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Ictus Cerebrale: nel mondo ne è colpita una pesona ogni sei secondi

L'Oms ha reso noto che le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte a livello globale. Cresce il numero dei giovani e delle donne colpite. "Attraverso la prevenzione - assicurano gli esperti - è possibile fermare questa ecatombe".

» Patologie Tatiana Battini - 07/11/2011

Se un tempo erano le malattie infettive a mietere vittime a livello mondiale, oggi la principale causa di morte è a carico delle patologie cardiovascolari e cerebrali, tra le quali l'ictus gioca un ruolo di primo piano. È quanto emerso dalla conferenza stampa organizzata lo scorso 28 ottobre a Roma per presentare la Giornata Mondiale dell'Ictus Cerebrale, che si è svolta lo scorso 29 ottobre. Si tratta di un'iniziativa patrocinata dalla World Stroke Organization (WSO), associazione nata nel 2007 per contrastare l'ictus e che riunisce diversi Paesi del mondo, e organizzata dall'Associazione per la lotta all'ictus (A.L.I. ce Italia Onlus).

'One in six', questo è lo slogan della campagna organizzata dalla World Stroke Organization per il 2011-2012. Ogni sei secondi, infatti, nel mondo una persona è colpita da ictus, praticamente una 'strage' ininterrotta. "A morire ogni anno di questa malattia sono 5,7 milioni di persone - ha spiegato la dottoressa Antonia Nucera, rappresentate di A.L.I.ce presso la World Stroke Organization, nel corso della conferenza stampa - e si calcola che nel 2015 il numero salirà a 6,7 milioni".

L'ictus cerebrale è una malattia che colpisce (danneggia o distrugge) una parte del cervello. Alla base della malattia vi è un'interruzione di sangue ai tessuti cerebrali a causa della chiusura o della rottura di un'arteria. "Il nostro cervello è diviso in due emisferi - ha spiegato il professor Vladimir Hachinski, co-fondatore della WSO - che governano tutta una serie di funzioni, come il linguaggio, la percezione dei suoni, il movimento corporeo, etc". Nel momento in cui l'ictus crea un cortocircuito in uno dei due emisferi, determinate funzioni divengono impossibili da compiere per l'essere umano, che nella maggior parte dei casi non riesce più a muovere gli arti della parte destra o sinistra del corpo, non riesce a parlare, ha difficoltà a muovere sincronicamente le braccia, e così via. Esistono due tipi di ictus: ischemico (dovuto all'ostruzione o chiusura di un'arteria cerebrale, ed è il caso più comune), ed emorragico (dovuto alla rottura di un'arteria cerebrale, causando un'emorragia). Tra i fattori scatenanti la malattia vi sono la vita sedentaria, l'alimentazione ricca di grassi saturi e il fumo, abitudini errate che hanno fatto salire di molto la percentuale di donne e di giovani colpiti da ictus.

GIOVANI A RISCHIO: PARTE LA PREVENZIONE NELLE SCUOLE. Comunemente si tende a credere che l'ictus interessi soltanto gli uomini di età superiore ai 50 anni, ma non è così. In Italia, dei 200mila nuovi casi di ictus all'anno, circa il 6 per cento (10mila persone) sono pazienti con un'età inferiore ai cinquant'anni. "Queste persone si vedono impossibilitate a svolgere ogni attività sociale - ha spiegato la dottoressa Francesca Pezzella, vice presidente dell'associazione Alice per il Lazio –, non possono lavorare, devono sostenere spese, hanno necessità dell'assistenza familiare, e così via. Se ci si chiede come mai i giovani siano così colpiti da ictus si scopre che la risposta è nelle cause scatenanti la malattia: fumo, alcol, droga, vita sedentaria, dieta sbilanciata (abuso di sale e grassi saturi)". Per fortuna si tratta di cause reversibili, ecco perché la prevenzione diviene l'arma migliore per evitare tanti decessi e tante vite compromesse dalla malattia. "A livello regionale stiamo organizzando una serie di incontri nelle scuole elementari - ha concluso la Pezzella - per stimolare i bambini a fare tanta attività fisica all'aria aperta e mangiare cibi sani. Nella speranza di ridurre il rischio che, crescendo, cedano al fumo, alla vita sedentaria e ai grassi alimentari".

ANZIANI: MANCANO I MEDICINALI PER GLI OVER 80. "L'anziano, si sa, è il soggetto maggiormente a rischio per quanto riguarda l'ictus - ha puntualizzato il professor Danilo Toni, responsabile di una delle Stroke Unit del Lazio - : con l'avanzare dell'età aumenta anche la probabilità che una arteria si ostruisca o si rompa. Paradossalmente, il paziente molto anziano tende a essere il meno rappresentato negli studi clinici che sperimentano farmaci per la malattia, questo vuol dire che spesso non abbiamo medicinali adatti da somministrare agli ultra ottantenni e siamo costretti a ricorrere a diversi espedienti per dare al paziente il farmaco di cui ha bisogno. Un altro esempio in tal senso è offerto dalla trombolisi, che attualmente è la terapia farmacologica più efficace contro l'ictus: su circa 4mila 500 pazienti complessivamente coinvolti negli studi che hanno sperimentato la terapia, soltanto 42 erano ultra ottantenni. Occorre una maggiore considerazione per tutte le fasce di età coinvolte dalla malattia".


