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Aids: la battaglia della ricerca per una speranza di cura

Gli scienziati sono impegnati nello studio di una terapia che possa 'addormentare' il virus per bloccarne la replicazione. Ma risultati concreti non giungeranno che fra qualche anno. Lo ha rivelato la premo Nobel Barre-Sinoussi allo IAS2011 di Roma.

» Ricerca in Medicina Paola Simonetti - 20/07/2011

L'obiettivo è all'orizzonte. Il traguardo è possibile per la comunità scientifica internazionale, ma la pazienza sarà d'obbligo. Per una cura 'funzionale' dell'Hiv, ancora in fase di studio, i tempi non saranno brevi, occorreranno anni.

IL PROGETTO DI CURA DELL'HIV. Si tratta di una terapia che, pur non eliminando il virus dall'organismo, ne blocca permanentemente la replicazione fino ad 'addormentarlo', consentendo al paziente di interrompere le terapie antiretrovirali. Ad annunciarlo alla Conferenza Internazionale sull'Aids, IAS2011, organizzata in questi giorni a Roma, è stata la premio Nobel 2008 per la Medicina Françoise Barre-Sinoussi, scienziata francese che ha scoperto con Luc Montagnier il virus dell'Aids. La ricercatrice dell'Istituto Pasteur di Parigi ha precisato che "negli ultimi anni abbiamo accumulato molte conoscenze, fra cui quelle relative al trattamento antiretrovirale come prevenzione dell'infezione da Hiv e ad alcuni nuovi approcci vaccinali. E abbiamo anche ottenuto prove scientifiche del fatto che una cura funzionale è possibile".

Ma necessario si rivela, secondo la studiosa, "un approccio multidisciplinare" e un significativo "impulso alla ricerca". Per questo è stato lanciato il Rome Statement for an Hiv Cure, progetto che punta proprio a unire gli sforzi della comunità scientifica internazionale verso la messa a punto di una cura funzionale dell'Hiv. L'iniziativa, la cui strategia sarà presentata il prossimo anno a luglio alla XIX International Aids Conference (Aids 2012) a Washington DC (Usa), avrà come direttrice la stessa Barre-Sinoussi, che il prossimo anno diventerà presidente della Ias, e Jack Whitescarver dei National Institutes of Health.

Tuttavia lasciarsi andare a facili ottimismi è prematuro. "Sarà una questione di anni – ha sottolineato la ricercatrice francese, che ha aggiunto, "gli studi devono andare avanti, concentrandosi, ad esempio, sulla genetica e sull'analisi del sistema immunitario dei pazienti 'elite controllers' ", cioè sieropositivi ma che non si ammalano mai per una sorta di resistenza.

PREVENZIONE, PRIMA ARMA CONTRO L'HIV. Nel frattempo, la prevenzione resta l'unica strategia efficace contro la patologia. Secondo Robin Shattock, immunologo dell'Imperial College di Londra intervenuto alla IAS2011, la straregia deve essere una 'combinazione' di soluzioni mediche e non. "La combinazione di strategie non biomediche, orientata al cambiamento comportamentale e all'intervento nei diversi gruppi sociali per ridurre il rischio e la vulnerabilità all'Hiv, - ha spiegato - è stata applicata per quasi tre decenni, con successi alterni. Queste strategie includono la diagnosi e il trattamento delle infezioni sessualmente trasmissibili (Mts), l'educazione sull'Hiv e la conoscenza dello stato di sieropositività, il marketing sociale sull'utilizzo del profilattico, il cambiamento delle norme comportamentali, la prevenzione della trasmissione del virus in gravidanza, lo scambio di siringhe per evitare l'uso condiviso di aghi, la sicurezza delle trasfusioni, il controllo delle infezioni nosocomiali e la protezione legale per le persone con Hiv/Aids".

Tuttavia, ha aggiunto Shattock, "un certo numero di nuovi strumenti biomedici (o tecnologie di prevenzione) ha dimostrato un successo variabile nelle sperimentazioni controllate randomizzate tra cui: circoncisione maschile (57 per cento); somministrazione orale quotidiana di tenofovir (Tdf) più emtricitabina (Ftc) utilizzata come profilassi prima dell'esposizione (Prep orale) da uomini HIV-negativi che hanno rapporti sessuali con altri uomini (Msm) (studio iPrEX) (44 per cento); l'utilizzo di un gel vaginale (microbicida) all'1 per cento di tenofovir, applicato sulla vagina prima e dopo il rapporto sessuale da donne HIV-negative come profilassi topica pre-esposizione (studio Caprisa 004) (39 per cento); un regime 'prime boost' di vaccinazione per l'HIV (studio RV144) (31 per cento di efficacia); 'treatment for prevention (T4P)': il tempestivo e precoce utilizzo della terapia antiretrovirale in persone con HIV ha dimostrato una riduzione del 96 per cento della possibilità di trasmissione eterosessuale a un partner non sieropositivo (HPTN052)".

Gli approcci che possono essere studiati ora, ha concluso l'immunologo, "includono una valutazione focalizzata della circoncisione maschile combinata con l'utilizzo di gel microbicidi per le partner femminili. Una seconda combinazione da valutare sarebbe quella tra la T4P per i partner infetti e la Prep antiretrovirale per i partner HIV-negativi".

LE SPERANZE DI VITA DEI TRENTENNI. "Un trentenne che dovesse infettarsi oggi con l'Hiv può contare sulla stessa aspettativa di vita di una persona sana. La chiave è una terapia ottimale, iniziata precocemente e seguita sempre". È quanto dal canto suo ha evidenziato Giovanni Di Perri, direttore della Clinica di malattie infettive dell'università di Torino, sempre nel corso della conferenza.

"Fino a qualche anno fa – ha sottolineato Di Perri ad Adnkronos Salute - quando si scopriva che un paziente era sieropositivo, si tendeva a rimandare l'inizio della cura antiretrovirale più in là possibile, in funzione della mancanza di sintomi e dei possibili effetti collaterali generati dai farmaci. Oggi abbiamo finalmente i dati per affermare che bisogna iniziare il trattamento il più precocemente possibile, altrimenti i risultati sono peggiori e la spesa per i medicinali aumenta.

Tutti i prodotti che abbiamo a disposizione in questo momento sono ugualmente efficaci se assunti regolarmente. Si inizia con regimi più forti e poi, se si raggiungono determinati obiettivi, si può consentire al paziente di prendere non più tre pillole al giorno, diciamo due o anche una". Sul fronte della prevenzione "abbiamo oggi una varietà di opzioni – ha ricordato Di Perri - che vanno dalla forma topica con il gel vaginale antimicrobico, alla prevenzione orale con gli stessi farmaci che si usano per la terapia, alle opzioni vaccinali che, nonostante non siano uno 'scudo eterno' contro la malattia, cosa che la parola 'vaccino' richiama nel nostro immaginario, si stanno dimostrando promettenti".


LINK
- IAS2011
- Istituto Superiore di Sanità