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Viaggio nell'araldica di Concordia-Pordenone

Il volume di Francesco Boni de Nobili descrive numerosi scudi della Diocesi friulana dal XIII secolo ai tempi nostri, compreso lo stemma di Monsignor Pellegrini, recentemente eletto. Un modo originale di ripercorrere quasi 10 secoli di storia locale.

» Libri: Recensioni Tatiana Battini - 21/06/2011
Titolo: Lo stemma di Monsignor Giuseppe Pellegrini, attuale Vescovo della Diocesi di Concordia-Pordenone
Fonte: Francesco Boni de Nobili

L'araldica, ovvero la scienza che studia gli stemmi, è nata come disciplina a seguito del diffondersi di scudi militari e nobiliari nei primi secoli del medioevo. Come è facile intuire, i cavalieri pronti alla battaglia, interamente coperti dall'armatura, erano indistinguibili l'uno dall'altro. La necessità di farsi riconoscere durante guerre, tornei o duelli ha portato le nobili famiglie dell'epoca a ornare il miglior 'biglietto da visita' possibile sul campo: lo scudo.

Con l'andare del tempo, accanto al semplice utilizzo pratico quale strumento di riconoscimento, lo stemma è divenuto insostituibile 'status symbol' per molte grandi casate del passato, che hanno iniziato ad adornare i loro castelli e palazzi, ma anche le chiese (se avevano contribuito all'edificazione della struttura) e le cappelle di famiglia con il proprio 'marchio' personale, a suggello della potenza e della maestosità del rango.

Ma questo discorso è vero solo in parte, in realtà non furono soltanto le casate reali e nobiliari ad acquisire uno stemma, "si fregiarono di uno scudo anche i borghesi, le donne, gli enti, le comunità civili e da ultimo, non senza qualche iniziale ritrosia, gli ecclesiastici e le comunità religiose - spiega Francesco Boni de Nobili, autore di 'Stemmi dei vescovi di Concordia-Pordenone  -. Lo stemma diviene espressione artistica così come strumento identificativo di una famiglia, di una carica, di un personaggio o di una comunità".

'Stemmi dei vescovi di Concordia-Pordenone', edito dalla Propordenone, è un lavoro fondato su documentazioni d'archivio e ricerche dirette nel territorio interessato, e "si propone di rappresentare tutti gli stemmi dei vescovi concordiesi a partire dal XIII secolo circa ai giorni nostri - continua l'autore -, una sessantina di esemplari nel complesso. Per la serie dei presuli, ci siamo attenuti agli elenchi tradizionali. Gli stemmi vi sono raffigurati graficamente a colori e descritti individualmente secondo le regole del blasone. In calce ad ognuno sono riportati il motto, ove presente, e brevi tratti biografici del presule titolare dell'arma. Al termine del blasonario vero e proprio è stata inserita una carrellata di immagini fotografiche di un certo numero di reperti araldici vescovili presenti in ambito diocesano, compresa nella sua interezza la cospicua serie di esemplari dipinti sulle antine della biblioteca della vecchia sede episcopale di Portogruaro". 

La copertina del libroUn'opera portata avanti con passione, ricerca e dedizione quella che ha visto nascere questo libro, "realizzato con la consueta maestria dall'autore, ormai diventato uno dei massimi esperti di araldica - scrive Luciano Forte, presidente della Propordenone, nella presentazione al libro  -. Sono qui raccolti e studiati tutti gli stemmi dei vescovi che hanno retto la Diocesi fin dalle origini dell'araldica. Rivedere quei simboli equivale a ripercorrere sinteticamente quasi dieci secoli di storia di questa terra". Per una felice fatalità, la pubblicazione del libro ha coinciso perfettamente con l'elezione dell'attuale vescovo di Concordia-Pordenone, come ricordato dall'editore: "L'idea di approfondire una tematica molto interessante mi è subito piaciuta, ma mai avrei pensato di essere tanto tempestivo da far diventare il nuovo volume un 'instant book'. Infatti, questa pubblicazione è stata completata nell'impaginazione e nella sua parte grafica lo stesso giorno in cui Papa Benedetto XVI ha nominato Monsignor Giuseppe Pellegrini nuovo Vescovo della Diocesi di Concordia-Pordenone".

Una trasformazione affascinante, quella dello stemma eccelesiastico, perfettamente descritta nel volume: "Utilizzata dapprima nei sigilli - racconta Boni de Nobili - l'araldica, con le sue regole e la sua relativa semplicità, dal XIII secolo venne acquisita dalla Chiesa tout court, allineandosi nell'uso pratico, ai cavalieri, ai mercanti, agli enti e alle comunità. Una cosa che ha da sempre distinto l'araldica ecclesiastica da quella secolare è l'uso di particolari elementi esteriori. Agli elmi, agli svolazzi, alle spade, i prelati sostituirono il galero, il particolare copricapo, oggi non più in uso, riservando ai colori e al numero delle nappe l'indicazione del grado gerarchico".