L'ICTUS NEL MONDO: UNA PATOLOGIA CHE INVALIDA L'ECONOMIA. Secondo gli ultimi dati dell'organizzazione mondiale della sanità (Oms)  l'ctus colpisce ogni anno circa 15 milioni di persone (di queste 6 milioni muoiono) ed è diventata la prima causa di invalidità e la seconda causa di morte al mondo, superando i decessi dovuti all'Aids, alla tubercolosi e alla malaria messi insieme. "Le patologie che minacciano oggi l'uomo a livello globale, Terzo Mondo compreso, sono i tumori, le malattie cardiovascolari e il diabete, ovvero le malattie non trasmissibili - ha sentenziato il professor Hachinski -. La necessità di operare una prevenzione mirata su scala internazionale è di primaria importanza non soltanto nei Paesi occidentali, ma anche in quelli meno sviluppati, perché in alcune aree del mondo non esiste affatto la cultura della prevenzione". Nei Paesi in via di sviluppo il problema ictus sta creando notevoli disagi a livello economico: la percentuale delle persone colpite da ictus di età inferiore ai 50 anni è del 20 per cento, un dato preoccupante perché significa che la malattia intacca in maniera preponderante la forza lavoro, colpendo al cuore la macchina economica e produttiva dell'intero Stato 'in via di sviluppo' e rallentandone il processo di crescita.

SITUAZIONE ITALIA: UN PAESE IMPREPARATO ALLA MALATTIA.  In Italia l'ictus è alla base del 10-12 per cento dei decessi annui, si verificano cioè 200mila casi all'anno, "rappresentando il primo fattore di invalidità e il secondo fattore di demenza con perdita dell'autosufficienza del Belpaese", si legge nel comunicato stampa A.L.I.ce. A causa del numero cospicuo di persone colpite da ictus in Italia, tale patologia rappresenta un problema riabilitativo, sociale e assistenziale di enorme rilievo, che il nostro Paese fatica a fronteggiare. "A livello sanitario siamo abbastanza indietro - ammette il professor Domenico Inzitari, dell'università degli studi di Firenze -. Il motivo principale della nostra disorganizzazione ospedaliera (possibilità di effettuare trombolisi [1] e spazi dedicati alle Stroke Unit [2]) è di ordine economico, i costi sono enormi ed è difficile reperire i fondi necessari per creare una rete sanitaria, assistenziale e informativa che sia ottimale lungo tutto il territorio nazionale". 

CARENZA DI STRUTTURE? "È UN PROBLEMA DI POLITICA SANITARIA".  Per poter assistere i numerosi pazienti colpiti da ictus, il Servizio sanitario nazionale e il Servizio sociale hanno speso circa 3,5 miliardi di euro. Praticamente parte di una Finanziaria. "Questa cifra è andata a colmare le lacune in termini di assistenza ai malati in fase acuta - ha spiegato Inzitari -, oltre alle risorse per la riabilitazione e il supporto sanitario e sociale per tutto l'anno seguente alla malattia. È chiaro che tali costi sono difficilmente gestibili, ma alla base vi è un errore di politica sanitaria: in Italia manca la concreta consapevolezza di quello che è il bilancio costo – efficacia. Non ci si pone il problema di quanto una struttura sanitaria potrebbe risparmiare (in termini di vite umane e in termini economici) se solo inserisse nella sede una Stroke Unit o implementasse la trombolisi". 

LA PREVENZIONE EVITEREBBE 3 ICTUS SU 4.  La fibrillazione atriale, un'aritmia cardiaca molto comune nelle persone che presentano scompensi cardiocircolatori, è causa di 40mila casi di ictus l'anno. Per chi ne soffre non è semplice riconoscerla - ha proseguito Inzitari - e dunque occorre una maggiore informazione: le persone hanno il diritto di sapere che esiste questo scompenso e che può facilitare l'ictus cerebrale. Grazie alla prevenzione si eviterebbero tre ictus su quattro, una cifra enorme, e inoltre i 3,5 miliardi di euro sborsati dallo Stato si ridurrebbero del 20-30 per cento. Basterebbe installare le Stroke Unit in molti più ospedali italiani e implementare la trombolisi, allora il risparmio si farebbe sentire. Per di più, come è facile immaginare, esiste una grande sproporzione tra Nord e Sud per quanto riguarda l'assistenza sanitaria". 

