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Somalia: "La scarsa sicurezza mette a rischio la distribuzione del cibo"

Due operatori di MSF descrivono la situazione umanitaria e i primi passi medico-assistenziali nella città, così come la difficoltà delle organizzazioni internazionali a raggiungere con le scorte di cibo le aree dove l'aiuto non è ancora arrivato.

» Africa Redazione - 24/08/2011
Titolo: Foto di: Yasuhiro Kunimori
Fonte: Medici Senza Frontiere

"Attraversando una delle strade, ci si può imbattere in 30 o 40 campi sovraffollati. Sono composti da piccole baracche talmente vicine che manca quasi lo spazio per camminarci in mezzo. Alcuni campi dispongono di servizi igienici ma la maggior parte no. Durante il nostro sopralluogo ci hanno detto che molte persone vivono di elemosine e sono ancora in cerca di un rifugio. Nei campi capita di vedere persone così malate che non possono far altro che giacere al suolo". 

Il racconto dell'emergenza umanitaria in Somalia è di Saeed Ibrahim Hassan, coordinatore di progetto per Medici Senza Frontiere (MSF) che, insieme al suo collega coordinatore per l'emergenza David Michalski, si trova nel paese africano dallo scorso luglio. "Le persone - spiega - si stanno radunando a Mogadiscio a causa della siccità: i loro capi di bestiame sono morti e non hanno più nulla con cui sostentarsi. Molti di loro non sono ancora stati raggiunti dalle donazioni di cibo da parte delle organizzazioni internazionali perché vivono in aree dove l'aiuto non è ancora arrivato".  

"Parlando con le persone nei campi - racconta ancora l’operatore - non c'era neanche bisogno di chiedergli di cosa avessero bisogno. La prima cosa che tutti ci hanno chiesto è stato cibo, ripari e cure mediche. Ci sono alcuni ospedali a Mogadiscio ma non sono gratuiti e la maggior parte delle persone nei campi non ha denaro o ne ha molto poco. Ho incontrato una donna che era ammalata da 14 giorni ma non poteva permettersi di andare in ospedale". "È una situazione di emergenza e dobbiamo muoverci rapidamente. Non c'è tempo da perdere".

Nelle scorse settimane, si legge su un bollettino pubblicato sul sito internet di Medici Senza Frontiere, circa 100mila persone provenienti dal sud e dal centro della Somalia, sono arrivate nella capitale Mogadiscio in cerca d'aiuto. Si sono stabilite in numerosi campi dentro e fuori la città ed hanno scarsa o addirittura nessuna assistenza sanitaria. "Sono arrivato a Mogadiscio insieme a due colleghi il 31 luglio e ci siamo immediatamente accertati della situazione nei campi sfollati - racconta il coordinatore per l’emergenza MSF, David Michalski -. Sono ovunque a Mogadiscio: in alcuni vi sono solo poche famiglie, in altri centinaia. La maggior parte delle aree libere della città sono state occupate da questi campi densamente popolati".

Una volta nella capitale, gli operatori di MSF hanno individuato le "tre priorità" da fronteggiare: morbillo, malnutrizione e colera. "Molte persone - racconta ancora Michalski - sono affette da morbillo perciò abbiamo iniziato un programma di cura e prevenzione accompagnato dalla distribuzione di generi di prima necessità come tende e saponi". Dei circa mille bambini visitati per malnutrizione, infatti, più della metà sono risultati affetti dal morbillo. Finora sono stati vaccinati circa 3mila piccoli. 

"Molte persone, soprattutto bambini, sono malnutrite - prosegue l'operatore MFS -, per questo abbiamo aperto un centro nutrizionale e uno di stabilizzazione dove è disponibile assistenza infermieristica 24 ore su 24". "Ci stiamo anche focalizzando su colera e diarrea. Diversi test per il colera, infatti, sono risultati positivi e i livelli di disidratazione sono alti perciò abbiamo anche installato un centro per il trattamento di questa malattia per far fronte ai crescenti bisogni della popolazione".

Difficoltà dovute alle malattie aggravate dalle precarie condizioni igienico-sanitarie e dalla scarsità di medicinali, ma anche difficoltà nel gestire gli aiuti rappresentati dalle scorte di cibo. Le organizzazioni internazionali, infatti, hanno seri problemi ad inviarle a destinazione nelle aree sprovviste di sicurezza e controllo. "Appena valutata la situazione siamo stati in grado di far arrivare le scorte dalla nostra base a Nairobi e dal centro di rifornimento di Bruxelles, attraverso alcuni aerei cargo - spiega Michalski -. Ciononostante, è difficile avere una visione completa della situazione a Mogadiscio a causa delle misure di sicurezza che limitano i movimenti".

La scorsa settimana Medici Senza Frontiere ha inviato nella capitale somala équipe mediche e quattro voli charter con 55 tonnellate di materiali sanitari, medicine e cibo terapeutico, in risposta alla crisi umanitaria: "Guardando al futuro - dice l'operatore -, credo che MSF dovrà affrontare grandi sfide qui. La situazione è abbastanza drammatica e probabilmente nell'immediato futuro non migliorerà. I raccolti sono persi e le previsioni per i prossimi mesi non sono positive". "L'ampiezza dei bisogni e il fatto che la situazione potrebbe ancora peggiorare sono elementi che destano molta preoccupazione - conclude David Michalski -, così come la sicurezza che è estremamente volatile e sta intralciando la distribuzione di cibo, così come è avvenuto durante gli ultimi 20 anni. Abbiamo bisogno di lavorare con continuità per essere sicuri di aiutare la popolazione".

[Fonte: Medici Senza Frontiere]

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