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INTERVISTA - Detenuti lavoratori, Cantone: "Rebibbia ha 120 persone a contratto con aziende esterne"
Il carcere romano non è mai stato così affollato (1720 reclusi), i problemi non mancano, ma la buona notizia arriva dall'esterno: il Bambin Gesù è l'ultimo ente ad aver offerto un lavoro a chi è dietro le sbarre. E a guadagnarne sono entrambe le parti.
Fonte: coopgiotto.org
"Il lavoro in carcere ti dà un senso di reinserimento. E poi mandare quella piccola somma a tua moglie e ai tuoi figli ti fa essere più vivo, ti fa sentire di appartenere ancora alla società esterna". È solo una delle numerose testimonianze di detenuti lavoratori pubblicate sulla pagina web della rivista 'Ristretti Orizzonti', tra i principali organi di informazione e cultura sul carcere.
Svolgere un'attività lavorativa qualificante è importante per ogni uomo, e lo è ancor di più nel caso in cui, a impegnare la mente e il corpo, è un detenuto con condanna definitiva che sta scontando la propria pena in un istituto sovraffollato e dunque difficile da 'vivere', come nel caso della casa circondariale romana di Rebibbia Nuovo Complesso, che attualmente ospita 1720 reclusi, il numero più alto mai raggiunto dal carcere.
Lo scorso 18 luglio 2011 è stato stipulato l'accordo tra l'istituto di pena e l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, in base al quale alcuni detenuti hanno iniziato a lavorare per il Cup del nosocomio, snellendo parecchio i tempi di attesa delle persone che contattano l'ospedale per prenotare una visita. "Attualmente abbiamo 12 datori di lavoro esterni - spiega Carmelo Cantone, direttore del carcere - e 120 detenuti che si impegnano diverse ore al giorno in lavori di qualità. È un modo per offrire al recluso un'effettiva possibilità di riscatto una volta uscito di prigione". Per saperne di più NanniMagazine.it ha contattato telefonicamente il direttore, rivolgendogli qualche domanda in merito:
Quanti detenuti hanno iniziato a lavorare per l'ospedale pediatrico Bambin Gesù?
"Per ora sono state selezionate e formate nove persone, che hanno iniziato a lavorare nella sala call center della casa circondariale da circa due mesi, calcolando anche il periodo di 'affiancamento'. Il periodo di formazione per poter svolgere l'attività richiesta è iniziato lo scorso 6 settembre e si è protratto per una ventina di giorni. Durante il corso gli operatori del Bambin Gesù hanno spiegato e mostrato ai futuri dipendenti quale tipo di mansioni avrebbero svolto, e verso la fine di settembre i detenuti hanno iniziato a pieno ritmo l'attività professionale lavorando sempre più responsabilmente e in autonomia".
In base a quale criterio avete scelto i nove centralinisti?
"In genere si privilegiano i detenuti che stanno scontando una condanna con pena definitiva perché va loro riconosciuto il diritto al lavoro. Si parla in ogni caso di lavoro da svolgere all'interno del carcere per conto di enti, ditte, società esterne. L'offerta di impiego lavorativo, quindi, viene fatta in primo luogo alle persone condannate. In secondo luogo entrano in gioco una serie di criteri personali basati sull'attitudine e l'idoneità a un determinato lavoro, sulle capacità professionali di ciascun detenuto, e anche sul percorso detentivo, perché si tende a rivolgere l'offerta di lavoro al detenuto che ha un maggior numero di anni da scontare, rispetto alla persona che deve restare in carcere per pochi mesi. Complessivamente la valutazione è anche sul merito, perché le persone selezionate andranno a svolgere lavori di particolare qualità (pensiamo alla delicatezza necessaria a rapportarsi con i genitori dei bambini malati che chiamano l'ospedale per avere informazioni), è giusto quindi che siano scelte persone affidabili e responsabili, sulle quali poter contare".
Che lavoro svolgono esattamente queste persone e quali sono gli orari?
"I nove detenuti supportano il call center del Bambin Gesù, in pratica ricevono chiamate da tutta Italia da parte di persone che devono prenotare visite ambulatoriali specialistiche, sia presso la sede centrale che nelle altre sedi. I lavoratori sono impegnati in tre turni dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 19.30 e il sabato fino alle 13.30. L'agevolazione per il Bambin Gesù è che, con l'impiego dei nove lavoratori, l'istituto è alleggerito di una parte delle telefonate giornaliere in entrata e di conseguenza diminuiscono i tempi di attesa e migliora il servizio. Per parte nostra, invece, abbiamo la possibilità di ampliare lo spettro di possibili attività lavorative da svolgere all'interno del carcere. Da un punto di vista tecnico, i nostri 'centralinisti' hanno accesso al programma prenotazioni online dell'ospedale (le prestazioni specialistiche sono oltre 300, quindi una formazione accurata di partenza è d'obbligo). È un lavoro regolarmente retribuito, e a far funzione di effettivo datore di lavoro è il terzo ente entrato in gioco in questo accordo, ovvero il consorzio cooperativistico Sol.co. che già in passato ha collaborato con noi per vari progetti socialmente utili".
