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Cinema: Pupi Avati, "I contenuti di senso sono sempre più difficili da collocare"

Il regista bolognese analizza la crisi nelle sale italiane: "Bisogna ripartire dalla tv" dice, mentre Valsecchi della Taodue lancia un appello al Comune di Roma per un progetto dedicato ai giovani: "Non chiedo i soldi - dice - ma uno spazio per farlo".

» Cronaca Cinema Redazione/GP - 12/01/2012

Tutta colpa della commedia e dei gusti del pubblico, sempre più orientati verso contenuti di evasione se il cinema italiano non gode di buona salute. Una spinta in controtendenza alla quale diventa difficile opporre resistenza proponendo film dal contenuto dotato di un qualche senso. Così, l'unica soluzione sembra essere quella di passare direttamente per il mezzo che, più di tutti, continua a piacere agli italiani, la televisione: "Passare dal piccolo schermo per proporre un tipo di prodotto che nelle sale trova difficoltà". A sostenerlo, in estrema sintesi, è il regista bolognese Pupi Avati che, intercettato dall'Adnkronos durante una pausa dalle riprese proprio di una fiction per la Rai, analizza il momento di contrazione dell'industria cinematografica italiana.

IL CINEMA ARRANCA? "IL PROBLEMA SONO I GUSTI DEL PUBBLICO". "Ho la sensazione - dice Avati a - che diventi sempre più difficile fare cinema di una qualche ambizione, che vada al di la della commedia, e la stessa commedia, in qualche circostanza accusa segni di stanchezza. È doloroso e preoccupante che un cinema che proponga contenuti di un qualche senso è sempre più difficile da collocare". "I produttori risponderebbero, sarebbero ben lieti di poter fare un prodotto con quelle ambizioni che hanno contrassegnato il cinema d'autore italiano fino a qualche tempo fa, ma - sostiene Avati - il problema sono i gusti del pubblico, oltretutto in una situazione generale in Occidente, e in Italia in particolare, nella quale la gente cerca un cinema totalmente d'evasione".

LA TV "PER CREARE UN MECCANISMO VIRTUOSO". "Proprio per restare attivo e mantenere coerenza io sto sperimentando in televisione. Bisogna guardare alla tv con attenzione diversa rispetto alla schizzinosità che gli autori cinematografici hanno praticato fino ad ora". "È un dovere - esorta Avati - trovare tutte le maniere per incontrare il Paese". "Visto che la tv ha contribuito a cambiare il gusto degli italiani, attraverso la tv si può modificare ancora, innescando un meccanismo virtuoso". 

LETTA: "IL CALO NEL CINEMA È IN LINEA CON QUELLO DEI CONSUMI". Secondo l'amministratore delegato di Medusa Giampaolo Letta "considerando il periodo che va dal 18 dicembre al 9 gennaio il calo è stato di circa il 22% che è più o meno in linea con il calo generale dei consumi, di cui ha risentito anche il cinema pur essendo una forma di intrattenimento a buon mercato". Più in generale, illustra Letta all'Adnkronos, "il 2011 ha segnato una contrazione intorno al 13-14% sull'anno". In prospettiva, Letta chiama in causa tutte le categorie del settore: produttori, distributori, esercenti, artisti, registi, attori. "Dobbiamo lavorare tutti quanti insieme - spiega - per abbassare i costi, da quelli vivi di produzione ai compensi degli artisti modulandoli in funzione del successo del film". Oggi, comunque, "i compensi milionari che prima avevano anche una ragione di mercato, ora non sono più praticabili".

DEL BROCCO: "CALO FISIOLOGICO, MA NON PREOCCUPANTE". Per l'amministratore delegato di Rai Cinema, Paolo Del Brocco, la diminuzione delle presenze in sala nel 2011 è "fisiologica e non così preoccupante". "La situazione - dice - non è grave e a breve usciranno nelle sale grandi commedie ad alto appeal commerciale. Se, poi, la tendenza alla diminuzione proseguisse nel 2012, allora sarà diverso e vorrà dire che la crisi sta seriamente toccando anche l'entertainment". Dati Cinetel alla mano, Del Brocco, spiega che "il 2011 presenta incassi complessivi del 10-11% in meno rispetto al 2010, ma si tratta comunque di incassi superiori a tutti quelli dell'ultimo decennio, non considerando naturalmente il 2010". "È chiaro, comunque, che rispetto al 2010 la diminuzione c'è, ma è anche vero che il cinema italiano è andato benissimo: ha fatto il 36% del box office rispetto al 30% del 2010". "Quanto al genere - conclude  l'amministratore delegato di Rai Cinema - quello che ha fatto da padrone è stato il 'comico-commedia' che da solo ha realizzato il 30% del box office totale. Sembra chiaro, quindi, cosa vuole il pubblico italiano".

VALSECCHI: "RIDUCIAMO I COSTI DI PRODUZIONE". "Il punto non è solo valutare quanto un film incassa, ma anche quanto costa". Schietto e diretto, Pietro Valsecchi, amministratore delegato di Taodue, non ha dubbi, uno dei problemi maggiori sono i costi di produzione spesso troppo elevati. In generale per la casa di produzione è l'anno appena trascorso è stato entusiasmante: "Per il 2011 posso solo essere felice - commenta Valsecchi -. Si è aperto con 60 milioni al botteghino con i due film 'Che bella giornata' e 'I soliti idioti' che non sono costati neppure 10 milioni in tutto. Un grande successo". Ecco perché dice: "Dobbiamo unirci tutti anche per calmierare il mondo della settima arte che è un po' impazzito fra costi, compensi degli artisti ed eccessi intollerabili tali per cui un attore prende 1 milione di euro ed un altro mille euro". 

IL PROGETTO NEL CASSETTO DI VALSECCHI DEDICATO AI GIOVANI: "Una multisala a Roma come la intendo io, che diventi un punto di riferimento per i giovani dove possano raccogliersi fra letture, divertimenti e cinema e dove i genitori possano lasciarli in totale tranquillità": ecco il progetto nel cassetto di Pietro Valsecchi per realizzare il quale il produttore rivolge un ennesimo appello al Comune di Roma: "Sono quasi 20 anni ormai che voglio realizzare questa multisala. Sono convinto, e lo vado ripetendo da tempo, che un verso del poeta possa fermare la mano di un assassino". "Non chiedo i soldi - chiarisce il produttore della Taodue - ma uno spazio per farlo". A buon intenditor...!