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Medio Oriente: concessioni alle donne islamiche per vincere le elezioni

Il diritto di voto a Riad così come l'ok a vestire secondo la moda Occidentale in Iran: è polemica sulle decisioni che fanno leva sul desiderio di emancipazione femminile annunciate solo per cercare di non perdere consensi politici

» Asia e Medio Oriente Francesca Nanni - 30/12/2011

Cercare di vincere le elezioni politiche allentando la presa sulle regole restrittive imposte alla vita delle donne islamiche. Era già accaduto lo scorso settembre quando, pochi giorni prima delle elezioni, Re Abdullah bin Abdul Aziz annunciò l'introduzione del diritto di voto per le donne saudite di Riad a partire, però, dal 2015. Una concessione apparsa fin da subito come una strategia ad hoc, ma soprattutto come diversivo politico per cercare di spegnere il clamore mediatico provocato dagli scontri della 'primavera araba'. Oggi a far discutere è la decisione del governo iraniano di Mahmoud Ahmadinejad di eliminare il chador dal guardaroba delle donne di Teheran. Una svolta destinata a stravolgere il rigidissimo codice di abbigliamento della Repubblica Islamica, ma soprattutto la percezione stessa della donna.

Così, secondo quanto stabilito dal governo, infatti, al posto del 'chador' (il lungo velo che lascia scoperto solo il viso, ndr), sarà possibile indossare cappotti sbottonati che mettono in mostra la silouette corpo e 'hijab' (ossia grandi foulard indossati come veli che coprono a malapena il capo, ndr). Una vera e propria linea di abbigliamento approvata dallo stesso regime di Ahmadinejad, che si avvicina al modo di vestire più Occidentale, ma che riflette, infondo, l'attuale scontro tra il clero conservatore e l'ala 'laicista' vicina allo stesso presidente Ahmadinejad, che viene accusata di deviazionismo e di voler rifondare i valori di riferimento del Paese.

La notizia, che fatto in breve tempo il giro del mondo, è stata pubblicata qualche giorno fa dal quotidiano americano Washington Post che ha sottolineato come, nonostante qualcuno l'abbia già definita la "svolta fashion del governo iraniano", molti esperti vedano in questa decisione "un'operazione mirata a catturare i voti del ceto medio in vista delle prossime elezioni", proprio come accaduto lo scorso settembre a Riad. Secondo il quotidiano statunitense, se da una parte le donne islamiche si dicono "entusiaste" della decisione, sperando così in una definitiva apertura del regime alle donne, a protestare maggiormente sono i capi religiosi, gli ayatollah, che ricordano a gran voce i principi dell'Islam, secondo cui "serve una grande moralità in pubblico". La loro, però, sembra una battaglia persa da tempo. "Sempre più ragazze infatti - scrive il Washington Post - indossano abiti occidentali, arrivando perfino a tingersi di biondo platino, giocando sul sottile filo di ciò che è lecito e ciò che non lo è".

Una ribellione ha causato spesso alle ragazze seri problemi fino all'arresto. Sono centinaia ogni anno le ragazze che vengono incarcerate perché trovate con l'hijab fuori posto o per non aver obbedito al codice di abbigliamento. Per questo la nuova linea di abiti voluta da Ahmadinejad, porterà sì una ventata di colore e innovazione "fashion" che concilierà moda e tradizione, ma ogni capo dovrà essere conforme con i valori fondamentali della Repubblica Islamica. Di fatto, spiega il Washington Post il regime controllerà attraverso un ok finale tutti gli abiti che le donne iraniane indosseranno in futuro: "Vogliamo mettere dei codici sugli abiti approvati ufficialmente dal governo e fornire un permesso scritto alle donne che decideranno di indossarli in modo da impedire che siano arrestate", ha spiegato al quotidiano americano Zahra Ranjbar, organizzatrice dell'evento 'Fashion-Show', qualche giorno fa, voluto dal ministero della Cultura del governo Ahmadinejad e della Guida Islamica per mostrare alcuni degli abiti scelti per questa storica rivoluzione.

Traducendo il fenomeno del velo in numeri, il Washington Post sottolinea come "le aperture sul codice di abbigliamento riflettano le trasformazioni in corso nella società iraniana, composta per il 70% da giovani under 35". "Sempre più donne - si legge nell'articolo - anche quelle filo-conservatrici, oggi guardano su internet video e film occidentali, postano i loro messaggi su Facebook e, nel caso possano permetterselo, trascorrono le loro vacanza sulle spiagge turche o di Dubai". "Sono abituate, quindi, ad un certo modello di vita e non vogliono rinunciarvi anche a costo di rischiare il carcere".
 
Resta comunque il fatto che per la maggioranza degli esperti conclude il Washington Post "la querelle sulla linea di moda del governo sembra aprire un nuovo capitolo dello scontro ai vertici della Repubblica Islamica tra Ahmadinejad e la Guida Suprema Khamenei, sostenuto dai 'falchi' dello schiramento ultraconservatore. Sullo sfondo la lotta già aperta per le elezioni parlamentari di marzo, vero banco di prova dei rapporti di forza nel campo conservatore in visto della 'battaglia' per la presidenza dell'anno successivo".