Rebibbia non è nuova ad attività professionali per i detenuti con datori di lavoro esterni, che tipo di attività svolgono le persone dal carcere?
"Abbiamo in totale 7 datori di lavoro esterni, che danno occupazione (all'interno del carcere) a numerosi detenuti tramite 12 attività professionali, sia di piccola entità che di importanza più marcata. Si tratta di attività di qualità e non di quantità, che richiedono formazione e responsabilità da parte del lavoratore. Per fare un esempio, abbiamo un laboratorio fotografico (foto a stampa digitale) con personale addetto ai servizi fotografici, utile nel caso in cui i detenuti sentano la necessità di scattare fotografie ai familiari o inviarne di proprie. Esempi di attività con gruppi maggiori sono il call center 1254 di Telecom, in cui sono impiegati diversi detenuti, questa nuova attività con l'ospedale Bambin Gesù, una officina fabbri, il caricamento dati con Autostrade per l'Italia, la digitalizzazione dei fascicoli del tribunale di sorveglianza di Roma, la lavorazione della plastica differenziata, il caricamento dati per conto della Asl, il 'centro cottura' con la cucina dei detenuti, etc".
Un'ottima opportunità per reinserirsi fattivamente in società una volta usciti dal carcere...
"È il miglior modo di concepire il periodo di reclusione. Si sconta la condanna ma si guarda anche oltre, al momento della riacquistata libertà e si propone un'occasione di reinserimento nel tessuto lavorativo e sociale. La risposta dei lavoratori già attivi dal febbraio 2006 presso il call center per Telecom è assolutamente positiva, sia psicologicamente che praticamente: avere un lavoro retribuito permette al detenuto di inviare soldi alla famiglia, permette quindi alla persona di sentirsi utile anche se 'da lontano', e psicologicamente è un modo per far passare il tempo in maniera costruttiva, per mantenere il rapporto con la società, e per sentirsi uguali agli altri, al popolo di lavoratori esterni".
Esiste uno studio che attesta un calo di recidiva per quei detenuti che hanno scontato la pena lavorando?
"Posso fornire un dato molto preciso: attualmente abbiamo 120 detenuti lavoratori impiegati alle dipendenze di datori di lavoro esterni, che svolgono attività più qualificanti e meglio retribuite rispetto a quelle che svolgono i detenuti che lavorano alle dipendenze del carcere (lavoro di pulizia, per lo più). Se si controlla il rapporto sulle infrazioni disciplinari dei detenuti impiegati in lavori qualificanti con datore esterno e dei detenuti con non svolgono tali attività, si nota uno scarto fortissimo tra i due: chi sconta la pena lavorando incorre molto raramente in infrazioni disciplinari. Il dato riguarda il nostro istituto, ma è scontato che ovunque si dia la possibilità al detenuto di lavorare qualitativamente, il riscontro è positivo su tutti i fronti".
Come mai sono così pochi gli accordi tra detenuti ed enti pubblici o privati che possono elargire lavoro?
"Ogni istituto penitenziario ha una propria storia. Parlando di Rebibbia, è vero che su circa 900 detenuti potenzialmente abili al lavoro, solo 120 hanno un'attività lavorativa con datore di lavoro esterno, ma è altrettanto vero che abbiamo raggiunto tale cifra partendo da zero nel giro di pochissimi anni. Questo vuol dire che è un meccanismo in ascesa, che può svilupparsi molto in futuro. Le attività lavorative che finora abbiamo avviato hanno, tra gli altri, datori di lavoro importanti quali Telecom, Autostrade per l'Italia e il Bambin Gesù, questo vuol dire che le attività lavorative sono solide e dureranno nel tempo, e speriamo di accrescere ancora il nostro 'pacchetto clienti', perché è indubbio che far lavorare i detenuti per società esterne ha il doppio vantaggio di giovare tanto ai reclusi quanto alle aziende. Per quanto riguarda il Bambin Gesù, confido nella volontà dell'ospedale di continuare, anche in un futuro prossimo, a dare in outsourcing altre attività".
Una domanda d'obbligo: qual è la situazione sovraffollamento a Rebibbia?
"Attualmente i detenuti sono 1720, è il massimo storico per il carcere di Rebibbia Nuovo Complesso. Prima dell'indulto le persone recluse erano 1600, con l'indulto eravamo scesi a 850 detenuti, poi pian piano siamo risaliti alla cifra attuale, che ha superato ogni record".
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- Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
Ospedale Bambin Gesù, Vecchio: "I detenuti di Rebibbia? Sono ottimi centralinisti"
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