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Ecopsicologia: quando l'uomo oppresso dal cemento ritrova la Natura

Una terapia naturale che permette di ristabilire l'antico legame sensoriale ed emotivo con la Grande Madre Terra, la cui assenza, secondo la psicologa Marcella Danon, è causa di un diffuso "malessere psicologico, spirituale ed ecologico".

» Cronaca Natura e Ambiente Tatiana Battini - 16/11/2011
Fonte: Immagine dal web

"Insita nella natura umana c'è un amore per la natura e un senso di connessione con l'ambiente, un bisogno della vicinanza di altri esseri viventi che ha le sue radici nel nostro patrimonio genetico. I nostri antenati hanno vissuto per milioni di anni mantenendo uno stretto contatto con la natura che li circondava, e rispettandone i ritmi; non è pensabile che poche migliaia di anni - in termini evolutivi, un periodo di tempo brevissimo - siano bastati a fare piazza pulita di un'esperienza tanto radicata". (Edward Wilson, biologo)

Se vi sentite depressi, inquieti, dipendenti e stressati, probabilmente la vostra malattia non ha radici nel fisico, ma nella psiche e nello spirito: avete bisogno di un po' di sano 'ecocentrismo'. Proprio così, perché, stando a quanto dichiarano gli ecopsicologi, alla radice del diffuso disagio sociale (tipico delle civiltà industrializzate) potrebbe esservi una sofferenza causata dall'allontanamento dalla natura, e anche dal senso di colpa per il modo in cui stiamo trattando il nostro pianeta.

Per tentare di curare tutti gli uomini che vivono male il distacco dalla Grande Madre Terra, o Madre Natura, nostra nutrice e genitrice ancestrale, qualche decennio fa è nata negli Stati Uniti la Ecopsicologia, da anni radicata anche nel nostro Paese. Si tratta di una disciplina che promuove una visione ecocentrica della vita, basata sulle strette interrelazioni tra uomo e ambiente e sull'importanza, anche per il benessere psicologico individuale, di rafforzare il senso di appartenenza al pianeta Terra.

COS'È L'ECOPSICOLOGIA. "L'ecopsicologia nasce dall'incontro tra due 'giovani' scienze: psicologia ed ecologia, dove la prima si occupa del benessere delle persone e la seconda è attenta al benessere del pianeta - spiega a NanniMagazine.it la psicologa Marcella Danon, che si interessa di ecopsicologia dal 1996 - e dalla consapevolezza che, ormai, l'una disciplina ha bisogno dell'altra. Per tutelare l'ambiente occorrono cura e attenzione da parte di ogni essere vivente, che deve quindi imparare a vivere in armonia e rispetto con la natura, senza più sensi di colpa né paure catastrofistiche per un'imminente 'vendetta' da parte del pianeta, ma con la serenità e la spontaneità che ha sempre permesso all'uomo, per migliaia di anni, di vivere a stretto contatto con l'ambiente naturale". La psicologia, insomma, ha bisogno dell'ecologia perché l'uomo è parte integrante della natura e non può prescindere da essa, e l'ecologia ha bisogno della psicologia perché tramite questa disciplina si può operare per 'riavvicinare' l'essere umano al suo vero habitat, che non è certo quel dedalo di cemento, smog e cavi elettrici nel quale ogni giorno trascorriamo la nostra vita.


 
[Foto: Natonal Geographic]

In tutto il mondo si nota un'inversione di tendenza rispetto ai decenni passati: l'essere umano è sempre causa di grande inquinamento, ma si mostra anche più attento e consapevole del danno che sta infliggendo all'ambiente e quindi a sé stesso. Oltre al cibo biologico, preferito da milioni di persone, l'uomo preferisce le merci a chilometro zero, le energie alternative e le forme di turismo responsabile. "Naturale, quindi,  - prosegue la Danon - che anche le discipline che hanno a che fare con il comportamento e la psiche umana siano scivolate progressivamente verso l'ecologia e abbiano trovato diverse basi solide sulle quali costruire una nuova disciplina".

