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Condoni: Istat, dal 1980 ad oggi incassati 62,5 miliardi di euro

Con le sanatorie edilizie e fiscali in 30 anni sono entrati nelle casse dello Stato oltre 2 mld di euro l'anno con il massimo di 17 mld nel 2003. E mentre il governo smentisce i 12 condoni del dl sviluppo, da istituzioni e sindacati è un coro di 'no'.

» Cronaca economica Redazione/GP - 31/10/2011
Fonte: Immagine dal web

Italiani popolo di condonati. Stando ai dati dell'Istat sulle imposte delle amministrazioni pubbliche negli anni 1980-2010 elaborati dall'Adnkronos, grazie alle sanatorie messe in campo dai vari governi negli ultimi trent'anni, l'Agenzia delle Entrate ha incassato oltre 62,5 miliardi di euro. A conti fatti, nelle casse dello Stato sono entrati in media 2,1 miliardi l'anno, con il massimo storico raggiunto nel 2003 quando sono stati incassati 17,6 miliardi di euro.

IL CONDONO TOMBALE. Introdotto dal governo Berlusconi, nel biennio 2003-2004 ha fatto incassare allo Stato 25,1 miliardi. Mentre dagli scudi fiscali sono arrivati 2,1 miliardi nel biennio 2003-2004 e 5,7 miliardi nel 2009-2010. Il condono edilizio ha garantito 4,6 miliardi, mentre dalle altre sanatorie è arrivato il resto dell'incasso. In particolare la regolarizzazione dei ritardati e omessi versamenti delle imposte ha portato 264 milioni di euro dal 1997 al 2002 mentre dalle sanatorie degli anni pregressi delle imposte dirette, indirette e dall'accertamento con adesione sono arrivati complessivamente 27 miliardi nel trentennio. 

I CONDONI ITALIANI DA SPADOLINI A BERLUSCONI. Ben il 55,1% del ricavo complessivo è arrivato negli ultimi 10 anni, in cui sono stati incassati 34,4 miliardi. Il primo condono dall'inizio della serie storica è arrivato nel 1982 con il governo Spadolini, che l'anno successivo ha portato nelle casse dello Stato 3,3 miliardi di euro. Nel 1991 è stata la volta del condono targato dal governo Andreotti, che nei due anni successivi ha garantito 9,4 miliardi di entrate. Nel 1995 ci ha pensato il governo Dini a mettere in campo una sanatoria, che ha portato 6,9 miliardi di gettito. Mentre gli ultimi due condoni, del governo Berlusconi, sono quelli del 2003 (condono tombale) e 2009 (scudo fiscale) che complessivamente hanno fatto incassare 33,1 miliardi. 

IL DECRETO SVILUPPO E L'IPOTESI DEL TERZO CONDONO. Se fosse vero sarebbe il terzo condono del governo Berlusconi. L'ipotesi di applicazione è tornata alla ribalta nei giorni scorsi attraverso una serie di indiscrezioni sulla bozza del decreto sviluppo, attualmente in fase di studio, il cui testo conterrebbe ben "12 condoni". "Voci infondate", ha smentito il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ma anche la sola ipotesi ha scatenato da più parti un coro di 'no' che va dai commercialisti alla Banca d'Italia, passando per la Corte dei Conti fino ai sindacati e all'opposizione.

I DUBBI DI BANKITALIA. Nell'ultima audizione al Senato, Bankitalia ha ribadito i propri dubbi sull'utilizzo delle sanatorie: "In Italia - si è fatto notare - ci sono stati tanti condoni negli anni passati, per questo sarebbe meglio essere 'cauti' nell'utilizzo delle sanatorie". “Sarei cauto sull'utilizzo dei condoni - ha affermato il capo dell'area ricerca economica di Bankitalia, Daniele Franco - nel senso che in questo Paese ne abbiamo avuti tanti ed è un Paese in cui l'evasione fiscale è molto ampia". Di qui "il rischio che un condono possa in qualche modo non aiutarci a uscire da questa situazione". Le sanatorie, ha aggiunto Franco, "hanno ovviamente pro e contro: avere gettito, chiudere situazioni passate e avere risorse per interventi utili" sul lato dei pro. Mentre dall'altro lato ci sono "effetti distorsivi che vengono dal segnale che viene mandato al contribuente". 

IL 'NO' DEI COMMERCIALISTI E DELLA CORTE DEI CONTI. A disapprovare l'utilizzo del condono come strumento per trovare le risorse necessarie allo sviluppo, sono stati anche i commercialisti: "Questo tipo di iniziative - ha sottolineato il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Claudio Siciliotti - portano tanto gettito ma tolgono tanta credibilità, distruggono il già precario, per non dire inesistente, rapporto di fiducia tra fisco e contribuenti". E un altro stop a possibili sanatorie arriva dalla Corte dei Conti, secondo cui "un gettito una tantum può essere utile ma nel caso di specie va tenuto conto che ci sono dei gettiti attesi dalle misure di lotta all'evasione che, in caso di adozione dei condoni, naturalmente verrebbero vanificati". A margine di un'audizione il presidente di sezione della magistratura contabile, Luigi Mazzillo, ha sottolineato che vanno inoltre considerati "i vincoli derivanti dalla normativa europea".

IL DISAPPUNTO DEI SINDACATI. A più riprese anche il sindacato Cgildi corso d'Italia ha criticato l'ipotesi di un nuovo condono: "Sono un incentivo a una nuova immersione" che, unite alle ipotesi sulla riforma delle pensioni, "tendono a far pagare di più chi già paga - ha sottolineato Susanna Camuso -. Siamo un paese che ha uno straordinario problema di evasione. Continuare ogni due per tre a sollecitare il fatto che tanto poi si viene condonati - ha spiegato Camuso - è un modo per favorire l'evasione". L'ipotesi del terzo condono è stata bocciata anche dalla Uil, il cui segretario Luigi Angeletti ha affermato che "bisogna combattere l'evasione fiscale: quella è la vera riforma fiscale, il condono è esattamente il contrario di quello che serve". Mentre il rappresentante della Cisl, di Raffaele Bonanni, ha sottolineato di essere "in forte disaccordo sul condono perché sarebbe un invito a continuare con l'evasione fiscale che è la più alta d'Europa". Categorico, infine, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che ha annunciato: "Noi ci metteremo di traverso, condoni basta".