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Filcams Cgil: una campagna per dire basta al lavoro nero

In Italia il 35% dei lavoratori impiegati nel turismo è 'sommerso'. La piaga dell'occupazione illegale si fa sentire soprattutto nel periodo estivo e per questo Filcams Cigl si sta adoperando per sensibilizzare l'opinione pubblica.

» Cronaca Lavoro Redazione/GP - 16/08/2011
Fonte: Immagine dal web

Braccianti, bagnini, camerieri, lavapiatti, il fenomeno del lavoro nero nel settore turistico ha il suo picco nel periodo estivo, nel momento in cui i gestori di ristoranti, bar, hotel e stabilimenti balneari hanno bisogno di personale stagionale. Secondo stime della Federazione italiana lavoratori commercio turismo e servizi (Filcams Cigl), sono quasi un milione gli occupati impiegati nel settore vacanziero, con picchi un milione e mezzo. "Oltre il 35 per cento di loro lavora in nero - rende noto Filcams Cigl - e il 15 per cento è costituito da lavoratori immigrati".

Nel settore del turismo è molto alta la presenza di lavoro cosiddetto 'sommerso', ovvero illegale, "soprattutto a causa della forte stagionalità che lo caratterizza", si legge sul sito web della Federazione. È un vero e proprio allarme quello segnalato a inizio estate dalla Filcams Cgil che, per contrastare questa piaga, ha lanciato un 'salvagente' ideale, ovvero una 'Campagna sui diritti e contro il lavoro nero nel settore del turismo' in tante località turistiche e balneari.

"La maggior parte delle imprese - ha spiegato Lucia Anile della Filcams Cgil - mira il più possibile a ridurre il costo del lavoro, accentuando così le dinamiche del sommerso che alimentano il precariato". Il fenomeno del lavoro nero e irregolare, spiegano dalla Federazione "risulta sensibilmente aumentato nell'ultimo periodo a causa della crisi economica, con il boom delle forme di lavoro 'grigio', cioè quelle occupazioni parzialmente regolari che nascondono diverse forme di lavoro sommerso. 

Tra l'altro, ricorda la Federazione, "i salari risicati e le pratiche irregolari contribuiscono, negativamente, a mantenere bassa la qualità del settore, mantenendo in vita aziende che in un sistema produttivo innovativo e dinamico potrebbero essere emarginate. In questo contesto infatti, risparmiando sui costi del personale, nonostante la loro inefficienza alcune imprese riescono a rimanere all'interno del mercato". I contratti irregolari e la scarsa tutela dei diritti si ripercuotono poi sull'occupazione femminile, che rappresenta il 58 per cento del settore.

E naturalmente tra camerieri, baristi, braccianti nei campi e bagnini, secondo il sindacato, è tutto un fiorire di contratti atipici, documenti registrati come part-time, ma con reale orario di lavoro full-time pagato fuori busta; con utilizzo in nero di lavoratori in cassa integrazione o in mobilità. Il fenomeno del lavoro nero e sommerso nel turismo, secondo la Filcams," interessa tanti territori italiani, dalla costiera romagnola a quella ligure, dalla Versilia a Portugruaro, cosi come Lucca e la costa pugliese". 

"Il nostro è un impegno necessario - ha aggiunto Lucia Anile - tanto più in una situazione di crisi come quella che stiamo attraversando, dove i lavoratori sono sempre più deboli e di conseguenza più ricattabili, costretti ad accettare forme di lavoro irregolare pur di mantenere il posto. È necessaria una nuova evoluzione del mercato lavoativo nel settore turistico, che chiami in causa anche l'intervento dello Stato, e che guardi ad una competizione basata sulla qualità superando la logica del mero contenimento dei costi". Questa campagna di informazione è solo una delle tante iniziative che la Filcams Cgil metterà in campo a livello nazionale e locale, per stare accanto ai lavoratori precari del settore e per sensibilizzare l'opinione pubblica.

LO STIVALE SOMMERSO. A Venezia, negli ultimi due anni, ovvero gli anni della crisi, "il fenomeno del lavoro sommerso è aumentato, soprattutto a causa della provenienza di tanti lavoratori dell'Est Europa - ricorda la Federazione -, non interessati ad eventuali regolarizzazioni, ma solo a ottenere un'occupazione per la stagione estiva". In Toscana, per la precisione nel territorio di Lucca, "la battaglia da intraprendere è contro tutte quelle forme di lavoro irregolare mascherato, zone d'ombra e situazioni ai limiti della legalità, contro tutte quelle aziende che tentano di eludere i controlli ed evadere le tasse". Nella zona di Messina, infine, "il fenomeno del lavoro nero riguarda solamente i pubblici esercizi, ristoranti, bar, dove sono presenti anche molti lavoratori immigrati. Nelle 180 strutture alberghiere della zona (di cui solo quattro aperte tutto l'anno) il lavoro è pressoché regolarizzato". 

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- Filcams Cigl