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Medio Oriente: in Arabia banditi gli uomini dai negozi di lingerie femminile
La legge che vieta ai maschi di lavorare in questi esercizi è del 2006 ma non è mai entrata in vigore a causa dell'opposizione religiosa. Oggi migliaia di ragazze potranno trovare un'occupazione nei di abbigliamento per signora e di cosmesi.
Fonte: www.iljournal.it
Dopo la revisione di due norme restrittive come l'introduzione del diritto di voto a Riad e la decisione del governo iraniano di eliminare il chador dal loro guardaroba, la nuova svolta per le donne islamiche arriva ora dal mondo del lavoro. Per volere di re Abdullah, infatti, a partire dal 2 gennaio scorso, agli uomini è vietato lavorare negli oltre 7mila negozi di abbigliamento per signora e di lingerie femminile del Paese, evitando così l'imbarazzo di dover spiegare la propria fisicità e le proprie misure, soprattutto di capi intimi.
Una rivoluzione socio-culturale senza precedenti che rende attivo un divieto già esistente dal 2006, ma mai entrato in vigore a causa di una ferrea opposizione religiosa e dei conservatori. Ora il decreto di re Abdullah, che si inserisce nel programma di riforme avviato dalla monarchia saudita dopo i tragici eventi della Primavera araba, permetterà a molte ragazze di esercitare un'occupazione prima appannaggio esclusivo degli uomini. Secondo le stime riportate dal quotidiano inglese Telegraph, saranno circa 44mila posti di lavoro messi a disposizione in questo genere di esercizio commerciale.
In un Paese ultraconservatore, dove la segregazione di genere è imposta rigorosamente e dove si evita accuratamente la promiscuità di genere soprattutto nei luoghi pubblici, il decreto del re Abdullah rappresenta una svolta socio-culturale. Una decisione che le stesse donne saudite hanno definito "positiva e coraggiosa", tanto da essere sostenuta via Internet dalla campagna "Basta imbarazzo", e che abbatte uno dei muri più alti eretti dal regime, quello del lavoro. Nonostante oggi le donne saudite ricoprano posizioni di alto livello nell'insegnamento universitario, come ingegneri, medici, infermieri, la rigida applicazione della legge islamica impone loro l'accompagnamento di parenti maschi durante gli acquisti.
Da questo punto di vista, dunque, la decisione sembra aver sortito l'effetto sperato: secondo il ministero del Lavoro saudita, riportato poi dal Telegraph, nonostante la perdita del lavoro di molti uomini, sono circa 28mila le donne che hanno già iniziato a lavorare in questi negozi. Ma come era facile intuire, l'evoluzione femminile non piace ai capi religiosi e ultraconservatori che leggono in questa apertura una violazione alla legge islamica: "L'occupazione delle donne nei negozi che vendono abbigliamento femminile e una donna faccia a faccia con un uomo per vendere qualcosa senza pudore o vergogna - ha detto il rappresentante religioso più anziano, lo sceicco Abdul-Aziz Al Sheikh - possono portare a illeciti e il peso di tutto ciò ricadrà sui proprietari dei negozi".
Un'esortazione fin troppo esplicita verso i proprietari dei negozi a temere Dio e non cedere al compromesso sulle questioni tabù. Un'esortazione fin troppo esplicita verso i proprietari dei negozi a temere Dio e non cedere al compromesso sulle questioni tabù. Per questo se da una parte la decisione di aprire al lavoro femminile segna una timida apertura della monarchia, ma in un Paese in cui ad esempio la guida è ancora bandita per le donne, la via per la loro emancipazione completa sembra essere ancora lunga.
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