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Cinema 'Palazzo': le slot e quel filo che porta alla 'cricca' di Anemone

Al centro di Roma, quartiere San Lorenzo, c'è una vecchia sala che potrebbe diventare una sorta di casinò. Movimenti e cittadini hanno occupato i locali per ostacolare l'iniziativa. Ecco la catena societaria che sta dietro al progetto.

» Cronaca Italia Ulisse Spinnato Vega - 13/07/2011
Titolo: Sabina Guzzanti e Daniele Capezzone
Fonte: Immagine dal web

Gli occupanti del cinema 'Palazzo' (leggi il pezzo sul presidio) si fanno prima di tutto una domanda: chi c'è dietro la Camene Spa, la società affittuaria che vuole realizzare una sala giochi dentro lo storico spazio romano di Piazza dei Sanniti, a San Lorenzo? Uno dei volti noti della protesta, l'attrice Sabina Guzzanti, aveva preparato un dossier in cui si sostiene che la Camene "nasce nel 2010, attualmente è inattiva e comprende 5 società tutte registrate fra Latina e Viterbo". Secondo la Guzzanti, però, non sono mai venuti alla luce i rappresentanti di tali aziende e dunque la Camene non sarebbe "in linea con la legge che prevede che qualsiasi società sia riconducibile a persone con nome e cognome".

I SOCI DELLA CAMENE SPA. In realtà la Camene Spa, con sede a Roma in via Prestinari, ha un capitale sociale di 365mila euro e tra i soci c'è qualcuno dei nomi che la stessa Guzzanti è riuscita a strappare agli avvocati rappresentanti durante la movimentata conferenza stampa di inizio luglio all'Hotel Nazionale, conferenza cui aveva preso parte anche il portavoce Pdl Daniele Capezzone. C'è Diana Baldoni con il 10,96 per cento delle quote, c'è Giuseppe Todini con un altro 10,96 per cento, Marco Cozza con un 4 per cento abbondante, Giuseppina Maggi con il 13,70 per cento, l'immobiliare di Viterbo Liana Real Estate Srl con il 6,85 per cento e l'Efelia Srl di Latina con il 20,55 per cento (casa editrice che di recente ha realizzato buoni profitti con la vendita di una registrazione audio che conteneva una benedizione di Giovanni Paolo II). Ma soprattutto c'è la fiduciaria romana Stube Spa, che è azionista di maggioranza con il 32,88 per cento delle azioni (120mila euro).

LA STUBE SPA E L'INCHIESTA SULLA 'CRICCA'. La Stube compare nelle carte di una delle inchieste che hanno fatto la storia giudiziaria degli ultimi anni. Quella dei Grandi eventi, della 'cricca' e del G8 della Maddalena che nel 2009 fu poi spostato all'Aquila (ma tocca anche la ricostruzione post-sisma del capoluogo abruzzese). Sia la Stube sia un'altra fiduciaria, la Fidear Srl, infatti, erano state costituite dal costruttore Diego Anemone e da Filippo Balducci, figlio di Angelo, l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, per collocarci dentro la proprietà del Salaria Sport Village, il centro sportivo a ridosso del Tevere finito nel mirino della magistratura per i lavori di ampliamento e per gli 'svaghi' dell'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso.

I SOCI DELLA STUBE. Anemone e Balducci jr avevano acquistato nel 2004 l'ex polo sportivo della Banca di Roma a Settebagni, ne avevano traslato le quote alla Stube e alla Fidear e si era così costituito il Salaria Sport Village. La Stube, a sua volta, ha 120mila euro di capitale e 6 dipendenti, con 368mila euro di ricavi e 1200 euro di utili a fine 2010. Quasi tutte le quote appartengono al gruppo Prima Stella (99,96 per cento), un nome da ricordare perché tornerà più avanti. Mentre il restante 0,04 (51 euro) fa capo al commercialista e advisor di enti e istituti di credito Antonio Bertani, aquilano, 66 anni, che tra gli altri incarichi risulta amministratore unico delle varie Srl Credico Finance facenti capo al gruppo bancario Iccrea. La Stube, essendo una fiduciaria, può amministrare beni per conto terzi o rappresentare eventuali soci occultati che siano portatori di azioni, obbligazioni o titoli di altro genere. Anzi, di solito una fiduciaria esiste perché qualcuno non vuole apparire come socio in società di capitali. Chi c'è allora dietro la Stube fondata da Anemone e Balducci?

