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Marco Simoncelli: gomme, casco, elettronica, cosa non ha funzionato?
La tragedia sul circuito di Sepang, in Malesia, Marco Simoncelli scivola al secondo giro del Gp e viene travolto da Edwards e Rossi. Lacrime e disperazione ai box. Ora ci si interroga sui motivi di un incidente che, forse, poteva essere evitato
Fonte: Immagine dal web
È morto sullo stesso circuito che, nel 2008, lo aveva visto vincere nella categoria 250. Il giovane pilota romagnolo Marco Simoncelli, è morto per le conseguenze del grave incidente nel quale è rimasto coinvolto sulla pista di Sepang nel Gp della Malaysia, in cui sono rimasti coinvolti anche Colin Edwards (Yamaha) e Hiroshi Aoyama (Honda). La tragedia al secondo giro della gara quando, forse a causa di una gomma fredda, la moto bianca di Simoncelli slitta dapprima verso l'esterno, poi inspiegabilmente, verso l'interno della pista davanti alle ruote di Colin Edwards e di Valentino Rossi che nulla possono per evitare l'impatto con il pilota romagnolo. Le condizioni di Simoncelli appaiono da subito gravi, ma nonostante il soccorso al centro medico della, il pilota arriva al centro medico della pista in arresto cardio-circolatorio.
LE LACRIME DI VALENTINO E LE POLEMICHE SULLA SICUREZZA. Valentino è lì, nel suo box in attesa di notizie con il volto segnato dallo sconcerto. Quasi ad esorcizzare quel momento, racconta a tutti la dinamica dell’incidente fino per poi uscire con la testa tra le mani sussurrando "oddio, oddio" avuta la notizia definitiva. Ora, mentre si combatte con il dolore di questa perdita, sono in molti a cercare di ricostruire l'accaduto per cosa non è andato, riaprendo le polemiche sulla questione sicurezza. "Alle volte ci si dimentica di quanto sia pericoloso questo sport - commenta Pedrosa -. Sono cose che non dovrebbero succedere". Mentre da un lato, infatti, si è riusciti a fare molto nelle infrastrutture, con l'ottenimento di via di fuga più ampie in tutte le piste dove si corre e l'arrivo di caschi e tute sempre più specifiche e protettive (anche grazie all'airbag), dall'altro non si riesce a risolvere il problema dell'investimento. In casi come quelli di oggi e come quanto accaduto poco più di un anno fa a Misano con il pilota giapponese Tomizawa, non sembra esservi soluzione immediata da adottare, ma rimane solo la grande frustrazione per la perdita e il rimorso che i piloti coinvolti, Edwards e Rossi, porteranno con loro da oggi in poi.
GOMME, CASCO, ELETTRONICA: COSA NON HA FUNZIONATO? Oggi è il momento del dolore, ma domai bisognerà capire cosa è andato storto, cosa non ha funzionato. Dalle immagini dell'incidente che stanno facendo il giro del mondo da questa mattina, si nota da subito come sulla scivolata all'origine dell'impatto mortale la moto di Simoncelli sia ulteriormente slittata in pista in modo anomalo, per gli addetti ai lavori: la perdita di aderenza della ruota anteriore, infatti dovrebbe spedire moto e pilota all'esterno della curva e non verso l'interno come è accaduto, quindi sulla traiettoria delle altre moto in arrivo. Una delle cose che potrebbe non aver funzionato, o non aver lavorato troppo bene, è il controllo della trazione della sua Honda: il sistema elettronico potrebbe aver letto lo scivolare del pneumatico posteriore come una anomalia, anche per il fatto che il pilota di Coriano non ha lasciato del tutto cadere la moto. Intervenendo su questo aspetto, dunque, il sistema ha sostanzialmente fatto riprendere il moto della ruota in linea con la velocità dell'asfalto, ma nel senso sbagliato. Chi era dietro a Simoncelli, non ha potuto evitarlo. Una delle cose che potrebbe non aver funzionato, o non aver lavorato troppo bene, è il controllo della trazione della sua Honda: il sistema elettronico potrebbe aver letto lo scivolare del pneumatico posteriore come una anomalia, anche per il fatto che il pilota di Coriano non ha lasciato del tutto cadere la moto. Intervenendo su questo aspetto, dunque, il sistema ha sostanzialmente fatto riprendere il moto della ruota in linea con la velocità dell'asfalto, ma nel senso sbagliato. Chi era dietro a Simoncelli, non ha potuto evitarlo.
