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INTERVISTA - Tagli ai costi della politica? I primi a farne le spese sono i lavoratori

Fanno tutti parte di Milano 90, la società che ha acquistato le sedi della Camera e affittato i relativi servizi. L'azienda: "Il lavoro era garantito dal contratto di locazione". I sindacati: "Scioperate con garbo senza ostacolare i lavori parlamentari"

» Cronaca Italia Francesca Nanni - 30/11/2011
Fonte: Immagine dalla gruppo facebook 'I segreti della Casta di Montecitorio'

Il primo passo per ridurre i costi della politica è mettere alla porta centinaia di lavoratori. Non è un paradosso, ma quello che sta accadendo a 350 dipendenti della Milano 90, la società dell'immobiliarista Sergio Scarpellini, che ha acquistato tre palazzi, tra cui Palazzo Marini, per affittarne poi la struttura con i relativi servizi alla Camera dei Deputati. In seguito al polverone sollevato dai Radicali sui costi eccessivi dei parlamentari italiani, la Camera ha deciso di revocare il contratto di locazione alla società romana per tutte e tre le sedi, lasciando di fatto tutti i dipendenti assegnati a quelle strutture senza lavoro. 

La disdetta del contratto di affitto di Palazzo Marini, si aggiunge, infatti, a quella del palazzo di via Poli, in uso al Consiglio Regionale del Lazio e a quello di via delle Vergini in uso al Consiglio di Stato. Una perdita importante che ha generato mancati introiti all'azienda ai quali Scarpellini sembra non riesca a far fronte; per questo motivo l'unica soluzione possibile sembra essere il licenziamento. Una situazione ai limiti dell'assurdo che NanniMagazine.it ha cercato di capire meglio incontrando Simonetta Taglialatela, rappresentante sindacale Filcams Cgil e dipendente della società Milano 90:

Da quanto tempo lavorate per Milano 90?
"Il rapporto tra Milano 90 e la Camera nasce nel 1997 e noi iniziamo a lavorare per la società all'interno di Palazzo Marini, il cosiddetto 'Marini1', dall'aprile del 1998. Da allora i rapporti tra l'azienda e la Camera dei Deputati vanno avanti con una serie di successivi contratti per gli altri due palazzi".

Quali sono i servizi svolti all’interno dei palazzi della Camera dei Deputati?
"La società ha di fatto un contratto di global service, il che vuol dire che il titolare della società Milano 90, Sergio Scarpellini, affitta alla Camera questi palazzi con una serie di servizi comprensivi. Noi siamo stati inquadrati con un contratto relativo al turismo, comparto alberghi, perché le nostre sono mansioni promiscue".

Ci spieghi meglio:
"Per le prime due ore svolgiamo le pulizie negli uffici dei parlamentari, dopodichè diventiamo addetti ai piani con mansioni di sorveglianza, ritiro e consegna della posta diretta dei deputati e servizio di accoglienza del pubblico in visita. L'unica cosa che non ci è affidata sono gli ingressi che vengono gestiti direttamente dalla Camera dei Deputati. Ad esempio all’ingresso di Palazzo Marini ci sono due Commessi Camera ed un poliziotto".

Quindi varcata la soglia dell’ingresso della Camera è tutto di vostra competenza:
"Esattamente. Una volta entrati tutti i servizi, dalle sale conferenze alla mensa, bar, accoglienza, lavanderia e altre mansioni prima elencate, vengono gestiti da personale Milano 90".

Quando iniziano i problemi a livello lavorativo?
"Guardi, tutto inizia quando scoppia il 'caso Casta' sollevato dall'onorevole del Rita Bernardini[1] che porta alla luce anche il rapporto tra Milano 90 e Camera dei Deputati. Il problema è che dopo questo polverone si è parlato tanto nell'opinione pubblica di tagli ai costi della politica, ma alla fine, come vede, ci siamo andati di mezzo noi perché, secondo le nostre informazioni, non c'è stato nessun'altro taglio. Tutto quello che è stato messo sul tavolo, di fatto, è stata la revoca anticipata del contratto d'affitto del Marini 1, contratto che sarebbe scaduto tra un anno, il 31 dicembre 2012, ma votato a bilancio per la chiusura anticipata al 31 dicembre 2011 insieme alla chiusura della mensa di San Macuto per la quale non c'è un accordo, bensì una convenzione che viene rinnovata di anno in anno. Quindi, a conti fatti dal nostro sindacato, tra Marini 1, mensa di San Macuto e Consiglio di Stato andranno a casa circa duecento dipendenti".
 
Milano 90 però ha aperto una procedura di licenziamento per 350 dipendenti rispetto ai 200 contati dal sindacato:
"Certo perché, secondo la motivazione data dall'azienda, venendo a mancare gli affitti di queste strutture che servono a pagare conti e dipendenti, si rende necessaria la riorganizzazione della società stessa, quindi ci vanno di mezzo tutti".

