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Istat: 2 mln di italiani cercano un lavoro. Ai politici gli stipendi più alti

Il focus dell'annuario statistico: sono oltre 22 mln gli occupati, 153mila in meno del 2010, mentre crescono dell'8,1% le persone che cercano un impiego, il 40% dei quali è under 30. A Palazzo Chigi stipendi in crescita

» Cronaca Italia Redazione/GP - 16/12/2011
Fonte: Immagine dal web

Spetta ai dipendenti della Presidenza del Consiglio il primato dell'aumento di stipendio più alto nel 2010. Secondo i dati pubblicati dall'Annuario Statistico dell'Istat presentato il 16 dicembre, risulta che tra il 2009 e il 2010 i dipendenti di Palazzo Chigi hanno visto aumentare la loro retribuzioni contrattuali del 15,2% (+9,9% se si tiene conto delle retribuzioni orarie). La graduatoria contenuta nelle tabelle evidenza al secondo posto i servizi a terra negli aeroporti (+5,2%), seguiti dai giornalisti, per i quali l'incremento è stato del 4,7%. Sotto il 4% gli aumenti delle retribuzioni di categorie come i portuali, gli impiegati nel settore delle telecomunicazioni e nella ricerca (+3,7% per tutti). Una fotografia fedele dell'Italia che cambia, che non lascia spazio a segnali positivi per l'anno appena trascorso caratterizzato, invece, da un Paese "cassintegrato", da una diminuzione generalizzata in termini di occupazione, retribuzioni e istruzione. A livello lavorativo, infatti, nel 2010 quattro disoccupati su dieci sono al di sotto dei 30 anni, circa 834mila giovani, ovvero il 39,7% della popolazione. Ecco nel dettaglio alcuni punti salienti contenuti nell'Annuario dell’Istat:

ITALIA, UN PAESE SEMPRE PIÙ ANZIANO. Con oltre 561mila nascite rispetto alle oltre 568mila del 2009, il 2010 registra uno dei livelli più bassi di natalità che la storia del Paese ricordi. Nonostante questa battuta d'arresto anagrafica, però, crescono i residenti nel Paese, soprattutto grazie agli stranieri. Alla fine del 2010 la popolazione italiana conta oltre 60 milioni di residenti, 286mila in più rispetto il 2009: di questi, però 1 su 5 ha più di 65 anni e gli ultraottantenni sono ormai il 6% della popolazione. L'incremento si deve al saldo attivo del movimento migratorio (+311.658 unità) che, pur in calo, neutralizza l'effetto negativo del saldo naturale (-25.544 unità).

ULTRAOTTANTENNI, SONO 6 ITALIANI SON 100. Rappresentano il 6% della popolazione: sono gli over 80 che a fine 2010 rappresentano una fetta importante della cittadinanza italiana. L'indice di vecchiaia (calcolato come il rapporto tra la popolazione con più di 65 anni e quella con meno di 15) raggiunge il valore di 144,5 a livello nazionale; tuttavia, mentre il processo di invecchiamento prosegue nel Mezzogiorno (che resta comunque la ripartizione con maggiore equilibrio fra giovani anziani), nelle altre aree del Paese si registra un lieve calo. Stabile risulta la graduatoria internazionale (dati 2009): la Germania, con un indice pari a 150,2, si conferma il paese con la struttura per età più "vecchia", seguito da Italia (144), Grecia (131,9) e Bulgaria (129,2).

MATRIMONIO, CROCE E DELIZIA DEGLI ITALIANI. Prosegue anche nel 2010 il trend discendente delle unioni registrato dopo la ripresa del 2007. Con oltre 13mila matrimoni in meno celebrati (217.185), il tasso di nuzialità scende dal 3,8 al 3,6 per mille. Il matrimonio religioso resta la scelta più diffusa in tutta la Penisola (63,1%): nelle regioni meridionali la percentuale sale al 77,6%, contro il 51,4% del Nord e il 55,1% del Centro.

UN PAESE SEMPRE PIÙ MULTIETNICO. La popolazione straniera ha residente in Italia ha superato quota 4,5 milioni, è il 7,5% della popolazione totale e proviene per la maggior parte dall'Unione europea (29,2%), dall'Europa centro-orientale (24,0%) e dall'Africa settentrionale (14,9%). Si tratta per lo più di giovani: quasi la metà dei cittadini stranieri ha un'età compresa fra i 18 e i 39 anni, mentre oltre uno su cinque è minorenne.
 
