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Povertà: Roma, capitale dell'indigenza

Nella Città Eterna 100mila i cittadini in serie difficoltà economiche. Nel I° Rapporto della Comunità di Sant'Egidio, il quadro delle pesanti iniquità di una metropoli allo sbando. In aumento prestiti e usura.

» Costume Paola Simonetti - 01/07/2011

È l'ombelico di un'Italia in affanno, il punto in cui si coagulano gli effetti della crisi che ancora morde il Paese. Roma, e il Lazio, mostra il fianco per pesanti iniquità sociali ed economiche, piuttosto frequenti in tutte le grandi metropoli moderne. Una situazione speculare la vive infatti anche Milano, dove ad oggi si contano 135mila cittadini colpiti da povertà assoluta. Nella Capitale ci sono molti lavoratori dipendenti a reddito medio/basso e pensionati, a fronte di un esiguo gruppo di cittadini ricchi, mentre stagnano 'sacche di povertà' diversificate, ma in aumento. 

È il drammatico resoconto del '1° Rapporto sulla povertà a Roma e nel Lazio',  curato dalla Comunità di Sant'Egidio e presentato nei giorni scorsi nella Capitale. Le persone aggredite dalla povertà assoluta ammontano a circa 100mila, pari a circa il 4 per cento della popolazione cittadina. A fare da sfondo il contesto di una metropoli disordinata, su cui gravano, secondo i promotori del rapporto, politiche mancate o emergenziali, soprattutto non programmate sui reali bisogni dei cittadini.

LE FAMIGLIE STRINGONO LA CINGHIA. Il prezzo più alto lo pagano proprio le famiglie, che fronteggiano la crisi assottigliando il superfluo, convivendo con il terrore del futuro e delle spese impreviste. In crescita in nuclei familiari "che nel Lazio hanno dichiarato di non poter sostenere spese impreviste di importo pari o superiore ai 750 euro – si legge nel documento -: erano il 32 per cento nel 2008 (come la media nazionale), sono diventate il 38,8 per cento nel 2009 (33,3 per cento la media nazionale)".

IN CRESCITA PRESTITI E USURA. L'indebitamento è il primo risultato tangibile dell'affanno in cui versano i cittadini romani: rate fino al collo ma anche usura dilagante. L'aumento complessivo di prestiti richiesti dalle famiglie alle banche è stato, secondo l'ultimo rapporto della Banca d'Italia, pari a circa 100 miliardi di euro in più rispetto al 2009, con una crescita percentuale del 20,8 per cento; i cittadini residenti nel Lazio nel 2010 si sono classificati all'8° posto in Italia e, tra le province, Roma registra la maggiore sofferenza. Inoltre il Lazio, e in particolare la Capitale, continua a essere tra le zone d'Italia più esposte all'usura. Si calcola che i commercianti vittime di usurai siano stati in un anno almeno 28mila, ma la cifra è da ritenersi sottostimata.

C'È CHI SALTA I PASTI. La percentuale di chi dichiara di non essere stato in grado di "fare un pasto adeguato almeno ogni due giorni", nel Lazio, è del 6,6 per cento.  Complessivamente, la popolazione residente nel Lazio, con più di 5 milioni e mezzo di abitanti, rappresenta quasi il 10 per cento della popolazione del nostro Paese, e si concentra prevalentemente nella provincia di Roma, dove vivono quasi 3 abitanti su 4.

IL LAVORO, UNA CHIMERA. "Il tasso di disoccupazione nel Lazio – segnala il documento - è superiore non solo alla media italiana (8,5 e 8,1 per cento contro il 7,8 per cento) ma anche alla media delle regioni centrali (7,2 per cento), e il tasso di occupazione (occupati/popolazione) a Roma è assai modesto (61,8 per cento) rispetto alla media UE (64,6 per cento)". Oltre 75mila abitanti di Roma dovrebbero avere un "lavoro rilevato" e, invece, sono molti quelli che nemmeno fanno parte della forza lavoro (secondo la media dell'UE); il loro numero è aumentato, a causa della crisi, di almeno 21mila unità", soprattutto uomini.

Sul fronte giovani, "il tasso di attività (forza lavoro/popolazione) della fascia di età 15-24 anni nella provincia di Roma (2009) fa registrare un livello (29,5 per cento) di poco superiore a quello medio nazionale (29,1 per cento) e di quello della regione nel suo complesso (29 per cento), ma nettamente più basso di quello che si registra al nord (34,6 per cento) e del centro (30,5 per cento)". Inoltre a Roma e provincia "non solo si registra un tasso di attività molto basso (sono pochi quelli che lavorano o desiderano farlo e compongono la forza lavoro), ma anche per i pochi che si accostano al mondo del lavoro esistono difficoltà consistenti a trovare effettivamente un'occupazione stabile". Così "il lavoro parasubordinato (contratti a progetto, a prestazione, a termine, interinali, ecc.) è, per molti, l'unica soluzione".

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- Comunità di Sant'Egidio