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Da Bush a Obama, Guantánamo 10 anni dopo
Sono ancora 171 i prigionieri nel centro di detenzione Usa della base navale a Cuba, 48 di loro non potranno essere processati né rilasciati. Il focus in dettaglio nel dossier di Amnesty International
Fonte: Amnesty International
"Guantánamo ha finito per diventare il simbolo di 10 anni di sistematica mancanza di rispetto per i diritti umani da parte degli Usa nella loro reazione agli attacchi dell'11 settembre. Il governo statunitense ha violato i diritti umani dal primo giorno di apertura del centro di detenzione e continua a violarli ora che entriamo nell'undicesimo anno". Parla così Rob Freer, ricercatore di Amnesty International, del campo di prigionia della base navale di Guantánamo a Cuba, nel giorno della pubblicazione del rapporto 'Guantánamo: un decennio di danni ai diritti umani', in coincidenza col decimo anniversario del trasferimento dei primi detenuti l'11 gennaio 2002.
Un dossier che mette in luce il trattamento illegale subito dai detenuti, spiegando le ragioni per cui il centro di detenzione continua a rappresentare un attacco ai diritti umani. Aperto per la detenzione e l'interrogatorio di sospetti terroristi stranieri legati alla rete di Al Qaeda, poco dopo l'avvio della guerra in Afghanistan in seguito agli attentati dell'11 settembre 2011, il campo di prigionia di Guantánamo fu costituito fuori dal territorio americano in modo da non sottostare al sistema giudiziario statunitense. E l'amministrazione Bush sostenne fin dall'inizio che i militanti islamici non erano soldati di eserciti regolari e non venivano quindi protetti dalla convenzione di Ginevra.
Si apriva così il carcere più controverso del mondo, simbolo degli eccessi della guerra al terrorismo dell'era Bush, che il presidente Barack Obama ha poi invano promesso di chiudere. Nonostante l'impegno del presidente degli Stati Uniti per far chiudere Guantánamo entro il 22 gennaio 2010, alla metà dello scorso dicembre nel centro detentivo rimanevano ancora171 uomini, di cui almeno 12 trasferiti l'11 gennaio di 10 anni fa: uno di essi sta scontando una condanna all'ergastolo inflitta da una commissione militare nel 2008, gli altri 11 non sono mai stati incriminati.
[Camp X-Ray, Guantánamo Bay, 2002. Fionte: Amnesty International]
"Fino a quanto gli Usa non considereranno queste detenzioni come una questione di diritti umani - ha commentato Freer -, l'eredità di Guantánamo sopravvivrà, a prescindere se verrà chiuso o meno". Secondo il dossier di Amnesty International, tra coloro che sono tuttora detenuti a Guantánamo, ci sono persone che gli Usa hanno sottoposto a torture e a sparizione forzata prima di essere trasferite nel centro di detenzione con scarsa, se non nulla, assunzione di responsabilità per questi crimini di diritto internazionale, commessi nel contesto di un programma di detenzioni segrete portato avanti sotto l'autorità presidenziale. Il governo Usa, prosegue il dossier, ha sistematicamente impedito ogni tentativo, da parte degli ex detenuti di Guantánamo, di ottenere una riparazione per queste violazioni dei diritti umani. Il Rapporto di Amnesty International sottolinea che, nonostante le promesse di Obama, la chiusura il campo di prigionia di Guantánamo entro un anno si èscontrato con una serie di problemi tecnici e pratici. Primo fra tutti, il rifiuto del Congresso al trasferimento dei detenuti e allo svolgimento dei processi sul suolo americano, venendo così meno al suo dovere di ottemperare ai principi del diritto internazionale dei diritti umani da applicarsi in questo contesto.
Lo scorso novembre si è aperto a Guantánamo il processo contro Abd al Rahim al-Nashiri, uno de presunti responsabili dell'attacco terroristico contro la portaerei Uss Cole, ed è il primo procedimento secondo le nuove regole stabilite dall'amministarzione Obama che vietano le prove ottenute con mezzi ritenuti degradanti e inumani, come il 'waterboarding' [1]. "In base al diritto internazionale, le leggi e le politiche nazionali - ha affermato ancora Rob Freer - non possono essere invocate per giustificare il mancato rispetto degli obblighi derivanti dai trattati. È un modo inadeguato di rispondere, quello di una branca del governo che addossa a un'altra un fallimento in tema di diritti umani". "Il diritto internazionale - ha concluso l'esponente di Amnesty International - richiede che siano trovate soluzioni, non alibi".
MATERIALI
- Rapporto 'Guantánamo: un decennio di danni ai diritti umani' (Amnesty International)
- Guantánamo 10 anni dopo: cronologia (Amnesty International)
- Guantánamo 10 anni dopo: fatti e cifre (Amnesty International)
LINK
- Amnesty International
NOTE
[1] Il 'waterboarding' è una forma di tortura, che consiste nell'immobilizzare un individuo disteso con la testa verso il basso e i piedi verso l'alto e versargli acqua sulla faccia. Si tratta di una forma di annegamento controllato, in quanto l'acqua invade le vie respiratorie, inducendo il riflesso faringeo. Il soggetto sottoposto a tortura dell'acqua, non può controllare il flusso dell'acqua né interromperlo o sottrarvisi, e quindi ritiene che la propria morte sia imminente. La morte per soffocamento può sopravvenire se la tortura dell'acqua non è interrotta.
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