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INTERVISTA - Rosalba Panzieri: "In questo spettacolo ci ho messo il cuore"
La scrittrice reatina ha debuttato al teatro Quirino di Roma il 3 dicembre scorso con una pièce incentrata su un nuovo, possibile rapporto medico-paziente. L'autrice: "Porteremo in scena questo spettacolo nelle corsie dei maggiori ospedali italiani".
Titolo: Rosalba Panzieri in un momento dello spettacoloFonte: Arpanet Editore
'Il disegno sul cuore', questo il titolo dello spettacolo teatrale scritto e interpretato da Rosalba Panzieri, giovane autrice di talento. "La sfida che ci siamo posti - ha raccontato la Panzieri a NanniMagazine.it - è quella di 'umanizzazare la medicina' e creare un nuovo rapporto tra i due attori protagonisti di ogni malattia: il medico e il paziente". Dopo lo spettacolo d'esordio al teatro Quirino di Roma, sabato 3 dicembre, la pièce sarà rappresentata esclusivamente nelle corsie degli ospedali italiani, "per coinvolgere le persone che non potrebbero recarsi a teatro per problemi di salute".
Operata al cuore da bambina e poi da adulta, Rosalba Panzieri parla della propria esperienza e di quella di tutte le persone che, come lei, hanno vissuto in prima persona il doloroso percorso della malattia. Primo attore dello spettacolo è senza dubbio il cuore, l'organo prezioso che ci tiene in vita e al quale da sempre associamo il sentimento massimo manifestato dall'uomo: l'amore. Per saperne di più su questo spettacolo e sull'umanizzazione della medicina, NanniMagazine.it ha raggiunto telefonicamente l'autrice per rivolgerle alcune domande:
Come nasce l'idea di 'Il disegno sul cuore'?
"L'idea è partita da molto lontano: è il risultato, anche se trasfigurato nella sua sostanza, di un'esperienza autobiografica. Nel 1982 ho subito un intervento al cuore a causa di una cardiopatia, sono stata la prima bambina in Italia ad essere sottoposta a questo tipo di intervento (particolarmente invasivo perché prevedeva una circolazione extracorporea). È stato il primo momento in cui, seppur con occhi di bambina, ho potuto constatare la 'forza' del rapporto medico-paziente e la 'forza' dell'amore di chi vive con il paziente quei momenti difficili. Crescendo ho intrapreso la mia strada professionale, quella letteraria. Attraverso la poesia e la narrativa ho toccato molteplici argomenti, che nulla avevano a che fare con le vicende del mio passato, finché mi sono sentita sufficientemente pronta ad affrontare di nuovo l'esperienza dell'intervento chirurgico e ne ho tratto un libro, 'Il disegno sul cuore', edito da Arpanet, che oltre ad evere una matrice autobiografica raccoglie le esperienze di tante persone (non soltanto pazienti, ma anche medici e paramedici). In seguito il libro è diventato uno spettacolo teatrale".
Perché ha scelto proprio il teatro per veicolare il suo messaggio?
"È stata una scelta naturale. Il palcoscenico è il 'luogo universale' dal quale si racconta, ci si mette in gioco, si trasmette emozione. Attraverso l'adattamento teatrale resta intatta la traccia letteraria di base, il testo, però è amplificato e arricchito dalla presenza di corpi che si muovono, suoni (parole e musiche) e scenografie. Questo spettacolo si incentra molto sulla parola, ma come un suono edificante, positivo, in grado di costruire un dialogo nuovo tra medico e paziente. Troppo spesso ci si dimentica che le persone che stanno affrontando un duro cammino, fatto di malattia e interventi chirurgici, danno alle parole un peso enorme (parole dei medici, parole dei familiari), molto maggiore della valenza che darebbe loro una persona sana. Mi sono poi resa conto che, se avessi portato in scena il mio spettacolo nei teatri, avrei perso una fetta di pubblico prezioso, ho scelto allora di rappresentare 'Il disegno sul cuore' nelle corsie degli ospedali italiani perché mi interessava dare la possibilità a chiunque di vedere lo spettacolo, coinvolgendo anche chi non è in grado di recarsi a teatro autonomamente".
[Un momento dello spettacolo]
Potenza della parola, abbiamo detto, ma lo spettacolo invita anche a riappropriarsi del corpo.
"Esatto, riappropriarsi del proprio corpo, delle sensazioni sottili. Percepire la malattia non soltanto come un evento infausto, ma scavare dentro noi e risalire alle cause che l'hanno 'azionata', o almeno interrogarsi su di esse. Ogni malattia è un messaggio: è il nostro corpo che ci avverte che qualcosa non va, e quando si ammala pesantemente il corpo, vuol dire che anche la nostra anima e il nostro spirito sono malati, e occorre risanare l'uno e gli altri. Platone ha detto: "Non si può cercare di guarire il corpo senza cercare di guarire l'anima", trovo sia giustissimo, anima e corpo vivono una simbiosi inscindibile, e in questo senso il rapporto medico-paziente e il rapporto paziente-familiari assume un ruolo chiave, fondamentale per la guarigione, al di là della cura farmacologica o dell'azione chirurgica. Pensiamo all'importanza della gestualità corporea, una carezza, una mano stretta tra le tue, un abbraccio. La sfida che ci siamo posti con questo spettacolo è quella di creare, a lungo andare, un nuovo vocabolario tra medico e paziente, un nuovo modo di rapportarsi l'uno all'altro".