Sarà Papa Innocenzo III, con la Costituzione apostolica Militantis Ecclesiae regimini (1644) "a regolamentare titoli e insegne dei cardinali, vietando appunto l'uso dei tipici contrassegni araldici secolari, come le corone - si legge nell'introduzione al libro -. A questa prima costituzione farà seguito, alcuni secoli dopo, l'Instructio 'Circa vestes, titulos et insignia generis Cardinalium, Episcoporum et Praelatorum ordine minorum', di Papa Paolo VI (1969) che, pur affermando l'esigenza di configurare gli stemmi ecclesiastici secondo le norme generali dell'araldica, impose al contempo di escludere dagli elementi esteriori anche la mitria e il pastorale".

CENNI STORICI SULLA DIOCESI. La Diocesi di Concordia vanta origini molto antiche. "Il primo vescovo noto è Chiarissimo (anno 579) - si legge nel testo -. Nei secoli XIV e XV, pur mantenendo il titolo di sede vescovile, Concordia decadde rapidamente, a causa soprattutto dell'impaludamento dei fiumi Tagliamento e Livenza, e i vescovi preferiscono trasferire la loro residenza a Portogruaro o anche a Venezia. Dopo alterne vicende, la traslazione ufficiale della sede vescovile a Portogruaro avviene nel 1586, a seguito della bolla di Sisto V del 29 marzo di quell'anno. Infine, con decreto della Congregazione per i vescovi 12 gennaio 1971, il titolo della Diocesi fu cambiato in Diocesi di Concordia-Pordenone e con decreto 677/72 del 26 ottobre 1974, la Congregazione stabilì il definitivo trasferimento della sede a Pordenone, neocostituita Provincia, elevando, contemporaneamente, il duomo di S. Marco di Pordenone alla dignità di concattedrale".

LA SIGNORIA TEMPORALE DI CONCORDIA. Il vescovo aveva voto nel Parlamento della Patria "ed esercitava la potestà civile e spirituale con 'mero e misto imperio', col titolo di duca di Concordia, marchese di Cordovado e conte di Meduno - si legge ancora -. Il primo documento autentico che definisce la signoria temporale di Concordia è il diploma dell'imperatore Ottone III, concesso da Verona l'11 novembre 996 al vescovo Bennone. In esso vengono determinati i territori concessi in feudo al vescovo: dalle sorgenti del fiume Lemene fino al mare e dalla sorgente del fiume Fiume fino alla confluenza di questo col Meduna e col Livenza, e da questa fino al mare. L'antica Concordia (Sagittaria) è stata la principale città del territorio posto tra i due fiumi Livenza e Tagliamento, e la Diocesi, con qualche esclusione, dovuta a strategie politico-amministrative e ad altre minime differenze, ricalcava il territorio oggi compreso nella Provincia di Pordenone". Questa città ha così sostituito l'antica città romana di Concordia e, divenuta Provincia nel 1968, rappresentando nel proprio stemma provinciale la figura della dea Concordia tenente la cornucopia dell'abbondanza, ha inteso indicare un proposito programmatico (concordia, armonia e abbondanza), ma forse anche un riferimento 'ideale' alla città di Concordia".

I VESCOVI 'CONCORDIESI'. "Nei secoli successivi all'anno Mille, e, per quel che ci riguarda, dal XIII secolo - scrive l'autore - quasi tutti i vescovi eletti alla Diocesi di Concordia furono rampolli di casate di rilievo, anche di grande rilievo sociale, per lo più dotati dalla nascita di un proprio stemma familiare. Per questo motivo tutti conservarono il proprio blasone d'origine anche in qualità di ecclesiastici, pratica universalmente accolta fino ai livelli più alti della gerarchia, fino ai Pontefici che, se provenienti da casate 'blasonate', conservavano il proprio stemma di famiglia anche sul soglio di Pietro. La carica episcopale concordiese fu per lungo tempo concessa come commenda, e non comportava necessariamente la residenza del presule nella sede vescovile, ma costituiva oltre che una concessione onorifica, un beneficio economico considerevole. La sede concordiese era considerata 'di cospicuo reddito patrimoniale', e fu perciò tenuta spesso in serbo dalla Sede Apostolica per i prelati addetti al servizio diretto del Papa o agli uffici della Camera apostolica".

FRANCESCO BONI DE NOBILI. Appassionato di Storia e storia friulana, ha scritto numerosi testi di documentari storici televisivi tra cui 'I longobardi dalla forza alla ragione' 1990, 'Iacopo Linussio e la Carnia del Settecento' 1991, 'Palmanova, fortezza d'Europa' 1993, 'La danza del cotone' 1993, 'Andrea Galvani, uomo pratico e industrioso' 1995. Scrittore di narrativa e di fumetti, Boni de Nobili figura inoltre tra i massimi esperti di araldica. Tra le numerose opere ricordiamo 'Il Blasone in chiesa. Presenze araldiche nell'Abbazia di Santa Maria in Sylvis di Sesto al Reghena e nella Chiesa di Santa Maria Maggiore di Spilimbergo', 'Blasonario della Garfagnana', e il più recente "La croce e la spada. Le armi araldiche nei luoghi di culto a Pordenone', ugualmente edito dalla Propordenone.