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Ospedale Bambin Gesù, Vecchio: "I detenuti di Rebibbia? Sono ottimi centralinisti"

In soli 2 mesi di lavoro hanno effettuato 2mila 800 prenotazioni per il Cup del nosocomio, riducendo i tempi di attesa delle famiglie che contattano l'istituto. "In cantiere abbiamo altre attività per i reclusi", anticipa il responsabile Risorse Umane.

» Carcere Tatiana Battini - 04/11/2011

I genitori dei bambini che contatteranno il Centro unico prenotazioni (Cup) dell'ospedale Bambin Gesù per prenotare una visita vedranno finalmente ridimensionati i tempi di attesa al telefono, un problema che si è ridotto drasticamente da due mesi a questa parte, da quando, cioè, nove detenuti della casa circondariale di Rebibbia hanno iniziato a lavorare per il Cup dell'ospedale rispondendo alle chiamate e procedendo alle prenotazioni.

"Da gennaio a ottobre 2011 il Cup ha ricevuto circa 155mila contatti telefonici - ha spiegato a NanniMagazine.it Salvatore Vecchio, direttore Risorse Umane dell'ospedale Bambino Gesù e promotore del progetto lavorativo con i detenuti di Rebibbia - ai quali corrispondono 178mila prenotazioni". Data la mole di contatti telefonici, i tempi di attesa per le famiglie potevano superare anche i 60 minuti: "Gestire il sistema di prenotazioni di un ospedale grande quanto il nostro non è facile - ha affermato Giuseppe Profiti, direttore dell'istituto romano -. Nell'arco di un anno abbiamo circa un milione e 100mila prenotazioni, mentre i contatti telefonici ammontano a circa 350mila".

Per risolvere il problema in maniera 'socialmente utile', l'ospedale ha deciso di offrire parte dell'attività di call center in outsourcing ai reclusi del carcere di Rebibbia, snellendo il proprio servizio prenotazioni e offrendo ai detenuti una possibilità di reintegro nel tessuto lavorativo e sociale. "L'accordo tra noi e il carcere di Rebibbia è nato nel febbraio del 2011 - ha puntualizzato Vecchio - a seguito di un colloquio con il direttore della casa circondariale, Carmelo Cantone. È nata così l'idea di offrire un lavoro ai detenuti del carcere, iniziativa aderente alla 'mission' del nostro ospedale e calzante con le esigenze interne. Nel luglio scorso, infine, è stato sottoscritto l'accordo tra le tre parti in causa: l'ospedale Bambino Gesù, il carcere di Rebibbia e il consorzio Sol.co, che materialmente ha fornito lavoro ai detenuti".

E così, armati di cuffia e postazione pc, un gruppo selezionato di detenuti lavora dal 6 settembre scorso nella sala call center del carcere, in appoggio al Centro unico prenotazioni del nosocomio. Prima di intraprendere un percorso lavorativo delicato  e mirato come questo, in cui i detenuti sono in contatto quotidiano con le famiglie dei bambini malati, i futuri centralinisti sono stati 'addestrati' dal personale dell'ospedale, che ha organizzato per loro un vero e proprio corso di formazione: "Dopo aver sottoscritto la convenzione con il carcere, in collaborazione con il ministero di Grazia e Giustizia e il consorzio Sol.co - ha spiegato Salvatore Vecchio - i lavoratori scelti hanno intrapreso un periodo di formazione gestito dai nostri operatori, ovvero il responsabile del servizio Cup dell'ospedale e altri operatori specializzati che lavorano presso la nostra struttura". Il personale dell'ospedale si è recato quasi quotidianamente presso il carcere di Rebibbia per svolgere l'attività formativa sui nove detenuti selezionati, e i risultati sono stati eccellenti.

"Nei primi due mesi di lavoro (settembre e ottobre 2011) abbiamo registrato ottimi risultati - ha proseguito il direttore risorse umane del nosocomio - I nostri centralinisti 'in outsourcing' stanno svolgendo al meglio il compito affidato loro, con responsabilità e impegno. Sono persone motivate e desiderose di lavorare nel modo più accurato possibile". Basta pensare che, calcolando solo gli ultimi venti giorni di ottobre, dalla sala call center del carcere di Rebibbia sono state effettuate circa 20mila 800 prenotazioni per l'ospedale Bambin Gesù. "Questo ha permesso di ridurre parecchio i tempi di attesa, in passato anche molto lunghi", ha aggiunto Vecchio. In generale, quindi, questa attività lavorativa accontenta entrambe le parti: da un lato migliora la qualità di vita dei detenuti che, lavorando con regolare contratto per diverse ore al giorno si sentono gratificati, e al contempo migliora e snellisce il servizio Cup dell'ospedale Bambino Gesù. "Era esattamente questo l'auspicio e l'obiettivo delle parti in causa", ha sottolineato il direttore RU.

I nove lavoratori-detenuti svolgono l'attività professionale divisi in tre turni dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 19.30, e la mattina del sabato fino alle 13.30. La cooperativa Sol.Co, che ha stipulato l'accordo per dare lavoro ai reclusi di Rebibbia, pagherà a ciascun centralinista tra gli 800 e i mille euro netti al mese, naturalmente con regolare contratto. In questo modo molti detenuti potranno inviare del denaro alla famiglia all'esterno, sentendosi attivi e utili. Dato il successo di questa prima prova, il Bambin Gesù ha in cantiere nuove proposte lavorative da sottoporre al direttore della casa circondariale, Carmelo Cantone. 

"Questo progetto lavorativo rientra in un piano di sviluppo ed esternalizzazione di alcune attività dell'ospedale - ha concluso Salvatore Vecchio -. Non solo attività di call center, ma anche attività prettamente computeristica, come la digitalizzazione della documentazione dell'ospedale che, in accordo con il dottor Cantone, stiamo cercando di tramutare in un'ulteriore possibilità lavorativa per i detenuti di Rebibbia. Quale ospedale cattolico per eccellenza, il Bambin Gesù rivolge la propria attenzione verso chi soffre o si trova in situazioni di disagio (malati o detenuti) - ha tenuto  a puntualizzare il direttore risorse umane dell'istituto -. La pena carceraria che la persona condannata sconta dietro le sbarre ha valore solo se è utile a far riflettere sull'errore commesso e se offre alla persona la possibilità di cambiare vita, reinserendosi appieno nel mondo civile. Il lavoro è il miglior modo, per il detenuto, di riallacciare rapporti 'buoni' con la società nella quale, prima o poi, tornerà a vivere".