'Il disegno sul cuore' mira all'umanizzazione della medicina, vuol spiegare cosa intende?
"Umanizzare la medicina è scoprire un nuovo modo di rapportarsi tra cardiopatico e cardiochirurgo (se parliamo di intervento al cuore, ma il concetto evidentemente è valido in ogni ambito), un rapporto più umano perché più vero, spontaneo, emotivo. A livello di parola, è anche il superamento della barriera che si crea tra le due parti attraverso il tecnicismo dei termini medici, che tende a 'distanziare' e non favorisce l'incontro e lo scambio proficuo. Con questo non auspico la negazione della medicina o della sua terminologia necessariamente tecnica, auspico però un diverso rapporto, fatto anche di sensazione ed emozione condivisa tra le due parti. Medico e paziente, come ripeto spesso, sono due solitudini, il medico è solo nella decisione che può decretare la vita o la morte del proprio paziente, il paziente è solo nella malattia che lo ha colpito ed è solo quando entra in sala operatoria. Entrambe queste solitudini sono talmente forti (perché intrise di responsabilità o di angoscia a seconda delle parti), che possono unirsi in un sodalizio e in una alleanza che non ha pari in altri ambiti dell'esistenza".
Cardiopatico e cardiochirurgo come attori protagonisti dello stesso palcoscenico?
"Assolutamente. C'è un momento, quando si è in procinto di entrare in sala operatoria, in cui le parole cessano ed è lo sguardo a parlare: medico e paziente, in quel frangente, non potrebbero essere più vicini pur essendo su sponde opposte: il paziente affidato alle mani del chirurgo, e il chirurgo con una vita tra le proprie mani".
[Il professor Antonio Amodeo, fotografato da Michela Alessia Marcato, in uno degli scatti presentati durante lo spettacolo]
Lei ha vissuto in prima persona questa sensazione...
"Non soltanto da bambina. Mentre ero impegnata da due anni alla stesura di 'Il disegno sul cuore', la sorte ha voluto che fosse necessario un secondo intervento al mio cuore, per fortuna risolutivo. Questa circostanza mi ha portato a interrogarmi sul perché: 'perché di nuovo a me', 'perché proprio in quel momento'...Credo di aver capito, re-immergendomi, questa volta da adulta, nel mondo delle corsie, dei pazienti, dei medici, delle operazioni e dei familiari, che sia stata una 'tappa' necessaria a farmi comprendere fino in fondo ciò che andavo scrivendo".
Sul palcoscenico, oltre alla sua voce e alla sua gestualità, che tipo di scenografia c'è e che tipo di musica ascolta lo spettatore?
"Abbiamo deciso di non utilizzare nulla che non avesse a che fare con la realtà trattata, quindi le proiezioni che scorrono alle mie spalle sono immagini diagnostiche, radiografie, lastre, perché intendiamo fare in modo che la persona veda se stessa e conosca se stessa: noi siamo anche il nostro corpo, siamo anche cuore, polmoni, intestini e cervello...eppure, le uniche volte che veniamo a contatto con immagini anatomiche di noi stessi, è nel momento (magari infausto) di una diagnosi medica. Questo è riduttivo, non me la sento di associare l'immagine delle mie valvole cardiache a qualcosa di brutto, quella è la rappresentazione del mio cuore, di un organo fondamentale non soltanto a livello fisico, ma emozionale. Stessa cosa vale per il suono, durante lo spettacolo l'unica 'musica' è quella del battito cardiaco, ritmo ancestrale, vitale, primigenio. Sulla scena compaiono anche le immagini fotografiche di alcuni tra i più famosi cardiochirurghi e cardiologi italiani (tra i quali il professor Antonio Amodeo e il professor Vincenzo Loiacono ) scattate dalla bravissima Michela Alessia Marcato. Spesso, inoltre, un medico sale fisicamente sul palcoscenico e racconta le sue paure, la sua responsabilità, mostrandosi come uomo e non come cardiologo o cardiochirurgo".
Questo spettacolo avrà un seguito?
"In un certo senso. Abbiamo intenzione, una volta completato il tour nelle corsie degli ospedali, di creare un libro che racconti l'esperienza teatrale, sarà un modo per completare il percorso iniziato anni fa con il testo de 'Il disegno sul cuore'.
MATERIALI
- Il progetto 'Disegno sul cuore'
SCHEDA
Titolo: 'Il disegno sul cuore'
Editore: Arpanet
Testi e interpretazione: Rosalba Panzieri
Dove: Nelle corsie dei maggiori ospedali della Capitale: San Filippo Neri, Gemelli, San Camillo, Forlanini, Bambin Gesù, Policlinico Umberto I; e nei nosocomi di diverse città italiane: Latina, Milano, Pavia, Bergamo, Firenze, Bologna, Modena, Viterbo, Ancona, Napoli, Palermo.
Anterpima: Roma, sabato 3 dicembre presso il teatro Quirino
Quando: da sabato 3 dicembre 2011
Ingresso: gratuito
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