IL RUOLO DI DANIELA DEGAN. È interessante sapere che nel board di quattro amministratori ancora oggi ha un ruolo chiave il consigliere Daniela Degan, che poi non è altri che la storica segretaria dello stesso Anemone. A lei fanno capo tutti i poteri relativi all'attività fiduciaria della Stube. È lei che decide su attività finanziarie, imprenditoriali e bancarie in nome dei fiducianti. Durante l'inchiesta sui Grandi eventi viene intercettata una telefonata, riportata l'anno scorso dalle cronache, tra Stefano Gazzani, il commercialista che secondo i pm di Perugia è "uomo chiave della gestione delle imprese Anemone", e la stessa Degan. È il 18 luglio 2009 e Gazzani si dice preoccupato per ciò che i documenti sequestrati potrebbero svelare, ma la segretaria lo tranquillizza: "Ho scelto io il materiale da consegnare…". Inoltre, è parlando con la Degan che Gazzani rivela l'esistenza dei "soci occulti": "Senti, la banca con la quale stiamo facendo un accordo a saldo e stralcio, per ragioni di antiriciclaggio ha chiesto di sapere l'identità dei soci delle fiduciarie che detengono le quote del capitale della Salaria Sport Village".

PAOLONI E LA AUSL DI VITERBO. Il presidente del Cda di Stube è lo stesso Bertani, mentre nell'organo di controllo uno dei sindaci effettivi è il 51enne viterbese Mauro Paoloni, revisore contabile, che le cronache del capoluogo della Tuscia menzionano in qualità di consulente del direttore generale della Ausl locale, Giuseppe Aloisio. Quest'ultimo finì nel mirino della Corte dei conti per una vicenda di presunti sperperi di denaro pubblico: in pratica, una locazione d'oro decisa nel 2008 sulla quale Paoloni avrebbe insistito, come riferisce l'Opinione di Viterbo il 1 ottobre 2010. L'insistenza di Paoloni per quell'affitto era stata testimoniata da Alfredo Togniarini, all'epoca dei fatti direttore amministrativo della Ausl.

PRIMA STELLA E IL 'CAPITALE' DA 51 EURO. Indagando anche su gruppo Prima Stella, cui fa capo formalmente la Stube, si scopre che in realtà è una società semplice che esiste dal 1973 e ha sede a Torino. Il suo scopo è la gestione di mobili e immobili senza scopo lucrativo e commerciale (essendo una società semplice, si tratta di finalità interdette). Anch'essa risulta stranamente inattiva e l'unico socio amministratore è lo stesso Bertani, cui fanno capo tutti i conferimenti, pari ad appena 51,64 euro. L'altro soggetto che costituisce Prima Stella è un socio d'opera e si chiama Margherita Furst. Il socio d'opera non detiene capitali ma offre prestazioni manuali o intellettuali alla società.

I DUBBI DI SOSTENIBILITÀ DEL PROGETTO. Tornando alla Camene, Sabina Guzzanti nel suo dossier aveva anche messo in dubbio la sostenibilità del progetto sala giochi in relazione ai numeri di bilancio della Spa: "La cifra descritta nella Camene a chiusura bilancio annuale è stata di 150mila euro. A fronte di un affitto di 18mila euro, assumendo 50 persone, con 5mila euro di luce mensile, più tutti i permessi e norme sulla sicurezza, più tutti gli 'spettacoli' che la Camene ha intenzione di promuovere, più tutta la pubblicizzazione, come riesce a sostenere i costi? Con un bilancio iniziale di 150mila euro?".

L'ANTIMAFIA: "SUL GIOCO SI MUOVONO 180MILIARDI". In realtà, secondo la Guzzanti, aldilà del caso specifico, il vero problema è che le macchine da gioco "rovinano economicamente le persone" e "servono soltanto per riciclare denaro". Una preoccupazione condivisa dall'Antimafia che, nella recentissima relazione sul fenomeno delle infiltrazioni criminali nel gioco lecito e illecito, ipotizza un giro d'affari complessivo intorno ai 180 miliardi di euro. D'altronde, nel 2010 si è registrato un incremento del 165 per cento nel rilevamento di punti di raccolta scommesse non autorizzati e clandestini, mentre le somme di denaro sequestrate hanno conosciuto un'impennata dell'817 per cento. 

LA TORTA CHE PIACE ALLO STATO. Eppure lo Stato, che comunque predica il pugno duro contro l'illegalità, sta diventando sempre più biscazziere. E anche nell'ultima manovra si dice in pratica che ogni buco è buono per metterci dentro slot e videolottery, persino i tunnel della metropolitana. Dopotutto, nel 2010 il gioco legale ha raggiunto il volume record di 61,4 miliardi e nel 2011 si punta a una raccolta vicina agli 80 miliardi. La torta è grande e golosa, ma non tutti i convitati seduti al tavolo godono di specchiata reputazione.


LINK
- I soci di Camene Spa (pdf)
- I soci di Stube Spa (pdf)