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Aids: al via un progetto europeo a sostegno delle donne

Si chiama SHE il primo programma educazionale a favore delle pazienti affette da Hiv. Il progetto è stato presentato in questi giorni a Roma nel corso della Conferenza internazionale sull'Aids.

» Ricerca in Medicina Paola Simonetti - 20/07/2011

Il popolo delle pazienti affette da Aids in Europa è in costante crescita. Nel 2008 almeno il 35 per cento delle nuove diagnosi da Hiv ha riguardato proprio l'universo femminile. Eppure, la risposta sanitaria a loro dedicata resta carente, non sempre tempestiva, per lo più non aderente alle loro particolari esigenze. Una delle sfide per la lotta alla patologia, dunque, parte proprio da qui.

Alle donne malate di Aids è infatti dedicato SHE (Strong, Hiv Positive, Empowered Women) il primo programma educazionale in Europa, presentato in questi giorni a Roma nel corso della Conferenza internazionale sull'Aids IAS2011. Il progetto è stato messo a punto da un comitato indipendente che ha visto la partecipazione di associazioni di pazienti, donne colpite dal virus ed esperti provenienti da sei Paesi europei, inclusa l'Italia.

"Con questa iniziativa vogliamo rispondere a un bisogno di informazione crescente - ha precisato Antonella d'Arminio Monforte, direttore della Clinica di Malattie Infettive del San Paolo di Milano e membro del comitato di SHE. Vi sono peculiarità connesse allo stato di sieropositività femminile che vanno dal desiderio di maternità alla scelta del contraccettivo adatto. A esempio, la maggior parte delle donne non sa cosa significa avere un figlio essendo Hiv positiva, né che le attuali terapie antiretrovirali possono proteggere il nascituro".

Le specifiche caratteristiche dello stato femminile nella malattia hanno prodotto dunque le mirate finalità del  programma: strumenti per migliorare la qualità di vita delle pazienti, anche attraverso comunicazione e dialogo efficaci con i referenti sanitari, ma anche con il sostegno di altre donne nella medesima condizione clinica.

Pregiudizi e stigma sociale sono gli ostacoli cui maggiormente si sentono esposte, secondo le loro stesse testimonianze, le pazienti affette da HIV. Il programma, dunque, secondo quanto ha sottolineato l'Associazione di pazienti PositivelyUK, può rendere più forti queste donne.  Il progetto mira a favorire una più agevole comunicazione tra le donne che convivono con l'Hiv e gli specialisti, anche incoraggiando questi ultimi a promuovere il supporto offerto dalle 'pari' nei diversi centri.

Un tipo di sostegno particolarmente efficace, secondo quanto sottolineato da Jane Anderson dell'Università di Homerton (UK) e co-chair del comitato di SHE, che ne evidenzia i vantaggi , soprattutto legati all' "aumentato senso di forza" delle pazienti, nelle quali cresce anche l'autostima. Benefici 'contagiosi' per  gli operatori sanitari: "il supporto delle 'pari' può consentire al clinico di risparmiare risorse e di avere tempo a disposizione per altri pazienti. Speriamo – ha concluso la Anderson- che tutti i medici raggiungano un maggior livello di sicurezza nel dialogo con i pazienti". 


LINK
- IAS2011
- Clinica di Malattie Infettive San Paolo di Milano
- Università di Homerthon