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Con Mario Monti, l'Italia può vincere la "sfida del riscatto"

Il professore discreto dallo humour british è il nuovo premier incaricato dal Capo dello Stato a formare il governo tecnico. "Intendo adempiere - ha detto - a questo compito con grande senso di responsabilità e di servizio verso il nostro Paese"

» Crisi economica Redazione - 14/11/2011

"L'Italia vinca la sfida del riscatto"': queste le prime e brevi parole di Mario Monti, il nuovo premier incaricato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di formare il governo tecnico. "Intendo adempiere a questo compito con grande senso di responsabilità e di servizio verso il nostro Paese'", ha affermato il novo presidente del Consiglio incaricato al termine dell'incontro con il capo dello Stato. "In un momento di particolare difficoltà per l'Italia in un quadro europeo e mondiale turbati - ha sottolineato Monti - il Paese deve vincere la sfida del riscatto". L'Italia, ha aggiunto, "deve tornare ad essere, deve essere sempre di più elemento di forza, non di debolezza, di un'Unione europea di cui siamo stati fondatori e di cui dobbiamo essere protagonisti".

"I nostri sforzi - ha chiarito il professore - saranno indirizzati a risanare la situazione finanziaria, a riprendere il cammino della crescita in un quadro di accresciuta attenzione all'equità sociale. Lo dobbiamo ai nostri figli, dobbiamo dare loro un futuro concreto di dignità e di speranza". "Mi accingo a questo compito con profondo rispetto nei confronti del Parlamento e nei confronti delle forze politiche. Opererò per valorizzarne l'impegno comune per uscire presto da una situazione che presenta aspetti di emergenza ma che l'Italia può superare con lo sforzo comune. Le consultazioni che svolgerò saranno condotte con il senso dell'urgenza ma con scrupolo". "Ritornerò dal Presidente della Repubblica - ha aggiunto Monti - quando sarò in grado di sciolgliere la riserva'". Ma, ha assicurato, "saranno i tempi più brevi possibili compatibili con il desiderio di fare un lavoro buono e solido". 

Le consultazioni di Mario Monti sono iniziate il 14 novembre a Palazzo Giustiniani e, stando a quanto riferito in precedenza da fonti parlamentari dell'opposizione, l'intenzione sarebbe quella di procedere in modo rapido per arrivare al nuovo governo già in serata. Quindi il voto di fiducia al nuovo esecutivo martedì al Senato e mercoledì alla Camera. Ma a dire una parola definitiva sui tempi è stato lo stesso presidente della Repubblica: "Se qualcuno si inventa prima che si fa il governo in due ore, poi i tempi risultano allungati - ha affermato ironico -. Non si è mai detto, con una base minima di serietà, che bastasse un giorno o 24 ore o tre ore". "Come ha detto il professor Monti, sarà nei tempi più brevi che consenta il necessario scrupolo per consultare, ascoltare, raccogliere tutti gli elementi e poi venire qui a dirmi se scioglie, come mi auguro, la riserva". 

Il capo dello Stato ha anche voluto sottolineare come con l'incarico a Monti non ci sia stato "nessun ribaltamento del risultato delle elezioni del 2008". Non si tratta di far "venir meno alla democrazia dell' alternanza" ma, ha spiegato il Presidente della Repubblica, "di dar vita a un governo che possa unire forze politiche diverse in uno sforzo straordinario che l'attuale emergenza finanziaria ed economica esige". Mi rendo conto, ha aggiunto Napolitano che è un "tentativo difficile" dopo "anni di contrapposizioni e di molti inascoltati appelli" ma confido che, "nel rispetto delle posizioni di tutti, si voglia largamente incoraggiare l'incarico a Monti". "Dal 14 ottobre alla fine di aprile - ha ricordato il Presidente - verranno a scadenza 200 miliardi di buoni del tesoro e bisogna rinnovarli, collocandoli sul mercato", in una situazione del genere e con queste scadenze all'orizzonte, sarebbe stato rischioso trascinare il Paese verso il voto anticipato. Per questo "tentare di evitare un precipitoso ricorso al voto e un vuoto di governo è esigenza su cui dovrebbero concordare tutti", ha ammonito Napolitano.

IL PROFESSORE RISERVATO DALLO HUMOUR BRITISH. Timido e riservato, ma capace di battere i pugni sul tavolo quando serve e anche di sfoderare un insospettabile humour di stampo anglosassone: Mario Monti, il 'grand commis' europeo e apprezzato economista in arrivo a Palazzo Chigi appare così a chi lo conosce per frequentazioni di lavoro o amicali. Di stile opposto a Silvio Berlusconi nel modo di porsi prima ancora che nelle idee sulla crisi economica, Monti è conosciuto anche in Europa per il rigore quasi calvinista che lo rende impermeabile ai compromessi: intransigente ma da posizioni di equilibrio sia nella dottrina economica che nell'attività a Bruxelles. 

Di famiglia borghese, il padre era un dirigente bancario, studi classici dai gesuiti dell'Istituto Leone XIII di Milano, Monti si laurea alla Bocconi e ne diviene all'inizio degli anni Settanta, poco più che trentenne, uno dei soli otto professori di ruolo. Da docente interviene sulla formazione di una serie di giovani economisti oggi di successo: Alberto Alesina, capo dipartimento economia ad Harvard, Alessandra Casella (Columbia University), Nouriel Rubini (New York university), Guido Tabellini, Alessandro Penati.

Viene nominato rettore dell'Ateneo nel 1989: con lui la Bocconi assume un profilo più alto con gli studi di gestione aziendale che cominciano a convivere con quelli teorici. Ed è sul terreno universitario che molti registrano la passione di un uomo per molti versi ritenuto freddo. Durante gli auguri di Natale del 1999 quando l'Italia entra nell'euro dice che nel mondo è sempre stato conosciuto prima ancora che come commissario europeo come presidente della Bocconi e oggi può dirsi fiero di essere italiano come può dirsi fiero di essere bocconiano. Riservato e rigido, secondo molti, umano e con un certo algido humour secondo altri, Monti vanta tra i suoi riferimenti intellettuali Luigi Einaudi, in qualità di figura ideale di grande equilibrio e rigore e Franco Modigliani con cui ha collaborato sebbene non abbia mai apprezzato il keynesianesimo degli allievi del premio Nobel. Posizioni di equilibrio Monti le professa anche nella dottrina economica ma per lui questo non significa propensione al compromesso perché per difendere le sue idee combatte fino alla fine.

Trampolino mediatico sono stati insieme alla Bocconi con cui ha ancora oggi, che ne è presidente, un rapporto strettissimo, il quotidiano 'il Corriere della sera' dove lo scorso 30 ottobre Monti pubblica la "lettera al Premier" in cui rimprovera Berlusconi per "le parole non sorvegliate" sull'euro: "hanno un costo", gli ricorda. Da editorialista tutti gli riconoscono grandi capacità di divulgatore, pacato ma molto incisivo se vuole, e anche dal vivo Monti, che parla un inglese perfetto, è chiarissimo nell'esposizione. A Milano vive da sempre nello stesso appartamento, ha una casa sul lago, ama ricevere ma in una cerchia di amici non troppo ampia, rifugge la mondanità. Sposato con due figli, ama i cani ed è gelosissimo della sua privacy. Riservato Monti lo è di certo, ma con tratti di umanità non esibita.