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Famiglia si cambia: meno coppie all'altare, boom di single e coppie di fatto

Nel Rapporto Istat relativo al 2009, le coppie coniugate con figli scendono al 36,4%, dieci punti in meno rispetto al 1998, mentre sono 12 milioni gli italiani che rientrano nei nuovi nuclei familiari. Nel 2010 celebrati poco più di 217mila matrimoni.

» Famiglia Vera Sermoneta - 19/09/2011
Fonte: Immagine dal web

La famiglia come istituzione sociale in continua evoluzione, al cui modello tradizionale si affiancano oggi nuove forme composte da single, famiglie monogenitoriali e coppie di fatto. Strutture "alternative" in cui vive il 20 per cento della popolazione italiana. È la fotografia scattata dall'Istat, relativa all'anno 2009 pubblicata giovedì scorso, secondo cui il modello della coppia coniugata con figli è in piena crisi e perde colpi. Nel 199, fa sapere l'istituto di statistica, le coppie coniugate con figli rappresentavano il 46,2% delle famiglie italiane ma nel 2009 hanno perso dieci punti percentuali scendendo al 36,4%. 

Di contro aumentano tutte le 'nuove' forme familiari, dalle convivenze di coppie non coniugate alle famiglie ricostituite, dai single ai monogenitori non vedovi: sono circa 12 milioni gli italiani compresi in questo segmento statistico, quasi il doppio rispetto a un decennio fa, rappresentando circa un quinto dell'intera popolazione. In particolare, sono quasi 6 milioni le persone che hanno sperimentato nel corso della loro vita la convivenza, considerando sia chi ancora convive che chi poi si è sposato oppure ha chiuso definitivamente l'unione. In crescita anche le convivenze prematrimoniali che sfiorano l'8%: il 'periodo di prova' in vista della successiva unione matrimoniale riguarda il 33% delle prime nozze e il 70% dei matrimoni successivi.

Se di convivenze si parla, l'Istat evidenzia che a livello geografico queste sono più diffuse al Nord-Est dove superano il 16% mentre al Nord-Ovest e al Centro si attestano al 13%, nelle Isole sono di poco superiori all'8% e al Sud del 4%. Quanto alle aree urbane, le convivenze nelle grandi città sono oltre il 15%. Il Trentino-Alto Adige è la regione con il numero percentualmente più alto di convivenze, pari al 20,4% seguita dalla Valle d'Aosta con il 19,7% dall'Emilia-Romagna con il 18,3% e dal Friuli-Venezia Giulia con il 17,2%.

L'esperienza della coppia di fatto ha interessato ben il 41% degli attuali divorziati e il 24% dei separati. Fra i laureati la percentuale, oltre il 19%, è più alta rispetto a chi possiede altri titoli di studio. L'insieme di coloro che hanno vissuto una libera unione è costituito nel 53,2% dei casi da coppie che sono poi approdate al matrimonio, nel 30,3% da chi sta ancora convivendo e nel 25,2% da coppie che hanno convissuto senza poi sposarsi o proseguire nella unione. Cresce, inoltre, anche la percentuale delle coppie conviventi con figli: erano il 40,1% nel 1998 e sono il 49,7% nel 2009. Soltanto nel 36,4% però si tratta di figli di ambedue i partner, mentre nel 6,5% dei casi i figli sono solo di uno dei due partner e nel 6,9% appartengono sia a entrambi che a uno di loro. Figli minori vivono nel 44,1% delle coppie non coniugate.

L'ITALIA ALL'ALTARE VISTA DALL'ISTAT. Italiani e il matrimonio, un binomio che diventa spesso irrealizzabile per molte coppie del Bel Paese, soprattutto a causa della crisi economica che spinge, anche chi potrebbe permetterselo, ad evitare spese superflue, optando per l'unione di fatto. Secondo l'analisi dell'Istat pubblicata lo scorso maggio, nel biennio 2009-2010 la celebrazione dei matrimoni ha subito un brusco calo, passando al -6 per cento rispetto a una media annuale dell'1,2% degli ultimi anni. Nel 2009 sono stati celebrati 230.613 matrimoni mentre nel 2010 poco più di 217 mila (3,6 ogni mille abitanti); nel 2008 erano stati 246.613 (4,1). A diminuire sono soprattutto le prime nozze (il 93,5% nel 1972, l'85,7% nel 2009). A livello geografico la diminuzione dei riti in chiesa ha interessato tutte le aree del paese: tra le grandi regioni, il Lazio (-9,4%), Lombardia (-8%), Toscana (-6,7%), Piemonte e Campania (-6,4%). Tra le altre cose aumenta anche l'età anagrafica di chi sceglie le nozze: così l'età media degli sposi, ad esempio, è salita a 33 anni per gli uomini, 30 per le donne; ben 6 anni in più rispetto ai valori del 1975. 

CHIESA O MUNICIPIO? Secondo il dossier dell'Istat pubblicato a maggio, da questo punto di vista gli italiani scelgono per lo più il rito religioso; i matrimoni civili sono circa il 37%, 85.771, 4.811 in meno rispetto all'anno precedente (-5,8%). Invariata invece questa scelta nel 2010;. Il rapporto sottolinea, inoltre, che solo 15 anni fa il matrimonio in comune non arrivava al 20%.