È IL COLLO IL VERO TALLONE D'ACHILLE DEI PILOTI. Come l'incidente, anche in questo caso si tratta di un evento imprevedibile: la ruota che gira, impatta sul casco del pilota romagnolo bloccato sulla testa e lo fa volar via col suo movimento rotatorio rompendo il cinturino. E questo è un altro tallone d'Achille per i piloti del moto GP perché, tra tutte le parti del corpo che loro proteggono, quella che rimane sempre più esposta è proprio il collo. Nonostante l'introduzione dell'airbag nelle tute, come quello che aveva anche Simoncelli, è praticamente impossibile proteggere la regione cervicale se si viene investiti. Sicuramente tante sono le ipotesi che circolano al momento che saranno, in parte, risolte dall'autopsia disposta sul corpo di Simoncelli.
LA CONFERMA DI AGOSTINI: "IL NOSTRO SPORT È MOLTO PERICOLOSO". "È sempre dura quando succedono queste cose, non hai parole, ti chiudi in te stesso pensando a un ragazzo giovane che ha perso la vita amando il suo sport che purtroppo sappiamo essere pericoloso"'. Commenta così, ai microfoni di Sky Sport il pluricampione del mondo Giacomo Agostini, la terribile notizia della morte di Marco Simoncelli a Sepang. "È stato trascinato all'interno della pista dalla sua moto - dice - e quelli che arrivavano da dietro non hanno potuto evitarlo". Secondo Agostini, "la gomma ha una colpa ma siamo anche noi piloti che vogliamo che la gomma duri dall'inizio alla fine senza calare di prestazione e spingiamo i tecnici a fare delle gomme che durino fino alla fine. Sarebbe più giusto fare come ai miei tempi, quando la gomma si degradava e si andava più piano fino ad arrivare al traguardo tutti nelle stesse condizioni". Poi, sempre dai microfoni di Sky, Agostini si lascia andare ad un ricordo del giovane pilota: "Era ancora un bambino, una persona piacevole che mi aveva promesso di venirmi a trovare a Bergamo in inverno. La sua fidanzata è di quella zona e lo aspettavo con ansia".
IL DOLORE DELLA FAMIGLIA E IL CORDOGLIO DEI FAN SU FACEBOOK. A piangere il 'Sic', come veniva chiamato da tutti, i suoi colleghi, amici e fan, il mondo sportivo a più livelli, ma soprattutto Coriano, la sua città in provincia di Rimini, dove Simoncelli inizia nelle minimoto a correre già all'età di sette anni. Qui si piange il dolore riservato e discreto della famiglia protetto, già da questa mattina, da un cordone dei Carabinieri che rimandano indietro chiunque voglia entrare nella villetta del campione a portare un segno di cordoglio. Ma come sempre accade sopratutto il questi momenti, è il popolo dei social network a mobilitarsi; così su Facebook amici e fan di tutta Italia hanno espresso in tempo reale la loro disperazione per il lutto con decine di messaggi arrivati a soli 3 minuti dalla conferma della morte sulla pagina del fanclub di Simoncelli.
LE VITTIME DEL MOTO GP. Con la perdita di Marco Simoncelli, salgono a tre i piloti deceduti in gara nell'era moderna del mondiale GP: Daijiro Kato, il 20 aprile del 2003 a Suzuka, Shoya Tomizawa il 5 settembre 2010 a Misano Adriatico, Marco Simoncelli, 22 ottobre 2011.
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