Economia e Lavoro » Economia » Cronaca economica

Bankitalia: famiglie italiane meno ricche, ma tengono il confronto con gli altri Paesi

I dati diffusi il 13 dicembre: tengono il mattone e il denaro liquido, male invece titoli e azioni. Il benessere complessivo rispetto alla fine del 2009 è diminuito dell'1,5%. Il 2011 segna un lieve rialzo dello 0,4% complice la ricchezza legata alla casa

» Cronaca economica Redazione/GP - 14/12/2011
Fonte: Sky tg24

Una lieve, timida, ripresa nel 2011 c'è stata, ma solo grazie alle attività reali (ossia beni immobili, terreni, oggetti di valore)[1]. Per il resto, il quadro disegnato dal Rapporto di Bankitalia su 'La ricchezza delle famiglie italiane', non lascia spazio a segnali rincuoranti. Secondo i dati del supplemento al bollettino statistico diffusi il 13 dicembre, infatti, dalla fine del 2007, da quando cioè aveva raggiunto i suoi livelli massimi, alla fine del 2010 la ricchezza netta delle famiglie italiane è diminuita del 3,2% pari a 8.640 miliardi di euro. Sempre in termini reali la ricchezza complessiva è scesa dell'1,5% tra il 2009 e il 2010. Di più, gli italiani stanno anche ricomponendo i loro portafogli finanziari: più liquidità, meno azioni e meno titoli di stato.

ANDAMENTO DELLE ATTIVITÀ REALI: IL MATTONE SALVA RICCHEZZA. Secondo il dossier di Bankitalia a fine 2010, tra le attività reali, le abitazioni rappresentavano quasi l'84% del totale delle attività reali, i fabbricati non residenziali meno del 6% per cento, Impianti, macchinari, attrezzature, scorte e avviamento hanno inciso per poco più del 45%, mentre i terreni e gli oggetti di valore hanno rappresento rispettivamente a circa il 4 e il 2%. Nel tempo però, a partire dal 1995, la composizione delle attività reali ha subito alcune variazioni rilevanti; la quota in abitazioni è aumentata di quasi 4 punti percentuali, mentre sono diminuite sia le quote relative ai terreni (-2,6), sia quella degli impianti, macchinari, scorte e avviamento (-0,6), sia la quota relativa agli oggetti di valore (-0,8). La quota dei fabbricati non residenziali è invece rimasta sostanzialmente invariata (fig1):


(Figura 1. Fonte: Bankitalia)

In termini di ricchezza, alla fine del 2010 la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane ammontava a oltre 4.950 miliardi di euro, corrispondenti in media a poco più di 200mila euro per nucleo, mentre tra la fine del 2009 e la fine del 2010, la ricchezza in abitazioni a prezzi correnti era aumentata dell'1%. Da qui, secondo i dati dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) dell'Agenzia del Territorio, durante la prima metà del 2011 i prezzi degli immobili sono aumentati dello 0,5% rispetto alla fine del 2010. Andamenti e flussi sulla base dei quali Bankitalia ipotizza un incremento del valore della ricchezza in abitazioni per i primi sei mesi del 2011 di poco superiore all'1% (fig.2):


(Fig.2. Fonte: Bankitalia)

ANDAMENTO ATTIVITÀ FINANZIARIE: PIÙ LIQUIDITÀ E MENO TITOLI. Secondo quanto si legge nel report di Bankitalia, alla fine del 2010 il flusso delle attività finanziarie[2] era detenuto per il 43,2% da obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni e altre partecipazioni e quote di fondi comuni di investimento. Il contante, i depositi bancari e il risparmio postale rappresentavano, invece, il 30% del complesso delle attività finanziarie mentre la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli pubblici italiani era pari al 5%. Le riserve tecniche di assicurazione, che rappresentano le somme accantonate dalle assicurazioni e dai fondi pensione per future prestazioni in favore delle famiglie, ammontavano al 18,6% del totale delle attività finanziarie (fig.3):


(Fig.3. Fonte: Bankitalia)