"La validità dell'ecopsicologia - continua la dottoressa - si basa su una constatazione semplicissima: quando ci troviamo immersi nella natura ci sentiamo meglio. Nell'arco della nostra storia di Sapiens, abbiamo vissuto per 250mila generazioni a stretto contatto con la natura, e solo nelle ultime 250 generazioni (che corrispondono al periodo storico in cui si affaccia la 'civiltà'), l'uomo si è progressivamente allontanato dall'ambiente fino a toccare il punto massimo di distacco negli ultimi due secoli. Non è esagerato dire che, a livello generazionale, c'è una grande differenza tra i bambini di oggi e i loro genitori".

 

Con sempre maggiore frequenza l'essere umano si sta alienando dalla natura, vivendo in un ambiente cementificato e fortemente urbanizzato. In questo modo tende a tagliare i ponti con una parte imprescindibile del suo essere, quella 'selvatica', naturale, propria di ogni essere vivente. Quali conseguenze ha sul nostro corpo, sul nostro spirito e sulla nostra psiche un allontanamento forzato da una parte di noi stessi? "Le conseguenze sono molto profonde - spiega la dottoressa Danon - si va dall'apatia, alla depressione, alla difficoltà a socializzare, all'obesità, all'aumento inverosimile dello stress (mancando una valvola di sfogo di tipo naturale). La perdita di contatto con la natura crea, a lungo andare, disorientamento e malessere".

Alla perdita di contatto con la natura 'esterna', spiega la dottoressa, corrisponde la perdita di contatto con la nostra natura interna e profonda, anche da qui nascono patologie psichiche e fisiche di vario genere, spie di un disequilibrio interno sempre maggiore. L'antropocentrismo 'spinto' ci ha fatto credere di essere indipendenti rispetto alla natura, persino superiori a lei. "Ci sentiamo tanto 'speciali' e unici nel creato - continua l'ecopsicologa - ma gli studi sul genoma umano hanno evidenziato che il 98,5 per cento del nostro corredo genetico è identico a quello dei primati. Vorrà dire qualcosa?".

 
A PIEDI NUDI NEL PARCO. Non c'e' bisogno di andare nel cuore di una foresta pluviale, "basta passeggiare in un parco o in un bosco per provare benefici immediati - puntualizza la Danon -  si sta meglio perché si respira aria pulita, non c'è violenza acustica, si fa movimento, si scarica l'elettricità statica accumulata negli ambienti artificiali". Senza dimenticare i colori: a dominare sono il verde e l'azzurro, riconosciuti dalla cromoterapia come rilassanti. Oppure, se si sceglie di passeggiare in un bosco nella stagione autunnale, le tonalità del rosso, dell'aranciato e del giallo rallegreranno il nostro spirito aumentando il senso di benessere.

UNA SCUOLA PER RI-VIVERE LA NATURA. L'ecopsicologia mira all'avvicinamento dell'uomo alla natura e per far questo gli ecopsicologi organizzano dei corsi per chiunque sia interessato a cambiare metodologia di vita riavvicinandosi all'ambiente. I corsi organizzati dalla 'Scuola di Ecopsicologia' si svolgono per lo più all'aria aperta, si passeggia nel verde, si abbandonano i ritmi frenetici della città, si fa terapia con gli animali, ci si diverte con la Land Art , stimolando la creatività attraverso l'uso di materiali naturali, oppure con l'acqua, o ancora si restaurano antiche radici studiando usi e costumi dei nativi e del loro modo di vivere e rispettare la natura, siano essi indios, indiani d'America o popoli celtici, che tanta importanza hanno avuto nella nostra storia europea. "Ma gli ecopsicologi mirano anche a ristabilire la natura interna dell'individuo - sottolinea la Danon - attraverso tecniche che è possibile svolgere a scuola (se si tratta di bambini), in casa, etc. Fondamentale è agire sui più piccoli - continua la dottoressa - perché loro sono gli adulti di domani e su di loro grava una situazione critica: secondo l'autore statunitense Richar Louv i bambini di oggi vedono calata di dieci volte la loro libertà di azione rispetto ai cinquantenni attuali. Non giocano nel verde, non hanno contatti con i comuni animali selvatici, hanno paura degli insetti, non sono incuriositi dalla terra, dall'erba, dalla corteccia degli alberi, al contrario, manifestano una certa diffidenza verso la natura (ovviamente a causa dell'educazione ricevuta dai genitori, che li sgridano se giocano nel fango, ma li lasciano tranquillamente giocare per ore con i videogiochi...)".

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- Scuola di Ecopsicologia