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Bolletta elettrica aziendale: la pił costosa si paga nel Belpaese
Il primato negativo in termini di spesa per l'elettricitą a carico delle imprese č tutto italiano: +31,7% rispetto alla media europea. Il conto maggiore si registra nelle industrie del Nord, in particolare in Lombardia, la regione pił 'salata'.
Titolo: Foto di 'Paul Robert Lloyd'Fonte: Flickr Common License
Tra i vari primati negativi che vanta il nostro Paese, l'ultimo in ordine di tempo riguarda le aziende e l'esborso di denaro per l'energia elettrica. Il Belpaese infatti si piazza al primo posto in Europa a causa della bolletta elettrica più costosa a carico delle industrie. I nostri imprenditori pagano l'energia il 31,7 per cento in più rispetto alla media Ue, che tradotto in moneta sonante significa un costo di 7mila 939 milioni di euro in più l'anno, equivalenti a circa mezzo punto del valore aggiunto.
Per ciascuna azienda italiana questo conto si traduce in un esborso di 1.776 euro in più all'anno rispetto ai competitor europei. Il gap Italia-Ue riguardo i costi di energia utilizzata dalle imprese emerge da un'analisi condotta dall'Ufficio studi di Confartigianato, che ha elaborato la classifica delle regioni e delle province in cui gli imprenditori subiscono le differenze di costo più ampie rispetto all'Europa.
A gonfiare la bolletta energetica delle imprese contribuisce la pressione fiscale che incide per il 22,7 per cento sul prezzo finale dell'elettricità. Anche in questo caso l'Italia detiene il record negativo nell'Ue: le imposte sull'energia ammontano a 31mila 750 milioni di euro l'anno e sono più alte del 23 per cento rispetto ai Paesi dell'Eurozona. Questo significa che cittadini e imprese italiani pagano la tassazione sull'energia 6,1 miliardi in più ogni anno rispetto alla media europea. 
"Il conto più salato è a carico delle aziende del Nord Italia - si legge nella ricerca della Confartigianato - che complessivamente, nel 2010, hanno pagato l'energia elettrica 4mila 615 milioni di euro in più rispetto ai loro colleghi dell'Ue. Il divario Italia-Europa è di 1.392 milioni di euro per le imprese del Centro e di 1.932 milioni di euro per le aziende del Mezzogiorno. La regione più penalizzata è la Lombardia, con 1.808 milioni di euro di divario di costi rispetto alla media Ue, seguita dal Veneto con un gap di 800 milioni di euro, dall'Emilia Romagna con 711 milioni e dal Piemonte con 677 milioni". La classifica provinciale vede al primo posto "per il più ampio divario di costi per le imprese rispetto alla media europea Milano, con un gap di 448 milioni di euro, seguita da Roma (365 milioni euro), Brescia (356 milioni euro), Torino (276 milioni euro), Bergamo (230 milioni euro)".
Non solo. Se, come accennato, ogni azienda italiana paga l'energia elettrica 1.776 euro in più all'anno rispetto agli imprenditori europei, "questo divario si allarga a 3mila 151 euro per ogni impresa del Friuli Venezia Giulia - continua la ricerca - a 2mila 708 euro per ciascuna impresa della Sardegna, a 2mila 208 euro per ogni azienda della Lombardia, a 2mila 187 euro per ciascuna impresa della Valle d'Aosta. A seguire, per un imprenditore dell'Umbria, il gap è di 2mila 164 euro l'anno, mentre per ogni impresa del Trentino Alto Adige la maggiorazione annua è di 2mila 036 euro".
LA SOFFERENZA DELLE PICCOLE IMPRESE. Per le piccole imprese, sul fronte fiscale, il gap con l'Europa è ancora più ampio: "in valore assoluto il peso del fisco sui consumi di energia delle aziende in Italia è il più alto d'Europa ed è maggiore del 134,1 per cento rispetto alla media Ue", rende noto Confartigianato. Per abbassare il costo dell'energia il presidente della confederazione, Giorgio Guerrini, sollecita delle "riforme strutturali che aprano alla vera concorrenza i settori dell'elettricità e del gas, che puntino sull'efficienza energetica e sull'uso di fonti rinnovabili, consentendo di ridurre e riequilibrare la pressione fiscale sul prezzo dell'energia che grava soprattutto sulle piccole imprese".
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