UNIVERSITÀ, MATRICOLE IN CADUTA LIBERA, -0,4%. Continua la flessione delle matricole negli atenei italiani: nell'anno accademico 2009/2010 sono circa 295mila i giovani iscritti per la prima volta all'università, circa 1.200 in meno rispetto all'anno precedente (-0,4%), a  conferma della flessione delle immatricolazioni iniziata nel 2004/2005 che ha riportato il numero delle nuove iscrizioni a un livello prossimo a quello rilevato alla fine degli anni Novanta. La diminuzione, spiega l'Istat, riguarda i corsi di laurea del vecchio ordinamento (-25,9%) e quelli di durata triennale (-1,3%), mentre i corsi di laurea specialistica/magistrale a ciclo unico registrano un incremento del 6,5%. Nel complesso, la popolazione universitaria è composta da 1 milione 799mila studenti con una mobilità territoriale piuttosto elevata. La partecipazione agli studi universitari risulta particolarmente alta in Molise, Abruzzo, Basilicata: in queste regioni più di un residente di 19-25 anni su due è iscritto a un corso accademico. Le donne sono più propense degli uomini a proseguire gli studi oltre la scuola secondaria (le diplomate che si iscrivono a un corso universitario sono circa 68 su 100, i diplomati 58) ma anche a portare a termine il percorso accademico: le laureate sono circa 22 ogni 100 venticinquenni contro i 15 laureati ogni 100 maschi della stessa età.

SPESA PUBBLICA IN AUMENTO: 29,9% DEL PIL NEL 2010. Ammonta a circa 463 miliardi di euro la spesa per la protezione sociale sostenuta in Italia nel 2010, il 29,9% del prodotto interno lordo. Quasi 434 miliardi (93,6% della spesa totale) sono stati spesi dalle amministrazioni pubbliche, destinati per 412 miliardi alle prestazioni per i cittadini, il 2,5% in più dell'anno precedente, con un'incidenza del 26,6% sul Pil (26,5% nel 2009) e del 55,8% sulla spesa pubblica corrente. E va alla previdenza, sottolinea l'Istat, la fetta più grande di risorse. Quasi due terzi della spesa delle amministrazioni pubbliche, infatti, si concentra nella previdenza (66,4%), alla sanità è destinato il 25,6% e all'assistenza il restante 8%. L'incidenza sul prodotto interno lordo è pari al 17,7% per la previdenza, al 6,8% per la sanità, al 2,1% per l'assistenza. Oltre metà della spesa, rileva ancora l'Istat, è finanziata dai contributi sociali. Fra le fonti di finanziamento, i contributi sociali rappresentano il 52,8% del totale (55,6% nel 2007). Fra il 2007 e il 2010 i contributi sociali effettivi a carico dei datori di lavoro, che hanno beneficiato in questo arco di tempo di sgravi contributivi per quasi 26 miliardi di euro, crescono in media dello 0,8%, quelli a carico dei lavoratori (dipendenti e indipendenti) dell'1,8%. La seconda voce rilevante, pari al 46,2%, è quella delle contribuzioni diverse, costituita in gran parte da trasferimenti statali (74,2% nel 2010 contro il 70% del 2007).

INDUSTRIA, "EPPUR SI MUOVE": +6,5% NEL 2010. Attività industriale in ripresa nel 2010, come evidenzia il confronto tra i valori fatti registrare dal settore l'anno precedente: rispettivamente +6,5% e -18,8%. Nel dettaglio, i dati dell'annuario Istat evidenziano una crescita più accentuata nel comparto della fabbricazione di macchinari e attrezzature (+16,5%), seguiti dalle apparecchiature elettriche e non elettriche per uso domestico (+12,9%). Vengono dopo la metallurgia e la fabbricazione di prodotti in metallo (+10%). Ultimo, e in controtendenza rispetto al trend positivo fatto segnare dagli altri, il settore dell'estrazione di minerali da cava e miniera (-1,5%).

IMPRESE SEMPRE PIÙ INTERNAZIONALI. Cresce il livello di internazionalizzazione delle imprese italiane che nel biennio 2010-2011 mostrano una significativa propensione all'espansione all'estero: infatti, oltre il 39% dei gruppi attivi nei servizi e più del 30% di quelli industriali hanno dichiarato di aver progettato o già realizzato nuovi investimenti di controllo fuori confine. Nel 2009 la presenza italiana all'estero si conferma rilevante e geograficamente diffusa, con oltre 21 mila controllate in 165 paesi, che impiegano 1,5 milioni di addetti con un fatturato di 378 miliardi. È la Romania il Paese al primo posto per numero di imprese a controllo italiano: le 3.282 affiliate italiane impiegano oltre 116 mila addetti, realizzando un fatturato di 5,3 miliardi di euro. Fra le nuove mete di espansione ci sono India, Usa, Canada e America centro meridionale, mentre si riduce il peso degli investimenti nell'Unione europea.