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Norvegia, Breivik vuole processo a porte aperte per spiegare il suo gesto

L'uomo accusato degli attacchi a Utoya e Oslo sarà oggi davanti al giudice per l'udienza preliminare. "Ho fatto tutto da solo", ha detto alla polizia, e ha aggiunto che sull'isola sperava di uccidere l'ex primo ministro Brundtland.

» Europa Redazione - 25/07/2011
Titolo: Anders Behring Breivik con un'arma automatica
Fonte: Immagine dal web

Sarà un processo a porte aperte quello che attende Anders Behring Breivik, l'uomo accusato della strage in Norvegia, lo scorso venerdi: arrestato e interrogato, l'uomo ha ammesso di aver aperto il fuoco sui ragazzi presenti al raduno dei 'giovani laburisti' a Tyrifjorden, nell'isola di Utoya e di aver fatto esplodere una bomba nella capitale, Oslo, in un edificio a pochi passi dalla sede del primo ministro norvegese. Il bilancio ufficiale parla di 93 vittime ma vi sono ancora quattro dispersi sull'isola e la polizia sta cercando se vi siano altri corpi negli edifici colpiti dalla bomba a Oslo, inoltre, sono almeno 31 i feriti ricoverati in condizioni critiche negli ospedali.

Oggi l'intera Norvegia è in lutto e si stringe attorno ai familiari delle vittime. Una messa funebre si è svolta nella cattedrale della capitale norvegese, alla presenza di re Harald, la famiglia reale, il primo ministro Jens Stoltenberg, membri del governo ed esponenti di tutti i partiti. "Siamo un popolo in lutto, ma nel pieno del dolore cerchiamo la speranza", ha detto il vescovo Ole Christian Kvarme. "Oggi è un momento di lutto, la perdita di ogni vittima è una tragedia, un disastro nazionale", ha affermato Stoltenberg prendendo parola durante il rito. La nostra risposta alla "enormità del male" sarà più democrazia, più umanità", ha aggiunto.

"CRISTIANO CONSERVATORE, PATRIOTA E NAZIONALISTA". Da settembre 2009 a ottobre 2010 Anders Behring Breivik ha scritto più di settanta volte su Dokument.no, un sito norvegese ostile al mondo islamico e all'immigrazione. Nel dicembre 2009 Breivik ha partecipato a un incontro organizzato dallo staff del sito. "Era un po' strano, a leggere i suoi post sembrava che avesse letto molto ma che non avesse compreso appieno", ha detto Hans Rustad, redattore del sito web, il quale ovviamente "non aveva la più pallida idea dei piani di Breivik, perché altre persone hanno gli stessi punti di vista sulla Rete ma non diventano assassini di massa". Nelle 1.500 pagine del delirante manifesto che Anders Behring Breivik ha diffuso su Internet, ha definito se stesso un "cristiano conservatore, patriota e nazionalista". Nel documento prende le distanze dai neonazisti, che descrive come "emarginati, irascibili e razzisti skinhead".

VOLEVA UCCIDERE L'EX PRIMO MINISTRO. Secondo quanto riferito dall'avvocato di Breivik, Geir Lippstad, il 32enne Breivik ha chiesto un processo a porte aperte perché intende spiegare pubblicamente i motivi del suo gesto all'udienza del tribunale per la convalida del suo arresto. Prima dell'udienza, l'uomo sarà esaminato da un medico della polizia. Il quotidiano norvegese Aftenposten scrive che durante l'interrogatorio Breivik ha confessato alla polizia che sull'isola di Utoya sperava di uccidere l'ex primo ministro laburista Gro Harlem Brundtland. Agli inquirenti l'uomo ha spiegato che avrebbe voluto ucciderla nel momento in cui si trovava al campo estivo laburista all'inizio del pomeriggio di venerdì, ma che è arrivato troppo tardi. Brundtland, alla guida della Norvegia per tre mandati fra il 1981 e il 1996, è stata definita "assassina del Paese" nel manifesto di Breivik. 

"HO FATTO TUTTO DA SOLO", ha dichiarato agli agenti. Il capo della polizia Sveinung Sponheim ha fatto sapere che intende comunque verificare tutte le sue affermazioni, aggiungendo che "alcune dichiarazioni di testimoni non hanno chiarito con certezza se vi fosse uno o più sparatori". Al momento dell'arresto sull'isola di Utoya Breivik aveva con sé molte munizioni, ha detto Sponheim ai giornalisti, aggiungendo che "quando l'uomo si è arreso aveva con sé due armi". Gli agenti, ha riferito Sponheim, "sono arrivati sull'isola circa un'ora dopo che è stato lanciato l'allarme". Il capo della polizia ha confermato che il bilancio delle vittime di Utoya è salito a 86, dopo la morte di un ferito, mentre a Oslo sette persone hanno perso la vita. Nelle scorse ore la polizia ha parlato di quattro o cinque dispersi nell'isola di Utoya e di alcuni corpi rimasti ancora negli edifici colpiti dall'esplosione. 

IL RACCONTO DEI SOPRAVVISSUTI. Dai racconti dei sopravvissuti emergono particolari inquietanti: alcune persone sono rimaste nascoste fino a sabato mattina: "Ieri abbiamo salvato molta gente che era in acqua", ha raccontato Jahn Petter Berentsen, volontario della Croce Rossa. I sopravvissuti e i loro familiari si sono ritrovati ieri in un albergo di Sundvollen, sulla riva del fiordo di Tyri dove si trova l'isoletta di Utoya. Con loro medici, psicologi e religiosi che hanno cercato di rispondere al desiderio dei ragazzi di raccontare la loro terribile esperienza e farsi confortare. Oggi sono ancora al lavoro squadre della Croce rossa alla ricerca degli ultimi dispersi. I primi ragazzi in fuga sono stati soccorsi venerdì notte dalle barche degli abitanti della zona. Inizialmente sono stati portati tutti nell'abitazione di un medico. "Un giovane mi ha raccontato che una pallottola è passata sopra la sua testa e si è conficcata in un albero - ha detto il tassista Martin Engbretsen. "Hanno tante storie da raccontare - ha riferito il pastore luterano Torunn Aschin, che ha assistito diversi ragazzi -, di come si sono nascosti, come sono saltati giù dalle finestre, si sono buttati a terra, come hanno corso verso il fiordo e si sono messi a nuotare".