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Haiti: MSF, "l'accesso alla salute è inesistente per la maggior parte della popolazione"
Due anni dopo il terremoto che ha distrutto un intero Paese, il sistema sanitario a Port-au-Prince e nelle aree circostanti è ancora allo sbando e molti haitiani, soprattutto bambini, non possono permettersi a cure mediche d'urgenza
"A due anni dal terremoto ci sono ancora 500mila sfollati che vivono in condizioni estremamente precarie e di fatto l'accesso alla salute ancora non esiste per la maggior parte della popolazione vulnerabile e per chi abita troppo lontano dai centri urbani o per chi non ha i mezzi economici che gli permettono di curarsi nelle strutture sanitarie private esistenti". È il racconto del capo missione di Medici Senza Frontiere ad Haiti, Gerard Bedcock, nel giorno del secondo anniversario dal sisma che, il 12 gennaio 2010, ha distrutto un intero Paese. Oggi Haiti è uno Stato ancora in ginocchio, devastato da un'epidemia di colera che ha già ucciso circa 7mila persone e infettandone altre 520mila e dove curare malattie fisiche e psicologiche provocate dalla calamità, per migliaia di persone è un lusso che non ci si può permettere.
"Molte strutture sanitarie della capitale sono scomparse il 12 gennaio 2010. Prima di quella data - spiega Bedcock nel viedo pubblicato sul sito web di MSF - erano comunque già sotto dimensionate e non completamente operative. Il terremoto ha portato alla luce ed esacerbato i deficit del sistema sanitario haitiano. Ci vorrà molto tempo per ricostruirlo". "Nel frattempo - aggiunge - stiamo lavorando per riempire il più possibile le lacune nelle cure mediche e rispondere a potenziali nuove emergenze, come il colera".
Ad oggi, dunque, la situazione sembra essere più drammatica rispetto due anni fa: migliaia di persone vivono ancora in condizioni terribili e in accampamenti di fortuna, l'accesso all'acqua potabile e a strutture igieniche adeguate è possibile solo per il 2% della popolazione soprattutto nelle aree rurali e remote. "Questa situazione - precisa Wendy Lai, coordinatore medico di MSF - favorisce la diffusione di malattie infettive. Nonostante il numero di nuovi casi sia diminuito considerevolmente, registriamo ancora centinaia di casi ogni settimana e il rischio di recrudescenze stagionali rimane molto elevato. Dobbiamo essere molto vigili".
Quello del terremoto di Haiti rappresenta sicuramente uno degli interventi più grandi di Medici Senza Frontiere dalla sua costituzione in termini logistici, di risorse umane coinvolte, soprattutto, di risorse finanziarie necessarie. In due anni solo per curare l'epidemia di colera MSF ha speso fino ad oggi 45 milioni di dollari, mentre 237 milioni di dollari sono stati necessari per le risorse umane, le attività mediche, i trasporti e lo stoccaggio, costruzione e logistica. Attualmente una parte degli ospedali dell'organizzazione internazionale che funzionavano prima del terremoto e quelli allestiti subito dopo l'emergenza, funzionano a pieno regime. Per questo la spesa di bilancio per il solo 2012 è destinata ad aumentare toccando quota 47 milioni di dollari.
A complicare ulteriormente la situazione, l'insediamento da qualche mese del nuovo presidente, Michel 'Sweet Micky' Martelly, 50 anni, di professione cantante e nessuna esperienza politica fino al momento del trionfo elettorale. Nonostante la sua vittoria alle presidenziali 'Sweet' non è riuscito ad avere il controllo del Parlamento e oggi, si trova a dover gestire un'emergenza mai cessata. Una difficoltà in più per un Paese ancora in ginocchio definito da molti "più sfortunato dell'intera America Latina". Lavorare in queste condizioni non è facile, per questo nel secondo anniversario della tragedia, dalle pagine del sito internet, Medici Senza Frontiere ringrazia "i milioni di persone che in tutto il mondo hanno dato il proprio contributo finanziario alla sua massiccia opera di soccorso a Haiti e alle migliaia di persone dello staff nazionale e internazionale che si sono mobilitate immediatamente dopo il terremoto del 12 gennaio 2010".
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- Medici senza Frontiere
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