Nel 2010, dunque, è proseguita la ricomposizione dei portafogli delle famiglie verso forme di investimento più
liquide, quali i depositi in conto corrente e il risparmio postale, le cui quote di ricchezza finanziaria sono ulteriormente cresciute rispetto al 2009 (rispettivamente di 0,2 e 0,4 punti percentuali). Rispetto al 2009, prosegue il dossier  di via Nazionale, la quota di ricchezza detenuta in titoli pubblici italiani si è invece ridotta di quasi un punto percentuale così come quella detenuta in azioni e partecipazioni (un punto percentuale), completamente ascrivibile alla riduzione della quota di titoli italiani. È continuata la ripresa, seppur debole, della ricchezza detenuta dalle famiglie in fondi comuni d'investimento dopo la caduta del 2008. Anche in questo settore, però, si sono registrate nel tempo alcune variazioni. L'aumento di circa 8 punti percentuali della quota di attività finanziarie in obbligazioni private italiane (dal 2,4 al 10,2%) di quella in riserve tecniche di assicurazione (dal 10 al 18,6%) sono state compensate dalla forte contrazione delle quote di attività finanziarie in depositi bancari e in titoli pubblici italiani (rispettivamente dal 30,2 al 18,3 e dal 18,9 al 5%).

RICCHEZZA SI’, MA SOLO PER POCHI. La ricchezza delle famiglie italiane, si legge ancora nel report di Bankitalia, è concentrata nelle mani di pochi, con il 10% dei nuclei familiari più ricchi che possiede quasi la metà (45%) della ricchezza complessiva. La distribuzione della ricchezza è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza e, all'opposto, poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata. Alla fine del 2008, spiega Via Nazionale, la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 10% cento della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco deteneva quasi il 45% della ricchezza complessiva.

BUONO IL CONFRONTO CON GLI ALTRI PAESI. Nonostante il calo del benessere, però, secondo Bankitalia gli italiani vincono il confronto internazionale a alla fine del 2009 la ricchezza netta era pari a 8,3 volte il reddito disponibile lordo delle famiglie italiane, rapporto in linea con quello del Regno Unito (8), lievemente superiore a quelli della Francia (7,5) e del Giappone (7) e significativamente superiore a quelli del Canada (5,5) e degli Stati Uniti (4,9). Le attività reali in rapporto al reddito disponibile lordo detenute alla fine del 2009 dalle famiglie italiane (5,6) superavano quelle delle famiglie residenti in Francia (5,5), nel Regno Unito (5,1) e soprattutto quelle negli Stati Uniti (2,1), in Giappone (3,3) e in Canada (3,4). Si conferma per l'Italia una maggiore propensione all'investimento immobiliare, che riflette tra l'altro una struttura del sistema produttivo che vede la preponderanza delle microimprese familiari, per le quali gli immobili costituiscono capitale d'impresa.

Alla fine del 2009 le attività finanziarie delle famiglie italiane risultavano pari a quasi 3,5 volte il reddito disponibile, un rapporto inferiore a quello di Giappone, Stati Uniti e Regno Unito, in linea con quello del Canada ma superiore a quello di Germania e Francia. Un risultato sul quale influisce la relativa minore rilevanza del sistema pensionistico pubblico nei paesi anglosassoni, che implica un maggior investimento in riserve tecniche di assicurazione. Sempre alla fine del 2009 l'ammontare di passività delle famiglie italiane era l'82 per cento del reddito disponibile, il valore più basso tra i paesi considerati: tale rapporto risultava pari a circa il 100 per cento in Germania e Francia, a quasi il 130 per cento negli Stati Uniti e in Giappone, al 150 nel Canada e al 170 nel Regno Unito.

MATERIALE
- Il Rapporto di Bankitalia 'La ricchezza delle famiglie italiane' (pdf)

NOTE
[1]
Le "attività reali" sono le componenti del patrimonio costituite da beni materiali di investimento e beni di consumo durevoli. Si contrappongono alle "attività  finanziarie"
.
[2[ Con "attività finanziarie" si intendono le attività economiche comprendenti mezzi di pagamento e strumenti finanziari come depositi, titoli, azioni, etc.