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'African fashion week': a NY impazza la moda subsahariana
Tendenze esotiche nella Grande Mela: il successo dei tessuti tradizionali 'afro' è dovuto alla maestria di designers nigeriani, ruandesi e kenioti nel realizzare stoffe usando i tipici colori. A margine di questo, una grande volontà di libertà e riscatto.
Le tante popolazioni, le lingue, i costumi e le tradizioni che compongono il grande continente africano hanno avuto un peso notevole nella storia plurimillenaria dell'uomo, soprattutto agli albori della civiltà. Nei tempi moderni, seppur disastrata da un punto di vista economico e sociale, l'Africa continua a pulsare dentro di noi, come un antico richiamo ancestrale, e continua a lasciarci storditi, al di là di ogni devastazione, orrore e mancanza, la naturale ricchezza e nobiltà d'animo della sua gente.
Anche l'effimero mondo della moda non può restare indifferente al palpitante tam-tam della grande madre africana: questa volta, però, non lo fa attingendo al suo enorme bagaglio culturale per prendere ispirazione, ma dando agli afroamericani la possibilità di esprimersi in passerella. Una nuova generazione di stilisti infatti, originari del Continente Nero e ormai 'americanizzati', sta dettando i trend della moda mondiale facendosi largo tra i mostri sacri del fashion system 'caucasico'. A livello tessile, i designers afroamericani hanno mantenuto integra la tradizione subsahariana nella realizzazione di pattern e stoffe. A spingerli ulteriormente verso il successo, la volontà ferrea di riscattare loro stessi e la terra dalla quale provengono, massacrata da genocidi di massa e ingiustizie di ogni genere, per dare un futuro alle donne che lì abitano e lavorano riunite in tante cooperative. 
AFRICAN FASHION WEEK. Il riconoscimento ufficiale del talento e della fantasia degli afroamericani in fatto di moda si concretizzerà a New York, dall'11 al 17 luglio, in occasione dell' 'African fashion Week', un evento davvero unico per le nuove leve del settore, che avranno finalmente l'opportunità di farsi conoscere a livello internazionale. Ad aprire la kermesse sarà il liberiano Korto Momolu, secondo classificato alla quinta stagione del 'Project Runway', che presenterà le sue collezioni insieme ad altri ventuno fashion designers, tra i quali Olatide 'Tide' Adenuyi, nigeriano-americano che lavora a Silver Spring.
BLACK POWER. Che i tempi stanno cambiando, negli Stati Uniti, è palese e per accorgersene basta osservare la Casa Bianca. L'elezione di Barack Obama ha dato una forte spinta propulsiva all'intero mondo afroamericano, che adesso intende rilanciare e ridefinire l'immagine del continente. La first lady Michelle Obama ha indossato un abito rosa brillante disegnato da Duro Olowu, stilista nato in Nigeria i cui vestiti sono venduti da Barneys e che sovrappongono un look vintage al tipico stile africano. "È il nostro momento, ed è solo l'inizio - ha detto la stilista ventiquattrenne Adiat Disu, in occasione di una sfilata a Soho -. I giovani designers africani stanno diventando dei very player della moda. Per intere generazioni si è attinto alle risorse africane, ma la nostra generazione, cresciuta in entrambi questi mondi, sta cambiando le cose".
IN PRINCIPIO FU YVES. L'elenco delle case di moda che oggi utilizzano pattern africani è molto lungo. Ad aprire il varco nel lontano 1967 fu lo stilista Yves Saint Laurent, algerino di nascita, che portò per primo le fantasie africane in passerella, ed è di pochi giorni fa la sua nuova creazione 'tribale': un braccialetto realizzato in legno africano. H&M propone una collezione di abiti di ispirazione africana, la collezione Burberry resort 2012 integra la tradizionale fantasia scozzese con i disegni tribali africani, Bottega Veneta sceglie la tipica stampa azzurro brillante africana per accessori in pelle e tela, e Diane von Furstenberg lancia un porta iPad con la tipica stampa zebrata nigeriana.
LA STORIA DI 'DESERT FLOWER'. Sono in tanti a cercare di dare una mano a questo business per amore dell'Africa. Tra i tanti c'è Waris Dirie, top model la cui biografia, 'Desert Flower', è stato un successo di vendite ed è stata di ispirazione per l'omonimo film che racconta la fuga della donna da un matrimonio forzato in Somalia, gli inizi come modella a Londra e quindi le passerelle di New York e Parigi. "L'utilizzo di materiali e modelli africani non può essere una tendenza che sarà dimenticata in un paio di stagioni", ha spiegato Waris Dirie, aggiungendo che la sua fondazione 'Desert Flower' è al lavoro "per garantire ai designers africani e ai produttori di tessuti la giusta esposizione", facendo da ponte tra loro e i designers internazionali.
AFRICA "FONTE CREATIVA E CULTURALE". Di esempi positivi e propositivi ce ne sono tanti. Suno è una fashion label che ha sede a New York e che oggi vende abiti che costano più di 600 dollari. "Hanno cominciato a creare un laboratorio di sarti in Kenya - ha spiegato Helen Jennings, direttore di 'Arise', rivista londinese sulla moda africana -. È l'effetto di Obama e dei Mondiali del 2010, che hanno avuto la conseguenza di mettere a fuoco l'Africa come fonte creativa e culturale". Indego Africa, un'organizzazione di sviluppo, è in prima linea nella creazione di cooperative profit femminili in Ruanda. Il gruppo ha stretto una partnership con 300 donne sopravvissute al genocidio impiegate in undici cooperative in Africa orientale. Producono borse dalla stampa grigio-verde e giallo per il designer Steven Alan e per Anthropologie.
LE DONNE DEL COCOKI. Emelienne Nyiramana è il fondatore della cooperativa ruandese 'Cocoki'. Quest'anno andrà New York per la prima volta a lanciare una nuova linea per Nicole Miller in occasione della collezione autunnale. Dopo aver perso il padre e i fratelli, Nyiramana sopravviveva trasportando acqua per 25 centesimi al giorno. Ora lavora con Indego e frequenta il programma per il Ruanda di Goldman Sachs. Studia marketing, pubbliche relazioni, risorse umane, gestione organizzativa, finanziaria e contabile. In un video Indego, Emelienne Nyiramana ha affermato che "tutte le donne del Cocoki hanno un sogno: diventare ricche con le loro mani".
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