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Emergenza Somalia: la forza di reagire

Pubblichiamo la testimonianza di Alice, infermiera di Medici Senza Frontiere nell'Africa della carestia. "La gravità della situazione - racconta - era evidente già a marzo, ma è cresciuta molto di più di quanto avrei mai immaginato".

» Africa Redazione - 23/08/2011

Ciao a tutti,
avrei voluto scrivervi già da tempo ma è davvero un momento difficile, come avrete certamente sentito. La gravità della situazione era evidente già a marzo ma è cresciuta molto di più di quanto avrei mai immaginato. Ho visto il progetto espandersi dagli inizi di marzo, quando in due campi vi erano solo 38.000 rifugiati, 950 bambini seguiti nel nostro programma, oggi riceviamo fino a mille rifugiati al giorno che superano il confine.

I due campi originari hanno raddoppiato la loro capacità iniziale a 40.000 ciascuno e il terzo campo ha toccato la capacità totale di 24.000 in tre settimane, per un totale di 104.000 persone nei campi e altre 14.000 al confine. Adesso abbiamo 9500 bambini nel programma, 200 in due strutture ospedaliere, uno staff di supporto numeroso, all'incirca 120 infermieri e 40 operatori internazionali. L'équipe di emergenza è eccezionale. Sono abili e veloci e hanno l'esatta visione delle cose e la gran parte delle risorse. È stata un'esperienza incredibile vedere con quanta rapidità le cose si sono mosse.

Le condizioni dei rifugiati sono difficili. Questa è la peggiore siccità che la Somalia ha sperimentato negli ultimi anni. I raccolti sono persi per molte stagioni e i capi di bestiame stanno morendo. Vengono da molte regioni viaggiando con poco cibo e acqua per raggiungere il confine. Il viaggio dura circa sei settimane, abbastanza per sfinire anche il somalo più forte, non soltanto i bambini. Molte famiglie raccontano storie di bambini e adulti morti durante il viaggio. Arrivano in stato di shock: ti abitui a vedere bambini magrissimi ma è difficile quando hanno il viso che assomiglia a quello di un anziano, tipico del marasma, e la pelle del corpo raggrinzita simile a quella di un elefante. Mi si spezza il cuore.

Il 20 per cento di questi bambini se fosse in Europa sarebbe ricoverato in un reparto di terapia intensiva, attaccato a una macchina che consenta al corpo di guarire. Alcuni di loro sono morti, ma a volte è sorprendente vederli recuperare completamente, vedere un bambino che era pelle e ossa sorridere mentre mangia da solo. È fantastico vedere la reazione delle madri che va dalla completa desolazione che sembra quasi disinteresse alla gioia e all'amore che mostrano quando capiscono che il loro bambino sopravvivrà.

È gratificante lavorare a stretto contatto con rifugiati stessi e avere accesso a tutti i campi, parlare con loro, ascoltare i loro problemi ed essere testimoni delle orribili condizioni in cui vivono. La gran parte di loro sono donne e bambini. Quando una donna rifiuta di ricoverarsi perché ha 4 bambini e nessuno che si prenda cura di loro, puoi comprendere la loro pena. Quando chiedi perché dividono il plumpy nut ( il cibo ad alto contenuto energetico che diamo ai bambini malnutriti) e rispondono che hanno altri 4 bambini e niente da mangiare, è difficile rispondere in maniera sensata.

L'équipe di emergenza ha fatto inoltre venire un antropologo a lavorare con me nella sensibilizzazione delle persone. Ha molti anni di esperienza ed è un piacere lavorare con lui. Abbiamo un'ottima strategia per rafforzare realmente il programma di sensibilizzazione affinché dia benefici nel lungo periodo, attraverso molti punti informativi nei campi che forniscono consulenze e promozione sanitaria. Siamo anche alla ricerca di un asino-ambulanza per il servizio ai campi! Sembra sciocco ma in pratica sarà molto efficace per portare i bambini malati alla nostra struttura.

Ci sarebbero ancora molte altre cose da dire ma spero che questo possa darvi un'idea del mondo in cui vivo in questo momento. A volte mi stanca di avere poca acqua, mangiare spaghetti al pomodoro ogni sera e lavorare sette giorni su sette e mi sento in colpa perché sono consapevole dell'esistenza di un mondo migliore di quello fatto di solo grano e polvere, senza acqua né ripari.

Sarebbe stupido finire questa lettera senza un appello: se desiderate fare una donazione per la popolazione somala vi raccomando di farla attraverso Medici Senza Frontiere. Onestamente, posso dire che quello che l'équipe di emergenza di MSF sta realizzando qui, in questa situazione di massima desolazione, è qualcosa di cui andare fiera.

Voglio salutarvi così
Alice


[Fonte: Medici Senza Frontiere]

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