Cronaca » Italia » Cronaca Italia
The Economist: Berlusconi, "l'uomo che ha accartocciato un intero Paese"
Riproponiamo l'articolo con cui, giā lo scorso giugno, la testata inglese analizzava il fallimento politico del governo verso l'Italia. Oggi il magazine inglese pubblica tutte le copertine dedicate al Cavaliere con il titolo "Ciao (speriamo)"
Titolo: La copertina dell'Economist dello scorso giugno 2011Fonte: www.economist.com
Giugno 2011 - "Silvio Berlusconi ha molto da sorridere. Durante i suoi 74 anni, ha creato un impero mediatico che lo ha reso l'uomo più ricco d'Italia. Ha dominato la politica dal 1994 ed è il ministro più longevo del Paese dai tempi di Mussolini. È sopravvissuto a innumerevoli previsioni che lo volevano dimissionario imminente. Eppure, nonostante i suoi successi personali, è stato un disastro come leader nazionale per tre motivi".
"Due di loro sono ben noti. Il primo è la saga dei sui luridi festini 'Bunga Bunga', uno dei quali ha portato allo spettacolo poco edificante di un primo ministro messo sotto processo a Milano con l'accusa di pagare per fare sesso con una minorenne. Il processo Rubygate ha infangato non solo Berlusconi, ma anche il suo paese".
"Tuttavia, nonostante il vergognoso scandalo sessuale, l'impatto che questo ha avuto sulla performance di Berlusconi come politico è stata limitata, e questo giornale lo ha in gran parte ignorato. Quello su cui, invece, abbiamo a lungo protestato, è stato il secondo motivo: ovvero i suoi imbrogli finanziari. Nel corso degli anni, è stato chiamato in causa più di una dozzina di volte per frode, falso in bilancio o di corruzione. I suoi difensori sostengono che non è mai stato condannato, ma questo è falso. Diversi casi hanno visto la certezza, ma il procedimento è stato annullato perché caduto in prescrizione, altre due volte perché lo stesso onorevole Berlusconi ha cambiato la legge. Ecco perché, nell'aprile del 2001, questa testata ha sostenuto che era inadatto a governare l'Italia".
"Non c'è stata alcuna ragione per cambiare questo verdetto. Ma è ormai chiaro che né il sesso né i suoi dubbi affari possano essere il motivo principale per cui gli italiani guardino Berlusconi diversamente, come un disastro. Di gran lunga peggiore, però, è stata terzo motivo: il suo totale disprezzo per la condizione economica del suo paese. Forse a causa della distrazione dovuta ai suoi grovigli legali, in quasi nove anni come primo ministro non è riuscito a porre rimedio alle gravi debolezze economiche dell'Italia. Il risulto sarà quello di lasciarsi dietroun paese in difficoltà".
UNA MALATTIA CRONICA, MA NON ACUTA
"Grazie alla rigorosa politica di bilancio del ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, l'Italia è sfuggita finora all'ira dei mercati. La 'I' delle PIGS (con il Portogallo, Grecia e Spagna), infatti, non è quella dell'Italia, bensì l'Irlanda. L'Italia ha evitato una bolla immobiliare e le banche non falliranno. L'occupazione ha resistito: il tasso di disoccupazione è dell'8%, rispetto a oltre il 20% in Spagna. Il deficit di bilancio nel 2011 sarà del 4% del PIL, contro il 6% in Francia".
"Eppure questi numeri rassicuranti sono ingannevoli. La malattia economica dell'Italia non è di tipo acuto, ma una malattia cronica che ne rode lentamente la vitalità. Quando le economie europee si riducono, in Italia si restringe più, quando crescono, cresce di meno. Come il nostro rapporto speciale nel numero di questa settimana fa notare, solo lo Zimbabwe e Haiti hanno minore crescita del PIL che in Italia nel decennio fino al 2010. In realtà il PIL pro capite in Italia di fatto è caduto. La mancanza di crescita significa che, nonostante Tremonti, il debito pubblico è ancora al 120% del PIL. Ciò è tanto più preoccupante dato il rapido invecchiamento della popolazione del Paese".
"La bassa disoccupazione nasconde alcune acute variazioni. Un quarto di giovani, molto più in alcune parti Sud, sono senza lavoro. Il tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro è del 46%, il dato più basso in Europa occidentale. Un mix di bassa produttività e salari elevati sta erodendo la competitività: mentre negli ultimi dieci anni, fino al 2010, la produttività è aumentata di un quinto in America e un decimo della Gran Bretagna, in Italia è diminuita del 5%. L'Italia è ottantesima nella Banca Mondiale, sotto la Bielorussia e Mongolia, e quarantottesima nella classifica della competitività del World Economic Forum, dietro l'Indonesia e le isole Barbados".
"Tutte queste cose stanno cominciando a influenzare la qualità della vita giustamente rivendicata dalla popolazione. Le infrastrutture stanno diventando sciatte. I servizi pubblici sono complessi. L'ambiente è sofferente. Nella migliore delle ipotesi i redditi reali sono stagnanti. I giovani italiani più ambiziosi stanno lasciando il loro paese in massa, lasciando il potere nelle mani di un'élite anziana. Pochi europei disprezzano i loro politici viziati tanto quanto gli italiani".
EPPUR SI MUOVE
"Quando questo giornale per primo ha denunciato Berlusconi, molti imprenditori italiani hanno risposto che solo la sua furbizia, la sua faccia tosta imprenditoriale hanno offerto la possibilità di modernizzare l'economia. Adesso, invece, la loro scusa è che non p colpa di Berlusconi, ma del loro paese irriformabile".
"Eppure l'idea che un cambiamento è impossibile, non è solo disfattista, ma anche sbagliata. A metà degli anni 1990 i governi italiani, non hanno disperato di essere lasciato fuori dall'euro, bensì hanno spinto per alcune riforme impressionanti. Perfino Berlusconi è riuscito occasionalmente a far passare alcune misure di liberalizzazione nella battaglia tra i tribunali: nel 2003 nel lavoro con la legge Biagi per la riduzione della burocrazia, il rilancio dell'occupazione, e molti economisti hanno lodato la riforma delle pensioni italiana. Avrebbe potuto fare ancora di più se non avesse usato il suo vasto potere e la popolarità per proteggere i propri interessi. L'Italia degli imprenditori pagherà a caro prezzo i suoi piaceri".
"E se i successori di Berlusconi fossero negligenti come lui? La crisi dell'euro sta costringendo Grecia, Portogallo e Spagna per far passare le riforme nonostante le proteste popolari. A breve termine, questo farà male, a lungo termine dovrebbe rilanciare le economie periferiche. Alcuni sono anche suscettibili di ridurre l'onere del debito per la ristrutturazione. Un'Italia non riformata e stagnante, con un debito pubblico oltre il 120% del PIL, si troverebbe esposta come grande fanalino di coda dell'euro. Il colpevole? Berlusconi, che senza dubbio sarà lì a sorridere ancora".
Invia ad un amico
Commenta