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Asili nido: tra caro rette e liste di attesa solo il 6% dei bambini ne può usufruire
Secondo i dati di Cittadinanzattiva le città più care sono al Nord, a Foggia l'incremento record (+55% rispetto al 2009/10). In media, il 25% dei bimbi non riesce ad accedervi, in Sicilia sono il 42%
Fonte: Immagine dal web
Che l'asilo nido comunale sia uno strumento efficace e fondamentale per favorire l'occupazione femminile attraverso una serie di servizi per l'infanzia accessibili e di buona qualità, è oramai un dato di fatto. Nonostante questo, però, in Italia è una politica di conciliazione che ha ancora bisogno di sviluppo. Nel Bel Paese, infatti, in media il 25% dei bambini resta in lista d'attesa, mentre a livello nazionale, la situazione è ai limiti della gravità a causa di grandi disparità di servizio. A Siracusa, ad esempio, le lista d'attesa riguardano il 79% dei bimbi, a Palermo il 78%, a Treviso il 75%, a Ragusa il 64% e a Crotone il 60%. Queste cinque città detengono il primato della difficoltà di mandare i figli al nido comunale.
È quanto emerso dal dossier di Cittadinanzattiva, pubblicato lo scorso settembre, che sottolinea, inoltre, come le cifre raccolte, siano lontane dall'obiettivo comunitario del 33% per la copertura del servizio, fissato due anni fa dall'Agenda di Lisbona. In quella occasione, infatti, il Consiglio d'Europa ha stabilito, per tutti gli Stati membri, lo sforzo di fornire servizi per l'infanzia in misura tale da coprire, entro il 2010, almeno il 90% dei bambini fra 3 e 6 anni ed almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni.
Da questo punto di vista, l'Italia sconta sicuramente grandi ritardi rispetto al resto dei paesi europei, dove in pole position ci sono Danimarca, Svezia e Islanda con una copertura del 50% dei bambini di età inferiore ai tre anni, seguiti da Finlandia, Paesi Bassi, Francia, Slovenia, Belgio, Regno Unito e Portogallo (con valori tra il 50% e il 25%). Una situazione, quella del Bel Paese, strettamente legata alla visione tradizionale della "cura" dei bambini, delegata esclusivamente alla famiglia. I nidi di infanzia sono presenti soprattutto nelle aree cittadine e rappresentano una sorta di "ultima spiaggia" per i genitori entrambi lavoratori.
LA COPERTURA DEL SERVIZIO ASILO NIDO. La differenza tra il Nord e il Sud del Paese non si limita solo ai costi (le 10 città più care sono tutte del Nord), ma riguarda anche il numero di nidi sul territorio: sempre secondo gli ultimi dati del ministero dell'Interno, aggiornati al 2009, la regione che emerge per il più elevato numero di nidi è la Lombardia con 660 strutture pubbliche e poco più di 29mila posti disponibili, seguita da Emilia Romagna (593 nidi e quasi 25.000 posti) e Toscana (456 nidi e 15.600 posti), ultima il Molise con soli sei asili per 300 posti disponibili. A livello nazionale, a più di trent'anni dalla legge 1044/1971 che istituì gli asili nido comunali, se ne contano 3.424 (a fronte dei 3.800 asili pubblici previsti già per il 1976), un numero insufficiente benché in crescita rispetto ai 3.184 registrati nel 2007. Di essi, il 44% è concentrato nei capoluoghi, per complessivi 141.210 posti disponibili (circa la metà presso città capoluogo). Il servizio di asilo nido pubblico è presente solo nel 18% dei comuni italiani; nel loro insieme il 60% è concentrato nelle regioni settentrionali, il 27% al Centro e solo il restante 13% al Sud.
LE LISTE DI ATTESA. Dall'analisi dei dati del ministero dell'Interno relativi al 2009, elaborati da Cittadinanzattiva, emerge che il numero degli asili nido comunali ammonta a 3.424 (-0,4% rispetto al 2008) con una disponibilità di 141.210 posti (+0,8% rispetto al 2008). In media il 25% dei richiedenti rimane in lista d'attesa. Il poco edificante record va alla Sicilia con il 42% di bimbi in lista di attesa, seguita da Toscana e Puglia (33%). In base agli stessi dati, a Roma il 31% dei bambini è risultato in lista d'attesa e a Milano soltanto l'1%. Facendo un confronto tra i posti disponibili e la potenziale utenza (numero di bambini in età 0-3 anni) in media in Italia la copertura del servizio è del 6,2% (percentuale che sale all'11,7% se consideriamo solo i capoluoghi di provincia). Guardando alle Regioni nel complesso, il dato sale a un massimo del 15,7% in Emilia Romagna ed un minimo dell'1% scarso in Calabria e Campania.
LE 10 CITTÀ PIÙ E MENO CARE. L'analisi, svolta dall'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200€ e relativo Isee di 19.900€. I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (anni scolastici 2009/10 e 2010/11) delle Amministrazioni comunali interessate all'indagine (tutti i capoluoghi di provincia). Oggetto della ricerca sono state le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana. Così si scopre che la Calabria è la regione più economica (110€), Lombardia e Valle d'Aosta le più costose con non meno di 400€ di spesa media. Nella top ten delle 10 città più care, tra quelle che offrono il servizio a tempo pieno, si confermano, rispetto al 2009/10, Lecco dove la spesa per la retta mensile, di 537€, Belluno (525€ mese per il tempo pieno) supera di 316€, e poi Sondrio, Bergamo, Mantova, Cuneo, Forlì, Udine e Pavia, mentre Pisa subentra a Treviso. Nella graduatoria delle 10 città meno care, prevalgono le realtà del Centro-Sud e, in assoluto, la città più economica risulta Catanzaro(80€), seguita da Vibo Valentia, Cagliari e Roma. 
"In tema di asili nido comunali - ha commentato Antonio Gaudioso, vicesegretario generale e responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva - l'Italia sconta un ritardo strutturale ormai conclamato, espressione di una attenzione alle esigenze delle giovani coppie vera solo sulla carta, pur se sbandierata ad ogni campagna elettorale". "Purtroppo - ha aggiunto - i tagli agli enti locali previsti dall'attuale manovra finanziaria non faranno che peggiorare la situazione dal punto di vista sia della qualità del servizio che dei costi". "Il dato di fondo resta sempre l'enorme scarto esistente tra le esigenze delle famiglie e la reale possibilità di soddisfare tali esigenze, tenuto anche conto che ormai per una famiglia la spesa media mensile per la retta del nido comunale ammonta al 12% della spesa media mensile totale".
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