L'azienda ha previsto gli ammortizzatori sociali?
"Ascolti, attualmente abbiamo una procedura di mobilità per 350 dipendenti della quale discuteremo ancora con l'azienda sabato 3 dicembre anche se, dal momento che non sono intervenuti nel frattempo fattori positivi, non credo andremo in accordo con Milano 90, quindi la gestione del problema passerà alla Regione Lazio. Ci tengo però a sottolineare una cosa importante: come ho spiegato prima, il nostro contratto è relativo al turismo comparto alberghi, per noi quindi non sono previsti ammortizzatori sociali diretti dallo Stato, ma una cassa integrazione in deroga solo per un anno con fondi disponibili dal prossimo maggio 2012. Quindi l'azienda licenzia a dicembre ma la cassa integrazione in deroga scatta tra cinque mesi...forse...perché come lei sa dal momento della decisione all'erogazione effettiva possono passare anche sette, otto mesi…E nel frattempo? Come andiamo avanti? Tenga presente che per la maggior parte delle famiglie questo è l'unico stipendio perché entrambi i coniugi lavorano per Milano 90".

Durante la riunione tra dipendenti e Milano 90 il 25 novembre scorso si è parlato anche di questo, cosa è emerso in più dall'incontro con Scarpellini?
"Allora Scarpellini, o meglio il suo consulente, ci dice le posizioni della società sono ferme sul licenziamento di 350 dipendenti per vari motivi: perché ha un passivo di bilancio importante, perché a tutt'oggi non sono intervenute altre commesse che gli permetterebbero di mantenere i posti di lavoro e perché solo le tasse derivate dal costo del lavoro quest'anno incideranno sul suo debito di circa 2 milioni e 800mila euro. Noi tutti speriamo che arrivino altre soluzioni concrete e importanti, ma le dico sinceramente che non mi sento molto ottimista".

Qual è attualmente la situazione all’interno dei palazzi della Camera?
"È strana, nel senso che per rincorrere la scadenza della chiusura approvata in bilancio, si stanno riassegnando le stanze ad altri gruppi parlamentari, ma quelle stesse stanza, sono state già date ad un altro gruppo. Quindi quello che sta accadendo è un movimento di parlamentari all'interno dei tre palazzi che in qualche caso, per assurdo, si vanno sovrapponendo tra di loro. Capita, ad esempio, che in una stanza assegnata al PD ci sia dentro ancora il PDL perché ancora non è andato via".

Voi che idea vi siete fatti di questa situazione?
"Noi la lettura che diamo a tutto questo è che, parlando di costi della politica e Casta qualcosa all'opinione pubblica andava dato. Quando si parla di questi argomenti qualcuno ci deve mettere la faccia, qualcuno deve davvero dimostrare che si è risparmiato. Il problema è che tutto questo è avvenuto nostre a spese, la soluzione più facile che potesse essere applicata. Le dirò anche un'altra cosa: visto il nostro contesto lavorativo, noi lavoratori abbiamo scelto la via della diplomazia. Abbiamo avuto tre incontri con i Questori della Camera dei Deputati, il primo è stato quasi rassicurante, nel secondo hanno iniziato a fare qualche passo indietro per poi arrivare al terzo e metterci una mano sulla spalla dicendo semplicemente 'cari signori ci dispiace'".

Ma di fatto, quanto risparmierà la Camera con i vostri licenziamenti, di che cifre stiamo parlando?
"Ascolti, i risparmi che effettuano su di noi ammontano a circa 10 milioni di euro, soltanto la Fondazione della Camera da sola ne costa 2 milioni, che poi è il costo complessivo dei nostri servizi, sappiamo che i vitalizi ai parlamentari da soli costano 150 milioni di euro. Quindi quella che ha portato a risparmio la revoca dell'affitto e dei servizi del Marini 1, è una quota iniqua che incide sul bilancio della Camera lo 0,00 qualcosa, probabilmente tradotto in soldoni nessuno si ne accorgerebbe". 

Il resto di questa intervista è lo sfogo di una comune cittadina delusa dalla classe politica e dalla politica in generale. Per questo motivo, le opinioni del tutto personali e soggettive espresse successivamente non sono state pubblicate.
 
Da parte sua, invece, in un'intervista all'Agenzia Giornalistica Italia (il cui video  riportiamo per intero in questo articolo in alto), lo scorso ottobre, Scarpellini ha detto di essere pronto a rinegoziare il contratto di affitto "per andare in contro alla sua famiglia", ai "suoi ragazzi", quelli che durante l'incontro per comunicare la situazione "gli ha battuto le mani", ma ora che sono rimasti, inevitabilmente, senza lavoro.

MATERIALI
- Dossier dei Radicali sui contratti stipulati con la Camera dei Deputati (pdf, agosto 2010)

NOTE
[1]
L'onorevole Rita Bernardini fa parte del Partito Democratico ed è membro della Direzione Nazionale dei Radicali Italiani. Ha svolto il suo ruolo politico nella Commissione Giustizia della Camera per tutta la durata del governo Berlusconi