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Rifiuti: la Svezia e il business della 'monnezza' napoletana

Moderni sistemi di smaltimento trasformeranno i rifiuti campani in prezioso combustibile, con risparmi in bolletta fino al 20%. Ma questo sistema è necessario al Paese nordico soprattutto per non aumentare i prezzi dell'energia.

» Inquinamento e Rifiuti Francesca Nanni - 30/08/2011
Titolo: Foto di 'guarracino69'
Fonte: Flickr Common License

Il 'profumo dei soldi' passa anche per la 'monnezza', e quella che in Italia è una vera e propria crisi in altri paesi, soprattutto del nord Europa, è un business altamente redditizio. Così, se nel 2008 ad arricchirsi con la spazzatura campana è stata la Germania (che ha realizzato un guadagno di 3,5 milioni di euro), oggi a sfruttarne appieno le potenzialità è la piccola cittadina di Halmstad, in Svezia. 

Qui, secondo la notizia pubblicata il 14 agosto sulla testata radiofonica svedese SverigeRadio, rilanciata in Italia dal quotidiano La Stampa, dal prossimo autunno la società energetica Hem  inizierà a bruciare i carichi provenienti dal Bel Paese via mare (per ridurre al minimo l'impatto ambientale del trasporto), trasformando tonnellate di immondizia in prezioso combustibile da utilizzare nell'energia elettrica e nel riscaldamento del lungo inverno scandinavo. Non solo. L'Italia pagherà alla nazione nordica 40 euro per ogni tonnellata, facendo così risparmiare agli utenti il 20 per cento in bolletta e circa 3 milioni di euro l'anno alla società energetica per l'acquisto di cascami di legno necessari alla produzione di combustibile. 

Un bel colpo per la Hem che, bruciando i rifiuti italiani, eviterà il rincaro dell'energia elettrica e guadagnerà, già con le prime 5mila tonnellate, 200mila euro, tutto a vantaggio dei consumatori. "Senza l'importazione dei rifiuti - ha sottolineato alla SverigeRadio l'AD della Hem, Lars Bernhardsen - un aumento dei prezzi sarà inevitabile". Per cui in Svezia, non possono che vedere di buon occhio l'importazione e l'incenerimento dei rifiuti campani giudicati, ovunque, "un buon affare". A differenza dell'Italia dove la gestione del problema è penalizzata, in particolare, dalla divergenza politica sull'adozione dei termovalorizzatori, una tecnologia, a detta di molti, non ancora all'avanguardia come quella svedese, dove i rifiuti vengono divisi e smistati in appositi impianti prima della bruciatura. 

Ma come sottolineato dalla SverigeRadio, in Svezia l'impiego dei rifiuti per la produzione di energia si è fortemente sviluppato negli ultimi dieci anni ed oggi sono 40 i Comuni che possiedono o sono soci di impianti di termovalorizzazione. I più grandi e moderni si trovano a Stoccolma e ad Uppsala per un consumo annuo di rifiuti a destinazione combustibile che si è quadruplicato negli ultimi quattro anni, raggiungendo le 750mila tonnellate, circa il 15% del fabbisogno totale. E, stando a quanto dichiarato alla testata radiofonica da Weine Wiqvist, AD della società leader nei servizi di rifiuti e nettezza urbana Waste Svezia, "la percentuale è destinata ad aumentare fino al 25 per cento, che può essere coperto - ha detto - dalle importazioni a lungo termine".

Insomma, quello svedese è senza dubbio un meccanismo perfetto, che cerca di ottenere il massimo da quello che per altri paesi è solo un problema di cui disfarsi. "Credevo che gli italiani fossero più furbi - tuona lapidario il tecnico della Hem, Gunnar Svenson, raggiunto dal quotidiano La Stampa -.  Adesso ci pagano per liberarsi di un problema che li potrebbe invece fare ricchi se risolvessero tutto in casa loro". La soluzione secondo Svesnon? "Informarsi sull'utilizzo dei rifiuti" e prendere esempio dai nostri avi contadini che, dice, "mica buttavano via tutto!".

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- Articolo della testata radiofonica svedese SverigeRadio