste davvero difficili, ancora adesso, da raccontare": il racconto di quanto è accaduto durante gli attimi in cui la nave da crociera Costa Concordia si è incagliata e poi piegata e inabissata per metà vicino alle coste dell'isola del Giglio, sono di Antimo Magnotta, 41 anni, originario di Caserta, che da 14 lavora anni come pianista su queste imbarcazioni.

"Ero in piena attività, stavo suonando al pianoforte - racconta Magnotta all’agenzia Adnkronos-. Una manovra improvvisa mi ha fatto subito capire che qualcosa non stava andando per il verso giusto, nonostante il mare fosse tranquillo e si dovesse oramai navigare senza scossoni. E invece, la nave si è improvvisamente piegata su un fianco, io sono caduto dal seggiolino dove ero seduto per suonare. Mi sono rialzato e ho sentito un fracasso incredibile: i piatti e i bicchieri della vicina sala ristorante cadevano e di rompevano in mille pezzi". Poi, prosegue il pianista, "ho visto gente che usciva dal locale, sanguinante. Da una balaustra posta più in alto, ho assistito a una vera e propria baraonda: gente che urlava, che scappava con i figli piccoli in braccio, che si agitava in preda al panico. Quanto a me, sono riuscito a salvarmi grazie a una via di fuga che non era quella strettamente prevista dal protocollo".

"Dal momento che nel punto di riunione a prua non si è visto un solo ufficiale della sicurezza, per l'appello, un solo 'capo zattera' a condurci alle scialuppe, senza alcun comando, mi ha salvato, diciamo, il mio istinto di sopravvivenza: l'adrenalina a volte fa agire in modo diverso, fa compiere azioni che una persona in tutta calma non farebbe mai". "La via di fuga prevista era impercorribile, con la nave coricata tutta su un fianco - prosegue il suo racconto di Magnotta - mi sono arrampicato su alcune inferriate, sono sceso su un ponte di scoperta e sono letteralmente volato giù attraverso una corda, quella che doveva essere una cima d'ammaino di un mezzo di soccorso". "Sono stati attimi interminabili - confessa il musicista - ho davvero temuto di morire, mi è venuta agli occhi l'immagine della mia famiglia: per me, è come se io fossi nato oggi, di nuovo. Sono riuscito a mettermi in salvo, in modo rocambolesco, ho messo in salvo la cosa più preziosa, la mia vita: ma ho perso quasi tutto dei miei tanti anni di lavoro e di sacrifici". 

Quanto a responsabilità, colpe, leggerezze e ritardi nell'allarme e nei soccorsi il musicista sottolinea che "senza voler accusare nessuno, c'è stata una tempistica eccessivamente lunga nell'informare sia l'equipaggio che i passeggeri". "Ognuno di noi membri d'equipaggio - dice - risponde a dei codici di informazione. Ci sono stati assolutamente omissioni molto più che gravi". Quanto alla rotta che prevedeva di passare vicino all'isola del Giglio per salutare con le sirene della nave, Antimo Magnotta precisa: "Con questo stesso comandante della nave siamo passati una volta, con una manovra 'extra-ordinaria' rispetto alla rotta da crociera, vicino alle coste al largo di Sorrento, a discapito forse della sicurezza ma a favore della spettacolarità della manovra e della pretesa bravura del comandante della nave, per la meraviglia dei passeggeri, magari alla loro prima crociera". 

Oggi il musicista è sano e salvo e a quanti gli chiedono cosa ricorderà di questa esperienza così forte che gli è accaduta risponde: "Sicuramente, un attaccamento alla vita ancora più forte. Io sono nato oggi, sono rinato di nuovo".