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Papa e Tedesco, un voto che inguaia Lega e Pd
Il Parlamento decide sulle due richieste d'arresto. Al di là del destino personale degli esponenti politici, lo scrutinio segreto potrebbe ritorcersi contro i democratici. Il Carroccio pagherà le spese più sulla lunga durata.
Titolo: Da sinistra Alberto Tedesco (Pd) e Alfonso Papa (Pdl)Contenuti correlati
In Parlamento si respira di nuovo aria di cappi e manette. Il clima riporta alla mente quel 29 aprile del 1993 quando Montecitorio fu chiamato a votare l'autorizzazione a procedere del leader socialista Bettino Craxi. Oggi, invece, tocca ad Alfonso Papa, deputato Pdl ed ex pm, indagato nell'inchiesta sulla P4 con l'accusa di concussione ed estorsione. L'Aula della Camera sarà chiamata a pronunciarsi sulla richiesta d'arresto che arriva dalla procura di Napoli. Ma anche il Senato, contestualmente, voterà sì o no all'arresto di Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità in Puglia, eletto tra le fila del Partito democratico.
Una mossa, quella del voto da attuarsi in contemporanea, studiata dal Pd per evitare di essere tacciato di garantismo a targhe alterne (dal primo momento a via del Nazareno si sono detti a favore dell'arresto di Papa), che però potrebbe diventare un boomerang nel caso le votazioni nei due rami del Parlamento respingessero entrambe le richieste d'arresto.
A guastare i piani democratici è il voto segreto sul quale, come era prevedibile, ha puntato il Pdl. Solo nel segreto dell'urna, infatti, i più garantisti tra le fila dell'opposizione, ma anche i leghisti lacerati al loro interno (con i maroniani a favore dell'arresto e il 'cerchio magico' intorno a Bossi più propensi a lasciare libertà di coscienza), potrebbero dare qualche chance a Papa e, di riflesso, anche a Tedesco.
Con i Responsabili che si immolano ancora una volta per far uscire dalle secche e, soprattutto, dall'imbarazzo la maggioranza (sarà Mimmo Scilipoti o Silvano Moffa a chiedere lo scrutinio segreto), a pagare il prezzo più alto del voto odierno potrebbe essere proprio il Pd. Nonostante il suo orientamento pro voto palese sia alla Camera che al Senato e nonostante la linea comune a favore dell'autorizzazione agli arresti domiciliari di Tedesco.
La previsione più cupa la fa Dario Franceschini, capogruppo democratico alla Camera: "I guerrieri padani si vogliono nascondere dietro il voto segreto, salvo poi dire che è tutta colpa nostra". Ed ecco che la mossa di anticipare la votazione su Tedesco proprio per allontanare il sospetto di un misero scambio politico rischia, nel caso di una doppia assoluzione, di passare per un accordo sottobanco. Franceschini ha fiutato il problema: "Sarebbe bene che anche gli altri gruppi rinunciassero a chiedere il voto segreto perché è evidente che se verrà chiesto sarà per coprire trucchi o falsità a cominciare dalla Lega, che dopo avere cambiato dieci posizioni ora non sa come uscirne".
Il Carroccio, però, qualunque sarà l'esito del voto, da questa storia uscirà tutt'altro che rafforzato. È vero che, a via Bellerio, se dovesse prevalere il no all'arresto, le camicie verdi potrebbero scaricare le responsabilità sulla minoranza e dire che sono state le opposizioni a fare da stampella al Pdl, salvando così la loro storia di partito-bandiera della legalità. È altrettanto vero che, se vincesse il sì, il Carroccio potrebbe intestarsi tale risultato, mandando in avanscoperta i duri e puri che, anche in questa occasione, hanno rievocato il cappio dei tempi d'oro del 'celodurismo'. Tuttavia c'è un grosso 'ma'.
Il ping pong di posizioni contraddittorie enunciate dal Senatùr in questi ultimi quattro giorni, dal sì alle manette per Papa alla mediazione del sì all'arresto addolcito da libertà di coscienza per i deputati, rimane agli atti. La base del partito ha capito le difficoltà di Bossi e le lacerazioni interne. L'ultimo compromesso dal sapore di 'maanchismo', per tenere insieme i maroniani e 'salvare' l'alleanza col Pdl, non è una strategia che pagherà in termini di consenso.
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Papa, la Camera dice sì all'arresto. Il Senato salva Tedesco
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