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Premi letterari: Erri De Luca "sono una passerella per gli assessori"
La polemica - Dallo Strega al Viareggio sono in tutto più di mille. Troppi come troppe le cerimonie di assegnazione di riconoscimenti. Ferrero: "I concorsi minori non incrementano la promozione della lettura. Solo Strega e Campiello muovono le vendite"
Fonte: Immagine dal web
Dallo Strega al Bancarella, passando per il Viareggio-Versilia, il Carducci e il Campiello e le altre centinaia che ruotano intorno ai grandi. I concorsi letterari animano da sempre le serate, spesso estive, da nord a sud, con cenacoli tra critici, esperti e lettori appassionati a caccia del libro dell'anno. Un turbinio di eventi a ruota libera che oramai sembra avere superato il limite. Per qualcuno si tratta di una macchina obsoleta e poco trasparente, che dovrebbe moderinizzarsi e darsi regole nuove per fugare antichi e ricorrenti sospetti di voto di scambio, per altri, come il direttore editoriale del Salone del Libro di Torino, Ernesto Ferrero, "è un evento costoso che non serve a promuovere la lettura".
A scatenare la polemica l'opinione diffusa sul reale senso che ancora hanno questi premi che, oggi, hanno raggiunto quota 1.806, ai quali si aggiungono i membri delle giurie, critici, esperti e personaggi di ogni sorta, in media tra i 10 ai 30 a formazione, fatta eccezione per lo Strega per il quale, alla fine, si è smesso di contare. E tante, troppe, cerimonie di assegnazione di riconoscimenti a scrittori già collaudati o aspiranti tali.
Insomma un malcontento diffuso che spinge molti scrittori a disertare i concorsi, poiché non vi ritrovano più l'antico e nobile significato. "Ho sempre rinunciato a partecipare ai premi - dice lo scrittore napoletano Erri De Luca -. Voglio rimanere vergine. E come se avessi fatto un voto di castità che mi serve come igiene personale". "Ma soprattutto - puntualizza - non li desidero e preferisco lasciare spazio a chi vuole concorrere". "Ci sono tante altri cose - rivela - che mi rallegrano ed onorano: sono felice, ad esempio, quando un mio racconto viene usato in un reparto di ospedale. Questo è il riconoscimento che mi dà maggiore soddisfazione". In ogni caso, dice, "una volta i premi incoraggiavano la lettura. Ora sono soltanto una passarella per assessori. Sono un'esibizione dell'attività di una giunta comunale che si organizza il suo premio letterario".
Sulla stessa lunghezza d'onda è Ernesto Ferrero, scrittore e direttore editoriale del Salone del Libro di Torino che punta il dito non solo sui costi che si aggirano sui 50mila euro a concorso, e sugli alcuni assessori "ambiziosi che vogliono dimostrare così di essere attenti alla cultura, sensibili e moderni". Ferrero punta il dito anche sull'effettiva incapacità dei premi letterari 'minori' di promuovere la lettura. "Questi premi - sottolinea - non costiuscono un reale incremento della promozione della lettura. Gli unici riconoscimenti che spostano significativamente l'asticella delle vendite sono lo Strega e il Campiello. L'incidenza degli altri è molto modesta o nulla".
Sviste della giuria, assegnazione dei premi "per sentito dire" senza aver letto il libro e scarso battage pubblicitario, sono il nodo dolente che fa la differenza con i premi letterari seri secondo Gaetano Cappelli, che pure riserva ai 1.806 concorsi un atteggiamento di "divertita tolleranza". "Sono - dice - un momento gratificante per gli scrittori giovani che vogliono accarezzare il piacere della fama". Gratificante, forse. Ma, il presidente dell'Associazione Librai Italiani Paolo Pisanti risonanza la dose e dice che i premi minori capaci di "dare visibilità soltanto ai territori che li organizzano. In realtà, sono così tanti che nemmeno ce li ricordiamo tutti. E, in più, non riescono a raggiungere i grandi media, eccetto che lo Strega, il Campiello e il Bancarella".






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