TANTI OSPEDALI, POCHISSIME UNITÀ PER L'ICTUS.
Agire con tempestività può salvare la vita di una persona colpita da ictus, per questo è fondamentale che vi siano strutture in grado di soccorrere il paziente che arriva in ospedale, ma in Italia la situazione è molto diversa: "Sul nostro territorio esistono poche Stroke Unit negli istituti ospedalieri, per lo più concentrate nei grandi centri urbani - ha aggiunto il dottor Paolo Binelli di A.L.I.ce Italia Onlus - ma è stato calcolato che, per svolgere un'azione realmente efficace, dovrebbe esserci un'Unità ictus ogni 200mila abitanti. Nel Lazio abbiamo 7 Stroke Unit, tutte riunite nel territorio di Roma, mentre nel resto della Regione non ce ne sono. Nel piano sanitario della regione Lazio, approvato nel settembre del 2010, è prevista la realizzazione di altre nove Stroke Unit, quattro nelle altre province e cinque nella Capitale, ma a un anno di distanza non è cambiato nulla".

LA SOLUZIONE PIÙ ECONOMICA? LA TELEMEDICINA. Installando una semplice telecamera nelle strutture ospedaliere italiane, dalle più piccole alle più grandi, sarebbe possibile curare 'a distanza' i pazienti colpiti da ictus che giungono in uno dei tanti ospedali sprovvisti di Stroke Unit: "La telemedicina permette al medico specialista di vedere attraverso il monitor lo stato del paziente e le Tac che ha effettuato e suggerire al medico locale il da farsi - ha spiegato il professor Danilo Toni -. La telemedicina permetterebbe anche agli istituti meno organizzati di offrire un servizio valido di assistenza. In un secondo momento il paziente potrà essere trasportato nel centro ospedaliero provvisto di Unità per l'Ictus e continuare la cura. In questo modo salveremmo molte più vite con costi davvero ridotti".

LAZIO: IN TELEMEDICINA SI ASSISTEREBBERO IL QUADRUPLO DEI PAZIENTI.
 "Sul territorio regionale esistono quattro ospedali che 'comprendono' diverse aree - ha spiegato il professor Toni -. L'area di mia competenza comprende l'intera provincia di Frosinone, questo significa che per un paziente che vive al limite estremo della provincia non sarà mai possibile arrivare in tempo nel mio ospedale. Al contrario, se il paziente colpito da ictus, accompagnato al più vicino ospedale, fosse sottoposto a un trattamento di soccorso in telemedicina, avremmo prestato assistenza al malato in tempi rapidissimi. Il tempo in questi casi può salvare la vita". La telemedicina è una risorsa importante ed economica, non occorrono grandi spese né apparecchiature, ed è già diffusa in Canada, negli Stati Uniti, in Baviera e in Francia. "La proposta di operare in telemedicina è già inserita nel documento per l'organizzazione decreti per la rete ictus del Lazio pubblicato lo scorso anno - conclude Toni -, ma non riusciamo a mettere in pratica la telemedicina perché ci viene detto che mancano i fondi necessari. In realtà i costi sono modesti e il risparmio è enorme: ho calcolato che nell'ospedale in cui opero potrei effettuare circa 300 trombolisi ogni anno. Attualmente, senza telemedicina, non riesco a farne più di ottanta. Quuesto significa che potrei assistere il quadruplo delle persone che assisto oggi nel perimetro di mia competenza".


[Fonte: Alice Italia]

SINTOMI RICONDUCIBILI ALL'ICTUS:

- La persona non muove più un braccio o una gamba

- Ha la bocca storta

- Non sente più un braccio o una gamba

- Fa fatica a parlare

- Non riesce a capire quello che gli viene detto

- Non vede bene gli oggetti

- Non riesce più a camminare perché gli manca l'equilibrio o non riesce più ad afferrare le cose perché sbaglia la mira

- Avverte un mal di testa molto forte, mai provato prima

In caso di emergenza occorre chiamare il 118 per essere trasportati in un Pronto Soccorso, possibilmente avente una Unità specializzata nella cura dell'ictus (Stroke Unit).


LINK
-
Alice Italia Onlus

MATERIALE
-
Le Stroke Unit in Italia (pdf)
- La fibrillazione atriale (pdf)
- Ictus cerebrale: la testimonianza di Elisabetta (pdf)

NOTE
[1]
Trombolisi: Processo di disgregazione di un trombo. È operata dal sistema fibrinolitico in caso di trombi deputati a tamponare lesioni dei vasi dopo che si è completata la loro funzione, oppure da farmaci trombolitici in caso di trombi che ostruiscono le arterie o le vene. (Fonte Dizionario della Salute).
[2] Per Stroke Unit si intende una unità di ricovero (4-16 letti) in cui i malati con ictus vengono seguiti da un gruppo di medici neurologi, infermieri e tecnici della riabilitazione specializzati nella cura dell'ictus. Nell'ambito della Stroke Unit i pazienti possono ricevere tutti i trattamenti più efficaci e specifici e possono essere registrati automaticamente i valori della pressione arteriosa, il tracciato elettrocardiografico (per controllare il cuore), i livelli di ossigeno nel sangue, la temperatura e la respirazione per prevenire e curare tempestivamente tutte le complicanze che possono insorgere durante la fase acuta dell'ictus. Inoltre il paziente può iniziare immediatamente un trattamento riabilitativo (fisioterapia) personalizzato per ridurre al minimo i danni permanenti. (Fonte
www.ictuscerebrale.it
).