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Le due "povere" italie nell'analisi dell'Economist. In Europa ci vedono così!

"Una potrebbe affossare l'euro, l'altra può salvarla" è il ritratto che emerge dal settimanale economico inglese in edicola oggi, rimarcato da una vignetta che sta facendo il giro del mondo.

» Cronaca economica Francesca Nanni - 28/10/2011
Titolo: La vignetta di Peter Schrank pubblicata sul numero di oggi del magazine The Economist
Fonte: The Economist

Da una parte il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vestito da clown, con tanto naso rosso e violino in mano, che sorride guardando la moneta unica in fiamme; dall'altra il neo eletto presidente della Bce Mario Draghi che, vestito da pompiere, cerca di spegnere l'incendio. È il racconto di due "povere" italie, con il titolo originale "A tale of two italians", quello che emere dall'analisi del settimanale economico inglese The Economist in edicola oggi. Una "potrebbe condannare l'Euro, l'altra salvarla":  l'analisi del magazine inglese è dunque chiara, l'incapacità del governo italiano di applicare riforme concrete sta mettendo a rischio non solo il Paese ma la stabilità dell'eurozona. Paradossalmente, è proprio un italiano, l'ex capo di Bankitalia, Mario Draghi, che può evitare il disastro.

IN PRINCIPIO FU IL DIKTAT DI TRICHET. L'analisi dell'Economist inizia dalla lettera che l'Unione Europea ha inviato lo scorso agosto al premier Berlusconi, sollecitando un "necessario intervento delle autorità italiane per ripristinare la fiducia degli investitori". L'obiettivo era quello di applicare un modello per la privatizzazione e la liberalizzazione economica, spingendo sui tagli della spesa pubblica in modo che il bilancio potesse essere bilanciato nel 2013, un anno prima del previsto. Questo diktat, si legge nell'articolo del settimanale, è stato firmato dall'allora presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet. Berlusconi ha così adottato un nuovo piano di austerità (che secondo l'Economist contiene numeri e bilanci "dubbi"), ma, prosegue l'analisi dell'Economist, non ha fatto praticamente nulla per accelerare la crescita sclerotica Italia. Così il 23 ottobre, al primo dei due vertici europei destinati ad affrontare la crisi dell'euro, Germania e Francia hanno sollecitato un piano di riforme credibili da applicare in tempo per il vertice successivo tre giorni dopo, il 26 ottobre.


[La vignetta di Peter Schrank pubblicata oggi dal settimanale The Economist. Fonte: The Economist] 

L'UMILIAZIONE DELL'ITALIA E LA RISATA DI SARKOZY. Secondo il settimanale inglese, questa sorta di "umiliazione", dovuta alle continue sollecitazioni dell'Ue, avrebbe avuto un certo effetto. A questo punto dell'articolo, infatti, l'Economist ricorda la risata sarcastica del premier francese Nicolas Sarkozy corrisposta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel durante la conferenza stampa post vertice di domenica scorsa, 23 ottobre. E sulla questione dice: "Mai un leader di uno degli Stati membri e fondatori dell'Unione europea, è stato trattato in modo così sprezzante dai suoi pari". Così come il primo ministro greco George Papandreou considerato, secondo l'analisi del settimanale, "è considerato più per pietà, più che per la rabbia" (rabbia dovuta alla crisi che ha investito la Grecia nata dall'omissione del reale stato dei conti pubblici che rischia ora di trascinare con sé anche altri Paesi, ndr). Mentre, seppur con netto ritardo, il premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, ha riconquistato il rispetto dell'Ue applicando una serie di riforme che gli sono costate la leadership.

"BERLUSCONI IL BUFFONE CHE PUO' UCCIDERE L'EURO". Gli amici di Berlusconi fanno finta di indignarsi per il suo trattamento, ma anche Berlusconi non sembra prendersi sul serio, prosegue l'Economist. E così il primo ministro italiano torna a Bruxelles con una lunga lettera di auto-giustificazione e promesse, la maggior parte vecchie, altre nuove. Il fatto è che anche "le sue soluzioni minori" mettono in pericolo la sua coalizione. Berlusconi dà la colpa al leader della Lega Nord, Umberto Bossi, che cerca di frenare la riforma delle pensioni. Da parte su Bossi accusa Mario Draghi di cercare di spodestare il governo. Secondo l'Economist, dunque, il futuro dell'euro potrebbe dipendere dalle azioni di due italiani: Berlusconi, il buffone che può uccidere la moneta unica, e Draghi, il tecnocrate che potrebbe essere l'ultimo uomo in grado di salvarla. Ma la loro collaborazione, secondo il settimanale, non inizia con il piede giusto; Berlusconi ha infatti interrotto le discussioni durante il vertice 26 ottobre per raccontare ad uno spettacolo televisivo italiano che l'euro è stato 'una moneta senza una banca centrale alle spalle'". Sorvolando sulle accuse derivate dal caso bunga-bunga che definisce "squallide", l'Economist sottolinea, invece, che il difetto più grande di Berlusconi è la sua incapacità di riformare l'economia italiana nonostante il supporto di una larga maggioranza. In molti, scrive il magazine inglese, lo vedevano come una nuova Margaret Thatcher, ma il suo liberalismo economico era poco profondo. È vero, rimarca l'Economist, ha beneficiato di una opposizione debole. Ma nel tempo anche alleati, come la chiesa cattolica e i dirigenti d'azienda, gli si sono rivoltati contro.

MARIO DRAGHI, L'UOMO CHE PUO' SALVARE L'EURO. Mario Draghi non è del tutto estraneo all'attuale situazione. Ha prestato servizio nel ministero delle finanze, trascorrendo del tempo nel settore privato (alla Goldman Sachs). Eppure, come governatore della Banca d'Italia uscente, egli ha assunto la sua aura di competenza e indipendenza e presiederà la Bce in un momento di pericolo. Ma ha le capacità per farlo.

"POVERA ITALIA". Nel finale della sua analisi l'Economist scrive esplicitamente (e in italiano): "Povera Italia", sottolineando come "a 150 anni dalla cacciata dalla penisola delle forze di dominazione straniera e dall'indipendenza, il paese ha ancora bisogno del 'vincolo esterno' per governarsi. A lungo questo ruolo è stato svolto dagli Stati uniti e dall'Europa. Adesso, il 'vincolo' ha un nome italiano, Mr. Draghi. Se l'euro sopravviverà, il nuovo capo della Banca Centrale Europea dovrà salvare il suo stesso paese non solo dai mercati ma dai suoi stessi politici". Quanto alla politica italiana, invece, l'Economist sembra suggerire la strada del governo tecnico: "L'indolente generazione politica cresciuta all'ombra di Berlusconi potrebbe finalmente essere scalzata, ma non c'è un'ovvia alternativa. Un'idea potrebbe essere quella di far ricorso, come in passato, a un governo tecnico con sostegno bipartisan per realizzare una serie di riforme ispirate dalla Ue".