Economia e Lavoro » Economia » Crisi economica

Moody's boccia le banche francesi: "Troppo esposte al debito della Grecia"

L'agenzia americana ha tagliato il rating alle banche Société Générale e Crédit Agricole. E mentre il presidente Barroso invita tutti a prepararsi per un grande balzo in avanti nell'integrazione fiscale, su tutto aleggia l'ombra della Cina.

» Crisi economica Francesca Nanni - 14/09/2011
Fonte: Immagine dal web

L'annuncio è arrivato poco prima di una video conferenza tra i leader di Grecia, Francia e Germania sulle misure da attuare per scongiurare un default nel paese ellenico. L'agenzia americana di rating Moody's ha tagliato, riducendolo di un 'notch' (ossia di un gradino), il giudizio sul debito di due tra le principali banche francesi, il Crédit Agricole che passa da C+ a C, e la Société Générale che passa da Aa3 a Aa2. Ma nella "lista nera" delle banche francesi che possono subire una retrocessione futura di rating, c'è anche la Bnp Paribas. 

Una decisione che ha generato un crescente allarme globale nel settore economico finanziario già pesantemente sconvolto dalla crisi che ha colpito la zona euro, e che ha gettato al ribasso le banche francesi SocGen che perde il 6,4%, Credit Agricole il 5,9% e Bnp Paribas il 7,7%, ma anche le Borse europee in generale. In una breve dichiarazione prima del video incontro con Grecia e Germania, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha fatto sapere tramite il portavoce Valérie Pécresse, che la Francia farà il possibile per salvare la Grecia a patto che quest'ultima "fornisca garanzie sull'accettazione delle misure da attuare per ridurre il deficit e rilanciare il Paese". Detto questo, fa sapere la Reuters, il governo francese non ha rilasciato altre dichiarazioni in merito.

E mentre i leader europei lottano per evitare un default della moneta unica, il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, nel suo intervento oggi sulla crisi dell'Eurozona al Parlamento di Strasburgo, li ha invitati all'unione e a prepararsi per un grande balzo in avanti nell'integrazione fiscale. "Confermo - ha detto Barroso - che la Commissione presenterà presto delle opzioni per l'introduzione di eurobond, obbligazioni comuni". Un provvedimento che lui stesso ha definito "la sfida più seria di una generazione", soprattutto perché, come riportato dalla Reuters, secondo Barroso "il processo politico nella zona euro, dominato dai capi dei 17 governi membri, è stato troppo lento per i mercati impazienti". Secondo il presidente della Commissione europea la soluzione della crisi avrebbe dovuto svolgersi secondo un "metodo comunitario" con processi decisionali centralizzati.

"Alcune di queste opzioni - ha aggiunto Barroso - saranno implementate nei termini dell'attuale Trattato, altre richiederanno delle modifiche". "Tuttavia - ha detto ancora - occorre essere onesti: tutto ciò non porterà a immediate soluzioni dei problemi che stiamo affrontando ma rappresenterà un approccio complessivo verso un'ulteriore integrazione economica e politica". Il presidente della Commissione ha poi affermato che l'Ue "proporrà l'introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie", la cosiddetta Tobin Tax.

"L'economia europea può riprendersi e crescere ancora", per questo la Cina "continuerà ad aumentare i suoi investimenti" nel Vecchio Continente. Lo ha detto oggi il capo del governo cinese Wen Jiabao intervenendo al World Economic Forum in corso a Dalian, nella Cina orientale. "Spero che i dirigenti europei - ha proseguito il premier cinese - sviluppino con coraggio le loro relazioni con la Cina da un punto di vista strategico". Una dichiarazione che fa riferimento esplicitamente alla richiesta della Paese del dragone di essere riconosciuto dalla Ue come nazione con una propria "economia di mercato", uno sviluppo per il quale fino a questo momento non erano presenti le condizioni.

Nel suo discorso il premier Wen Jiabao ha ribadito il sostegno della Cina all'Europa durante questo serio momento di crisi che ha trascinato nel baratro le Borse mondiali. Nessun riferimento esplicito, invece, alla notizia dei giorni scorsi circa l'acquisto da parte di Pechino, del 4% del debito pubblico italiano attraverso titoli di Stato. Secondo quanto appreso, invece, dal quotidiano Beijing Youth Daily, il presidente della China Investment Corp. (Cic), Lou Jiwei, sarebbe ancora in Italia con "la maggior parte dei suoi consiglieri" ma, al momento, non esiste alcuna ipotesi concreta di acquisto di titoli stranieri.