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Dieci anni in Eurolandia: ecco cosa è cambiato nelle tasche degli italiani

Fra tre mesi la moneta unica festeggerà un traguardo anagrafico importante, ma sofferto in questi tempi di crisi. Ecco cosa è successo all'economia sei consumatori in questo periodo secondo una ricerca di Altroconsumo.

» Cronaca economica Redazione - 01/09/2011

Il primo gennaio 2012 la moneta unica europea compirà dieci anni. Un compleanno che arriva senza dubbio con qualche sofferenza, soprattutto a causa delle turbolenze finanziarie che hanno recentemente colpito paesi come Irlanda, Portogallo, Spagna, Grecia e che, dal mese di luglio, hanno toccato in maniera preoccupante anche l'Italia. 

A parte la crisi, però, molte parole sono state spese sul reale impatto che l'introduzione che l'euro ha avuto sulle tasche dei consumatori italiani. Un aspetto che anche l’'ssociazione dei consumatori Altroconsumo, ha cercato di indagare con una ricerca che ha preso in esame la spesa affrontata oggi da ogni cittadino per accedere a una serie di servizi fondamentali (trasporto pubblico all'energia, dalle telecomunicazioni ai ristoranti, etc), confrontandola con un'indagine identica svolta nel 2001 subito dopo l'entrata in vigore dell’euro. 

Una prima considerazione che emerge dai risultati, è che a differenza di quanto molte persone hanno sempre pensato, la moneta unica non è stata "un salasso" per i consumatori. "Inefficienze a parte e fatta eccezione per il biennio 2007-2008 - si legge nell'indagine - l'inflazione, in fondo, è cresciuta in modo fisiologico". "Tuttavia - sottolinea il documento - a guardar bene, dietro questa crescita media si sono nascosti picchi che hanno fortemente penalizzato i consumatori, a cominciare proprio da quei beni di prima necessità, come l'acqua, la luce, il canone Rai e i trasporti che hanno registrato aumenti generalizzati - e molto spesso non giustificati - per le tasche dei cittadini". Ma ecco nel dettaglio cosa è venuto fuori:

IL CALO DEL POTERE D'ACQUISTO. Nel corso degli ultimi dieci anni gli italiani si sono impoveriti. Se infatti i prezzi in media sono saliti del 21% (confrontando la media del 2001 con la media del 2010, periodo per cui sono disponibili i dati del reddito pro capite), non altrettanto - come confermato dalla contabilità nazionale dell'Istat - ha fatto il loro reddito pro capite (+14%).  Il risultato è che il nostro potere d'acquisto si è ridotto (-7%) influenzando alcuni comportamenti di spesa. Per quanto riguarda i consumi alimentari, a fronte di un aumento dei prezzi del 25%, la spesa è aumentata solo del 13%, il che significa che i consumatori sono diventati più selettivi nelle loro scelte d'acquisto. Inversa la dinamica delle Tlc. Navigare e telefonare è diventato meno costoso (-28%), ma la spesa è invece salita (+30%), poiché la quantità di ore passate al cellulare o su internet è cresciuta.



IL CAMMINO (LENTO MA COSTANTE) DELL'INFLAZIONE. Sulla base dei dati forniti dall’Istat, l’inflazione, cioè l'indicatore che misura il costo della vita in base all'aumento dei prezzi al consumo, è cresciuta in media del 2,3% annuo (nell'articolo si considera il periodo tra maggio 2001 e maggio 2011). Ciò significa che, in dieci anni, il prezzo di beni e servizi è lievitato di quasi un quarto rispetto al 2002. Un trend abbastanza costante, se si esclude il biennio 2007-2008 (quello che ci ha preparato alla crisi mondiale, per intenderci), quando l'impennata del prezzo dei cereali, seguita da quella del petrolio, scatenò tensioni inflazionistiche a catena sui generi alimentari e sulle fonti energetiche. 
 

CEREALI: FRA INFLAZIONE E SPECULAZIONE. Emblematico, da questo punto di vista, il comportamento dei prodotti derivati dai cereali, pane in testa. Il loro indice, mantenutosi al di sotto dell'aumento generale del costo della vita fino al 2007, è in realtà salito nei dieci anni di euro del 33% (dieci punti in più dell'inflazione) proprio a causa dell'esplodere della bolla dei cereali. Una volta rientrata l'emergenza, tuttavia, il prezzo del pane non è ridisceso, come ci sarebbe potuto aspettare. Una tipica dinamica speculativa insomma, che è ricaduta sulle tasche dei cittadini, andando invece a gonfiare le borse dei produttori e, soprattutto, degli intermediatori finanziari.


 

IL BALLO DEI PREZZI. Nonostante la crisi del 2007-2008 abbia fatto schizzare il prezzo dei cereali, l'aumento dei prezzi degli altri prodotti alimentari è stato invece sostanzialmente in linea con l'inflazione (+25,3% a fronte di un indice generale del 23%). Certo, alcune categorie merceologiche fanno eccezione. A cominciare dalle bevande alcoliche e dai tabacchi, il cui prezzo è cresciuto del 53%, dalle bollette dell'acqua e del gas (rispettivamente +52 e +34%), dai combustibili (+35%) e dai trasporti (+35%). Fra i settori meno colpiti dai rincari, invece, spicca quello delle comunicazioni: con segno negativo, -27,9% le tariffe, anche se in realtà i consumi sono cresciuti di molto, incidendo non indifferentemente sui bilanci familiari; hanno registrato incrementi sotto la media anche il settore sanitario (+2,8%), quello ricreativo e culturale (+10,9%), l'abbigliamento e le calzature (+17,9%) e l'arredamento (+20,5%). Leggermente sopra la media, invece, il trend fatto registrare dalle spese per l'istruzione (+26,5%) e per i servizi ricettivi e di ristorazione (+28,9%).

          

TRASPORTI E RC AUTO.
L'indagine di Altroconsumo evidenzia come, nonostante "pulluli di offerte low cost", il settore dei trasporti è quello ad aver subìto i rincari più evidenti. Ancora una volta, il principale responsabile è stato il petrolio e le dinamiche speculative sul suo prezzo. Si assiste quindi ad un +147% per le navi, +61% per gli aerei, +46% sui treni e +34% per i taxi. Se si guarda al trasporto pubblico urbano, invece, l'entrata in vigore dei biglietti a 1,50 euro fa di Milano e Genova le città dei maggiori aumenti (+94%), considerato che nel 2001 la corsa costava 1.500 lire. In tutto ciò hanno inciso le vicende del petrolio, ma indubbiamente anche le speculazioni via via attuate all'ombra del barile. Quanto ai premi Rcauto, i costi sono cresciuti a dismisura in città come Napoli (+122%) e Palermo (+77%), mentre a Roma è balzata del 136% in dieci anni la spesa per assicurare moto e motorini.

                        

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- Altroconsumo