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Manovra 2011-2014: il governo che tira a campare

L'analisi - Nel 2011 e 2012 solo manutenzione dei conti. Mentre il grosso delle risorse dovrebbe essere recuperato dal prossimo esecutivo. Palazzo Chigi per adesso è il regno del 'vorrei ma non posso' in cui si bada a galleggiare

» Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega - 01/07/2011

"Finché la barca va…" galleggia e sopravvive, lasciamola andare senza remare, cercando di arrivare alla bell'e meglio dove si può. Al resto penseranno gli altri. Così Palazzo Chigi ha varato una manovra draconiana da 43-47 miliardi che per i primi due anni, 2011 e 2012, prevede solo ordinaria amministrazione, mentre rinvia sostanzialmente il grosso del lavoro al 2013-2014, ossia alla prossima legislatura e al prossimo esecutivo.

SI SPERA NEL LASSISMO EUROPEO. Insomma, in questi due anni ci sarà una manutenzione dei conti relativamente lieve (circa 7 miliardi), mentre la vera gatta da pelare toccherà a chi prenderà il comando dopo le elezioni. L'importante adesso è tirare a campare, aspettando magari che in Europa maturi l'idea di rinviare di qualche annetto la scadenza per il 'close to balance'. Tra le opposizioni, qualcuno parla di approccio alla correzione dei conti che sottende un messaggio subliminale: la legislatura non durerà fino alla fine naturale e andremo a votare nel 2012.

LE DEBOLEZZE DEL GOVERNO. In ogni caso, aldilà del merito dei provvedimenti, è evidente che si punta a prendere tempo, si cerca il galleggiamento. D'altronde il governo resta in piedi grazie a diverse debolezze che si puntellano vicendevolmente. Il premier Berlusconi sente mancarsi il terreno sotto i piedi e non può presentare ulteriori menu lacrime e sangue agli elettori. Bossi vorrebbe staccare la spina, ma sa che la base è scontenta e il partito è spaccato. Tremonti, a sua volta, è abbastanza isolato nell'esecutivo, avendo perso anche il sostegno incondizionato della Lega.

TICKET, SOLUZIONE DA PRIMA REPUBBLICA. Nel merito, invece, la manovra al 2014 cerca di raggiungere la soglia 'zero deficit'. Ma ci sono davvero dei tagli strutturali di spesa? E si evitano nuove tasse? Di sicuro i ticket sulla sanità si possono considerare un esborso che torna a carico dei contribuenti. Non è un tributo sulla fiscalità generale, ma chi di noi non ha prima o poi bisogno di una prestazione diagnostica o di un pronto soccorso? Tra l'altro si tratta di soluzioni non certo fantasiose, visto che già nella Prima Repubblica se ne faceva largo uso. Anche il superbollo sulle auto potenti è una soluzione che non brilla per fantasia. La categoria degli automobilisti è tra le più tartassate dal fisco e tra le più facili da colpire. Più interessante, invece, potrebbe essere il taglio alla spesa farmaceutica (se si farà) dal 2013. 

IL RIPENSAMENTO SULLE PENSIONI...Un'altra riduzione di spesa davvero strutturale poteva essere quella derivante dall'innalzamento dell'età pensionabile a 65 anni per le donne nel privato. Ma dopo la scelta coraggiosa della prima bozza (un anno in più ogni biennio a partire già dal 2012), la Lega si è scatenata contro il provvedimento e il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha frenato sui tempi: ora pare che l'adeguamento scatterà soltanto nel 2020-21 e andrà a regime nel 2030-32. Tutto alle calende greche, come al solito. E che dire dei precari? Si discute sempre delle loro misere prospettive previdenziali. Bene, il governo aveva avanzato l'idea di tirar su l'aliquota contributiva dal 26 al 33% per i parasubordinati. Ma alla fine, nulla di fatto.

...E SULLE LIBERALIZZAZIONI. È l'esecutivo del 'vorrei ma non posso', che scaglia il sasso e nasconde la mano. Lo si è visto anche sul fronte delle liberalizzazioni. Sembrava che qualche ordine professionale potesse saltare, che si arrivasse a una piena libertà di esercizio senza licenze, autorizzazioni o limiti territoriali in alcuni comparti dei servizi. Invece, poi, ecco la solita levata di scudi delle varie corporazioni e la misura è finita in soffitta, alla faccia dell'Antitrust che invoca da tempo l'apertura di determinati settori al mercato. Vogliamo parlare della tassazione sulle transazioni di Borsa e sul trading delle banche? Qualche bau-bau alla luna e nulla più.

SOLITE TENTAZIONI SULLA SCUOLA. Forse è scampata l'ennesima 'rapina' da 2,5 miliardi ai Fas (Fondi aree sottoutilizzzate), un bancomat che il governo ha usato all'abbisogna (dagli ammortizzatori sociali al ripiano dei debiti di alcune grandi città in rosso di bilancio) e che ormai è sempre più ridotto al lumicino. Però colpisce l'ennesimo ventilato taglio alla scuola (che pure il ministro Gelmini ha smentito), con il blocco dei concorsi per i presidi e soprattutto con la certificazione del rapporto uno a due tra insegnanti di sostegno e alunni disabili.

LA 'SPENDING REVIEW'. In ogni caso Tremonti sembra aver cambiato atteggiamento, almeno all'apparenza. Ha fiutato la tempesta perfetta intorno a lui e ha deciso di inaugurare un metodo di maggiore collegialità con i colleghi di governo. Soprattutto, ha forse capito che i tagli lineari non funzionano, rappresentano il trionfo della ragioneria e la scomparsa della politica che dovrebbe fare delle scelte e intervenire là dove si pensa ci sia bisogno. Torna allora la locuzione magica che era in voga ai tempi del centrosinistra e del compianto Tommaso Padoa Schioppa: 'spending review'. I ministri, in sostanza, non subiscono tagli di budget dalla manovra, ma ciascuno di loro dovrà individuare le spese da sfoltire a partire dal 2012. E se  si rileveranno scostamenti importanti dagli obiettivi, il ministero dell'Economia potrà intervenire direttamente per ricalibrare le dotazioni.

PAROLA D'ORDINE: TERGIVERSARE. Per il resto, si saccheggiano settori obiettivamente opulenti come quello di giochi e scommesse e si dà qualche altra 'mazzatina' a statali e pensionati (seppur a quelli ricchi). Ma intanto si attende la manna dal fantomatico federalismo fiscale e dai costi standard: una cosa di là da venire, rinviata al futuro. Come il grosso della stessa manovra, d'altronde. Il governo, tirando le somme, ha le idee chiare: quando si è nelle sabbie mobili, meglio stare fermi, ché a muoversi troppo si affonda prima. E Tremonti, come Rossella O'Hara, sa bene che tanto domani è un altro giorno.