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INTERVISTA - Philippe Daverio: "Rai Tre? Mi ha tratto in inganno"
L'ex conduttore Rai, raggiunto telefonicamente da NanniMagazine.it, ha parlato con sottile ironia della televisione di Stato e delle reti private. Un trasferimento a La7? "Meglio la Maremma".
Titolo: Philippe DaverioFonte: Immagine dal web
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'Passepartout' è uno dei pochissimi programmi culturali degni di questo nome. Eppure la notizia della chiusura della trasmissione di Rai Tre non ha suscitato quella eco di sdegno che ci si sarebbe aspettati, poche testate giornalistiche, infatti, si sono prese la briga di commentare questo ennesimo 'schiaffo alla cultura'. NanniMagazine.it ha pensato di andare direttamente alla fonte e rivolgere qualche domanda al professor Daverio, il quale non ha lesinato sferzate a destra e a manca, come è giusto che sia.
"Le truppe di 'Passepartout' sono state incoraggiate nel loro impegno dal direttore che le esortava a tenere puliti i ponti e lucidi gli ottoni mentre egli stesso, affezionato capitano, era già sulla scialuppa di salvataggio che lo portava verso un altro bastimento". Con questa frase estrapolata dal suo ironico elogio funebre, l'ex conduttore della trasmissione culturale di Rai Tre non nasconde la delusione e il disappunto nei confronti dell'ex direttore di Rete, Paolo Ruffini, trasferitosi a La7, e sulla chiusura del programma aggiunge:
Professor Daverio, era nell'aria questa 'cancellazione' o è stata una doccia fredda?
"Se fosse stata nell'aria non avrei mai speso tante energie nel programma. Sono stato tratto in inganno".
Sempre in tema di chiusure, cosa ne pensa della decisione presa dalla Rai a proposito del programma della Dandini, 'Parla con me'?
"Oggettivamente è una questione rilevante quella che ha visto coinvolta la trasmissione della Dandini, che come programma è più importante del nostro perché coinvolge quattordici autori, vengono ospitate persone impegnate nell'analisi del dibattito politico, e anche dal punto di vista del fatturato la questione è diversa: la Dandini ha un quadro appuntamenti di rilievo, che è deciso direttamente dal Consiglio di Amministrazione, mentre la nostra trasmissione, che ha un fatturato minore, risponde solo ai responsabili della rete (Rai Tre, ndr)".
Con la chiusura di 'Passepartout' non vedremo mai le nuove puntate già preparate dedicate alla Cina?
"Ma no, probabilmente la Rai acquisterà le nostre puntate e le manderà in onda. Come dire, rinvieremo la 'fornitura' all'azienda con un nuovo imballo, però il cambio di imballo va pagato, perché dovremmo farlo a spese nostre? E se le puntate non dovessero interessare l'azienda, vorrà dire che le venderemo a qualcun altro…Per me la Rai è un cliente, il mio miglior cliente. Voglio bene all'azienda, ma è chiaro che al momento sta attraversando un periodo di crisi".
Sta pensando di cambiare rete e trasferirsi, ad esempio, a La7?
"No, perché La7 è la nuova palestra in cui si confrontano le parti politiche, quindi per 'gente' come noi non c'è posto. A La7 si stanno radunando i 'gladiatori', ovvero le persone che non hanno ancora scelto con chi stare. E comunque preferisco il servizio pubblico al privato: è difficile presentarsi all'estero dicendo che si lavora per una televisione privata italiana, perché tutti pensano che si sia specialisti in commercio di fanciulle…intendo dire la nostra televisione privata è guardata con diffidenza in Europa e Oltreoceano, mentre il servizio di Stato è considerato con maggiore rispetto. Ma è anche normale che sia così, è più bella l'immagine del presidente Napolitano che l'immagine degli affari privati italiani, no? O perlomeno è più credibile. Comunque, tra le tre reti di Stato, quella che a tutt'oggi gode di credibilità maggiore è la Terza Rete. Ora come ora, se proprio dovessi scegliere uno spazio in cui fare televisione, punterei su un canale tv della Maremma, perché sarebbe talmente piccolo da non poter suscitare il fastidio di nessuno. Vede, una bella trasmissione sui 'cavalli bradi' non mi dispiacerebbe affatto…
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